Montegroppo Albareto Parma Primavera 2012 – Immagini

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La frazione di Montegroppo appartiene al comune di Albareto (Parma), dista circa 5 chilometri dallo stesso e si trova a circa 700 metri sul livello del mare.

Secondo alcuni studiosi di toponomastica, la zona della Val Gotra  è una delle poche, in Italia, in cui la dominazione dei Goti, subito dopo la caduta dell’impero Romano, ha lasciato segni giunti fino ad oggi: il Monte Gottero (1639 m slm)che domina l’abitato di Montegroppo e tutta la Val Gotra, il torrente Gotra e l’abitato di Gotra serbano nel nome il ricordo di quegli antichi giorni in cui i barbari germani e i greci dell’impero d’oriente si battevano nelle nostre valli per affermare il dominio sulla penisola italiana.

Ecco alcune immagini scattate in questi giorni (Primavera 2012) della frazione di Montegroppo in Val Gotra di Alegrafia

approfondimenti

Immagini artistiche della frazioe di Montegroppo a cura di Sandra Sabini – USA

Testo e immagini tratte dal sito Istituto comprensivo Prospero Valeriano Manara

http://icborgotaro.scuolaer.it     Il Gotra ed i suoi affluenti   Data di creazione: 28/02/2006

UNA MATTINATA A MONTEGROPPO

Noi alunni, con i nostri insegnanti, siamo andati a Montegroppo in una splendida mattina di metà marzo, quando ormai l’erica aveva ricoperto le scarpate delle strade ed i crochi avevano punteggiato i  prati di tanti piccoli bocciòli lilla.

La prima tappa è stata al mulino del signor Benito, il mulino”Fuli”, dal quale il Gotra scorre a pochi metