“Cantamaggio” Val Gotra, Val Ceno….nel web

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Il “Cantamaggio” è la festa che celebra il ritorno della primavera,  delle attività nei campi e il risveglio della natura; le origini dei festeggiamenti si riconducono a riti pagani e tribali legati a pratiche campestri che intendevano far festa il ritorno della buona stagione ed in un certo senso ingraziarsi le divinità per favorire i raccolti.

 In alcune zone d’Italia i gruppi di “maggiaioli” o “portatori del maggio” tenevano un ramo fiorito a cui veniva appeso una lanterna (partivano a piedi la notte del 30 aprile) e andando di casa in casa cantando stornelli,canzoni d’amore e canti propiziatori primaverili, sovente ricevevano in cambio denaro o generi alimentari vari,uova, formaggio, prosciutto e qualsiasi cosa la massaia fosse disposti ad offrire ed a quel punto sistemavano (piantavano) il ramoscello in terra per propiziare la fortuna e la fecondità.

 

Molte volte capitava che i visitatori fossero più poveri dei “portatori di maggio” e quindi che quest’ultimi si approfittassero dell’occasione.

Come detto i gesti perpetuati di anno in anno dai “portatori di maggio” la notte tra il 30 aprile e il 1° maggio affondano la proprie radici in antichissime forme culturali di propiziazione, che partendo dai riti compiuti dai primi popoli europei, arrivando ai nostri giorni.


La decadenza di queste usanze, tramandate da padre in figlio, è da attribuirsi oltre che allo spopolamento delle campagne e del mondo rurale anche al cambiamento di significato del primo di maggio (una volta inizio della primavera) in festa dei lavoratori e inizio del mese dedicato alla Madonna per la Chiesa.Fortunatamente l’antica consuetudine del “Cantamaggio” è continuata in Valle.In Val Gotra ,Val Ceno e un po’ in tutta la Valle,  i cosiddetti  “Cantamaggio” (vestiti con tanto di cappello fiorito e foulards colorati) e la  pratica di andare di casa in casa a cantare canzoni del folklore popolare, propiziatorie,d’amore, ecc. ha ripreso vita interessando un numero sempre più grande di persone (comprese le donne che una volta erano escluse) e località (anche in virtù dell’uso dell’automobile).
Arrivati dinnanzi ad un’abitazione si dispongono a semicerchio ed intonano il canto, finché gli abitanti della casa escono per il ringraziamento.

 La pratica del “Cantamaggio” o “portar maggio” suscita sorrisi, complimenti e allegria, mantenendo intatto il suo fascino di festa della primavera e dell’amore, nel tempo.
Alegrafia

testo ed immagini tratti dal sito http://www.valtaro.it/burgu/pagina.php?id=5&rubrica=storia&fotox=fotostoria

S’NTIS DAL BURGU Giornale telematico mensile a cura di Giacomo Bernardi Mensile speciale allegato alla rivista telematica valtaronetwork.com n. 14 del 07/05/2002 

eventi   Il cantamaggio

E’ noto che la maggior parte delle feste hanno un’origine lontana nel tempo. Alcune risalgono a secoli passati quando gli uomini vivevano di agricoltura e pastorizia. La sopravvivenza loro era quindi legata strettamente al lavoro dei campi e al mutare delle stagioni.
E’, pertanto, comprensibile che dopo la buia e fredda stagione invernale e le incertezze del tempo primaverile, maggio fosse accolto con gioia perché foriero di nuovi e prosperosi raccolti.
La bella stagione come resurrezione della vita universale e quindi anche della vita umana.
E così l’arrivo del maggio che si lasciava alle spalle le bizzarrie, i venti, le piogge improvvise dell’aprile, veniva salutato ovunque con riti e festeggiamenti che sono giunti fino a noi.
Tutti i popoli hanno alle spalle dei riti legati all’arrivo del maggio.
Da noi fino a qualche decennio fa la tradizione del “cantamaggio” era molto sentita.
Nella notte del 30 aprile, infatti, i giovani del villaggio passavano di casa in casa a cantare canzoni beneaugurati e propiziatorie per i lavori, per il tempo, i raccolti e gli amori che sarebbero sbocciati.
Era maggio il mese in cui ci si innamorava più facilmente.
Ancora oggi, ad Anzola in comune di Bedonia, ogni anno si ripete il rito del Cantamaggio.
I tempi sono cambiati, si sa. I maggianti non si muovono più a piedi, ma ogni anno noleggiano un pullman e fanno il giro di tutti i paesi della zona, fermandosi ad ogni casolare.
Cantano vecchie canzoni, ma anche quelle più moderne, sempre al suono delle gloriose fisarmoniche. Sono bardati con camicie colorate, fazzolettoni al collo. In testa portano cappelli a larghe tese, a mo’ di cow boy.
Si fanno chiamare “i duri”, forse perché sono gli ultimi, i più duri ad arrendersi e a mantenere viva la tradizione.
Oggi tutto avviene in allegria, ma un tempo i giovani che si recavano nelle frazioni e nei casolari isolati si facevano insistenti nelle loro richieste di “regali” che consistevano in uova, salami, formaggi che sarebbero serviti a una pantagruelica mangiata finale.
Così se dalla casa usciva nulla o poco, scattavano le invettive e i cori maleauguranti.
Riporto alcune strofe di un canto:

Magiu giucondu
Cu gira tüt’al mondu
Magiu d’la primavèira

Sutu la foja dar nisö
u gh’ canta ar rusignö
ar rusignö u fa ciricì
gh’è la fiöla ch’a vö marì.

O belu, vegna magiu,
ar pra l’è in fiur’
ar cor’ l’è in amur’
nietri cantuma magiu.

A volte l’invito si faceva pressante
Bèla m’zèra
v’gnì zü in t’ l’èra
e cant’ruma insem’

In t’ar c’stèin
fa l’övu la galèina
purtèn’ una duzèina

Se le uova o qualcosa d’altro arrivava…

E su porta jöv’ dabon
gh’ darò la b’ndision

Ma se nulla arrivava si passava alle minacce

Ma s’ d’öv’ n’ gh’in ve
B’ndision turnèv’n indré

Anche a Tarsogno, un tempo luogo di festosi “cantamaggio” la tradizione continua. E’ la banda musicale del paese che passa nelle varie frazioni a portare con la musica la notizia dell’arrivo del mese di maggio.(leggi l’articolo)

Nella rubrica “foto”, una vecchia immagine(1922) di maggianti di Tornolo

 

 

Ecco alcuni esempi dei Cantamaggio locali (della valle) trovati nel web

 

dal sito www.valcenoweb.it  Bardi 4° rassegna interregionale del cantamaggio di Montereggio

scarica la  presentazione con sottofondo musicale

Tarantella di Accettura (MT) al Cantamaggio di Bardi  2006

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=DcZusg7TVFQ[/youtube]

in data 05/ott/2007 Il gruppo di ballo del maggio di Accettura (Matera, Basilicata) si esibisce alla rassegna del Cantamaggio a Bardi (Pr), edizione 2006

Gruppo Folk “I Maggiaioli” di Accettura,Quadriglia al Cantamaggio di Bardi 2006

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=XMbJllDz9g0[/youtube]

in data 14/apr/2011

CantaMaggio 2008 – Anzola – Bedonia (Parma)

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=bvYymVKeLOU[/youtube]

data 03/mag/2008 http://www.amiciamici.com Il gruppo CantaMaggio di Anzola nel Comune di Bedonia in Provincia di Parma per la festa del primo maggio 2008

Cantamaggio di Anzola, Alta Valceno 2008

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=wTpkCvcKl_E[/youtube]

in data 03/mag/2008 http://www.valtaro.it/ Il Cantamaggio dell’Alta Valceno, con le canzoni tradizionali, edizione 2008
La tradizionale canzone che apre la festa: A voi padroni di casa, vi siam venuti a dire che l’è arrivato maggio, se n’è partito aprile capo di primavera. Se non volete credere che maggio sia arrivato affacciatevi al balcone vedrete ben fiorito l’è maggio garantito. Il mese di maggio è il mese di Maria sù e sù cantiamo in compagnia. Trecento costiole (crinali) abbiamo attraversato trecento ragazzine abbiamo salutato. Dateci delle uova massere (massaie) dateci le uova della gallina bianca e se vurei che canta. Vardei in te la vostra canteina, che ghè una grossa teina, denene in fiaschetto, che ghe semo in sette o in otto. In pace vi troviamo e in pace vi lasciamo arrivederci a un altr’anno.

CantaMaggio ad Anzola in Alta Val Ceno 2008

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=zq2k6Bb-JMk[/youtube]

in data 04/mag/2008 http://www.amiciamici.com Reportage fotografico dalla splendida edizione 2008 del CantaMaggio ad Anzola nel Comune di Bedonia (PARMA). Immerso nella splendida Alta Val Ceno. La canzone folkloristica tradizionale della valceno in uno spettacolo di colori e amicizia.

Cantamaggio 2009 – Anzola di Bedonia (Parma) Gruppo Alta Val Ceno

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=zRdv7igFuQE[/youtube]

data 01/mag/2009 http://www.amiciamici.com   Cantamaggio 2009 Anzola di Bedonia in provincia di Parma Gruppo Alta Val Ceno

Cantamaggio 2009 – Anzola di Bedonia (Parma) Gruppo Alta Val Ceno Reportage

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=dTuiYpiqlIA[/youtube]

in data 01/mag/2009 http://www.amiciamici.com Cantamaggio 2009 Anzola di Bedonia in provincia di Parma Gruppo Alta Val Ceno

Il Cantamaggio di Credarola, in Valceno

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=gn9wxTv8Gzw[/youtube]

in data 02/mag/2010 Il Cantamaggio tradizionale, come si é sempre celebrato, dalla notte dei tempi. Con le compagnie di cantanti, dei celebranti, che, dal tramonto del 30 aprile fino all’alba del 1° maggio, si spostano di casa in casa, di frazione in frazione, per cantare la gioia della nuova primavera, della nuova vita. E’ quello che celebra il gruppo di Credarola, attivo in alcune frazioni nei dintorni di Bardi.
Il ritrovo, appena dopo il tramonto, a “Bagni di Credarola”, nella casa di un organizzatore, per i primi canti, le prime fisarmoniche; e poi i “Murelli”, sotto una pergola, sotto una pianta centenaria. Tappa ai “Raffi”, sempre di Credarola. Un breve viaggio in auto, in uno sterrato, fino ai Cabriolini, dove quella che fu per secoli un’osteria, ora é diventata un’accogliente sala domestica. I Porelli, dove un’anziana signora si affaccia sull’uscio di casa, per una frazione di un attimo, per offrire la bottiglia di vino di rito, con tanta modestia, con tanta riconoscenza.
Il momento di Pareto, dei suoi muri antichi, delle sue tante vicende umane, ora che la solitudine é l’unica compagna degli ultimi abitanti. Il rito si ripete, le canzoni, l’offerta di ogni ben di Dio, di ogni prodotto tipico, come in ogni tappa. Un trionfo di torte di patate, di erbe, di focacce, di salumi nostrani, di formaggi stagionati. I dolci della tradizione, i vini, in grandi quantità.
Ai “Pilati”, in mezzo ad un anfiteatro di case, che un tempo contavano centinaia di persone, una frazione che nel dopoguerra vedeva la presenza di due scuole, l’accoglienza é organizzata da un gruppo di anziani e da alcuni emigrati, che sono tornati dall’estero, ancora affascinati dai luoghi delle loro radici. In certi momenti dell’inverno restano solo in sei, con qualche metro di neve fuori dalla porta.
Un altro trasferimento, ed ecco Scopolo, con la sua bellissima chiesa, con le tante case restaurate, ora utilizzate soprattutto on estate, quando la frazione torna ad essere piena di vita, piena di persone. Anche qui, i resti di un’antica osteria, ridotta ad abitazione dopo i grandi fenomeni migratori, é il punto di ferma: l’aroma di una pizza appena sfornata, diventa indimenticabile, come a anche la torta di patate. Le mattonelle di un piazzale invitano al ballo, sotto le stelle, sotto la luna, quasi piena.
Si riparte, la mezzanotte é passata da un bel po’. E’ la volta di Ponte Lecca, di una bella casa, dove due pensionati hanno la gioia negli occhi, per la visita..
Un altro trasferimento, verso Bardi, verso il caseificio: vino, pane e formaggio Parmigiano, sono gli ingredienti principali. Con tanto di sveglia anticipata per il casaro.
Giusto il tempo di salire in auto, per arrivare al forno di Bardi, in piena attività: il profumo del pane fresco si mescola a quello della pizza. Un attimo e compare un tavolo, ricco di ogni ben di Dio, di ogni prelibatezza. Si stappano une mezza dozzina di bottiglie di vino rosso, nessuno si tira indietro, nonostante il tour precedente.
Ancora una paio di fermate, intorno a Bardi, per finire, quasi all’alba, alla “Carpana”.
Poi tutti i casa: chi ha un lavoro “normale” potrà dormire, per la festa del Primo Maggio; chi ha la stalla, inizierà a mungere, come ogni giorni dell’anno.  Senza batter ciglio.

Cantamaggio Bardigiano 2011. Groppo San Francesco

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=SmtMd4Tc7K8&feature=player_embedded[/youtube]

in data 11/giu/2011

01-maggio-2011 Il centro Studi Valceno, nello spirito di recuperare lontane tradizioni musicali popolari del paese di Bardi, ha ricreato un piccolo gruppo (con la speranza di un allargamento futuro) che si è esibito lungo le vie del paese

Cantamaggio Bardigiano 2011.  Serenata di maggio

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=mHeB36iCJcY&feature=player_embedded[/youtube]

in data 11/giu/2011

01-maggio-2011 Il centro Studi Valceno, nello spirito di recuperare lontane tradizioni musicali popolari del paese di Bardi, ha ricreato un piccolo gruppo (con la speranza di un allargamento futuro) che si è esibito lungo le vie del paese.

fuori Valle

Cantamaggio 2009 Varese Ligure

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=svG3nBi–QA[/youtube]

data 18/mag/2009

Varese Ligure – Cantamaggio

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=-KjIVuL4fnA&feature=player_embedded[/youtube]

in data 09/set/2008 con l’Orchestra Caravel

testo tratto dal sito www.gazzettadiparma.it

Bedonia e dintorni: la lunga giornata dei Cantamaggio 03/05/2010

di Giorgio Camisa Da Albareto a Bedonia, da Compiano a Tarsogno, da Alpe a Setterone fino ad arrivare al Molino dell’Anzola in Alta Valceno nella capitale della manifestazione dove ancora una volta i Cantamaggio si sono divertiti ed hanno divertito centinaia di persone. I Cantamaggio sono gruppi straordinari, riconoscibili dai loro costumi, con il capo coperto da vistosi cappelli di paglia contornati da inconfondibili fiori di ciliegio e all’occhiello della camicia a quadri un grappolo di fiori di pesco. Immancabili le fisarmoniche e cantori “armati” di cestini colmi di uova fresche e zaini contenenti salumi, bottiglie e pagnotte di pane fresco.  Di buon’ora, i   goliardici personaggi  sono partiti dalle loro abitazioni e dopo una veloce colazione hanno iniziato a cantare gli storici ritornelli e le nenie che inneggiano alla primavera; ovunque si sono sentite le note   delle fisarmoniche che si perdevano nelle vallate: un invitante messaggio musicale che ha attirato i primi turisti e invogliato tutti  a prendere parte alla festa. A Tarsogno è stata la banda musicale diretta da Roberto Fasano ad annunciare l’arrivo della bella stagione. I trenta musicisti hanno visitato tutte le frazioni regalando marcette e ritornelli per poi raccogliere fondi per l’acquisto di nuovi strumenti musicali. Ad Albareto venti arzilli personaggi della Val Gotra hanno cantato e suonato per due giorni: da Boschetto a Gotra e su fino a Buzzò e Montegroppo. Non sono mancati all’appuntamento i cantori di Alpe che accompagnati dall’inconfondibile armonica a bocca di «Masala» hanno portato l’augurio di buona salute e di buon raccolto agli abitanti di Alpe, Setterone, Bruschi, Piane di Carniglia e altre piccole frazioni  bedoniesi per poi finire a notte fonda la festa alla trattoria Corinne con gli ultimi canti fatti a voce bassa ed ormai roca. I Cantamaggio della Valceno hanno ancora una volta fatto la parte del leone: due pullman, dieci fisarmoniche e oltre sessanta cantori hanno viaggiato dalle prime ore del mattino per affrontare un lungo tour  che si è concluso tra due ali di folla nel tardo pomeriggio di sabato   nella piazza di Anzola con la sfilata guidata da «Zelian», al secolo Antonio Moglia, al suo  sessantacinquesimo Cantamaggio. La giornata si è conclusa solo a notte fonda assieme all’orchestra  Paolo Bertoli  (leggi l’articolo)

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«Cantamaggio». Le valli in fiore con cappelli di paglia e nenie 01/05/2011

Giorgio Camisa

Saranno, ancora una volta, i «Maggianti» o i «Cantamaggio» a rendere festoso il 1° maggio in alta Valtaro e in alta Valceno. Decine di gruppi organizzati annunceranno l’arrivo della bella stagione con i loro ritornelli e, con la loro allegria, allontaneranno le nubi e arriverà il sole, porteranno il bel tempo e la fioritura. Oltre che la Valceno, definita da tanti la capitale del «Cantamaggio», anche nei comuni di Albareto, Bedonia, Compiano e Tornolo, con iniziative diversificate e tutte da seguire, goliardici personaggi daranno vita ad una manifestazione più unica che rara: il «Cantamaggio». Il «Cantamaggio» o «Calendimaggio» è una antichissima tradizione popolare di origine celtica: l’arrivo della primavera era un momento molto importante per l’uomo che dipendeva esclusivamente dal lavoro della terra. Per salutare l’avvenimento si organizzavano feste popolari, si piantava l’albero di maggio: il maggiociondolo fiorito; si offrivano rami di ciliegio fiorito, formaggi, salumi e vino buono. Le donne donavano ai «Maggianti» uova fresche e pulcini appena nati, simboli della vita che nasce e rinasce. Lo scrigno della tradizione resta l’alta Valceno, il gruppo dei «Cantamaggio Alta Valceno», diretto dal presidente Francesco Federici, organizza ad Anzola uno spettacolare quanto unico weekend: all’osteria i cantanti ugole stanno provando le voci, i fisarmonicisti cercano di accordarsi per il lungo ed impegnativo tour, quando con un pullman e alcune auto «visiteranno» le frazioni dell’Alta Valceno e le case sparse del monte Penna e del Tomarlo. I «Maggianti», con i loro canti, in ogni piazza e sotto i balconi, accompagnati dal suono di decine di fisarmoniche, annunceranno l’arrivo della primavera, augureranno un buon raccolto e raccoglieranno prodotti gastronomici per poi festeggiare la sera sotto il mega-tendone in compagnia dell’orchestra di Paolo Bertoli. Intanto le donne prepareranno le torte salate e un buon bicchiere di vino, stireranno la divisa dei cantori fatta di costumi coloratissimi, modelleranno i cappelli di paglia addobbandoli con i primi fiori di pesco e di ciliegio e stireranno l’immancabile foulard tricolore che i «Cantamaggio» porteranno al collo per l’intera giornata.(leggi l’articolo)

dal sito www.lacasadellamusica.it/vetro/ alla pagina CLIKKA

Maggio

Questa cerimonia, connaturata a una civiltà agricola e pastorale, nella quale la sopravvivenza era legata al lavoro dei campi e all’avvicendarsi delle stagioni, affonda le radici nella preistoria. Anche l’Appennino parmense può vantare questa tradizione che, probabilmente, ha origini comuni alle celebrazioni più remote che con il tempo hanno preso caratteristiche diverse.

Il maggio lirico. Detto anche `cantamaggio’, è la definizione usata dagli abitanti di alcune località dell’Alta Val Parma e della Val Ceno del nostro Appennino con cui i maggianti ancora oggi mantengono viva l’usanza di annunciare con il canto e le questue l’arrivo della primavera. La forma lirica poteva assumere carattere sacro o profano. Ad Anzola e Tornolo la tradizione secolare dei cantamaggio viene rispettata e le squadre canore, con l’accompagnamento di strumenti musicali, di buon mattino annunciano attraverso i borghi e le frazioni l’arrivo della primavera. Ligi ad un rituale tramandato nel tempo, i cantori inghirlandati di fiori e con fazzoletti al collo animano un itinerario canoro destinato a spegnersi con il calare del sole attorno ad una tavola imbandita con i frutti della questua. Il primo saluto di dovere è per il padrone di casa: “A voi padrun di casa / vi siam venuti a dire / l’è arrivato maggio / se n’è partito aprile / maggio degli arbonelli / maggio giocondo / che tiene allegro il mondo / capo di primavera“. A Pione di Bardi , invece, i maggianti, anche essi eredi di una tradizione locale, salutano il I maggio nella notte, cantando sotto le finestre fino all’alba, cessando allo spuntare del sole. In Val Baganza il cantamaggio aveva carattere religioso con finalità benefiche: il gruppo formato da confratelli del SS Sacramento, uno dei quali vestito da Gesù, un altro da angelo e un terzo da diavolo, andavano cantando di porta in porta, motivando, già dalla prima strofa, il motivo del pellegrinaggio: “Siam venuti a cantar maggio / per le anime purganti / siam venuti tutti quanti / per dar lor qualche suffragio“. Questo canto presenta notevoli analogie con uno della montagna pistoiese. La questua veniva la domenica seguente messa all’incanto in piazza.

Il maggio drammatico. Si differenzia dal maggio lirico o cantamaggio. Ogni primavera, nel secolo scorso, i contadini delle valli della Parma e della Parmossa, prima che avessero inizio i grossi lavori agricoli, si recavano a sentire il “canto di maggio”, una specie di dramma popolare che sostituiva le rappresentazioni che in quelle zone non avevano modo di essere rappresentate. Fu una delle forme di spettacolo più radicate e un genere di divertimento che, probabilmente dalla Toscana, giunse a interessare parte dell’Appennino emiliano e, nel Parmense, ebbe a Lagrimone la sua estrema estensione. A definire questa forma di spettacolo popolare, nei vecchi talvolta ricorreva anche il titolo di `opera’, nome con cui veniva chiamata la mascherata che si svolgeva un tempo in Val Tidone nel Piacentino, su temi analoghi a quelli del maggio drammatico. Alcuni hanno ipotizzato che il maggio drammatico fosse un residuo delle sacre rappresentazioni dei secoli passati e delle quali conserva le caratteristiche nello svolgimento dell’azione, nella forma letteraria, nell’esecuzione scenica, nell’argomento generalmente sacro e tratto dai Testamenti e dalle vite dei santi. Vi erano anche maggi di argomento profano, ispirati ai paladini o ad argomenti politici di attualità (come quello inneggiante a Vittorio Emanuele II negli anni intorno al 1860). Queste per lo più sgrammaticate storie in versi nascevano da poemetti popolari, parto di autori illetterati, che ci tenevano ad essere conosciuti come tali, indicandolo dopo il nome e il soprannome: stampati da editori toscani in edizioni da poco prezzo, venivano commerciati da venditori ambulanti. Accanto alla messa in scena di questi lavori, esisteva anche un filone locale originale: i copioni erano a volta opera di autori del paese, che prendevano lo spunto da fatti storici, mitologici o biblici, favole semplici, narrate rozzamente. A Tizzano visse Elia Del Fante da Scurano. Approvati e incoraggiati dalle autorità politiche e religiose, i maggi erano per loro natura castigati nelle scene e nei testi, volendo ammaestrare lo spettatore nelle virtù pubbliche e private. Nel Tizzanese, a Lagrimone, l’usanza si mantenne viva fino ai primi anni di questo secolo, raccogliendo notevole pubblico anche dai paesi limitrofi. Il maggio era cantato da un solista o da 2 cantori che si alternavano, recitando a memoria una stanza – campét – ciascuno. La musica collegava l’insieme dei canti con un’unica melodia nonostante la diversità dei vari testi, la cosiddetta sviolinata (o ritornello), che veniva eseguita tra un canto e l’altro da uno o più violini. I più virtuosi usavano adornare la melodia con abbellimenti o ornamentazioni melodiche di carattere espressivo, detti rifioriture. L’unicità della melodia era compensata, riguardo all’espressione dei disegni melodici proposti dalla varietà dei testi, dalla libertà dell’interpretazione che tendeva a caratterizzarsi al massimo. (leggi l’articolo)

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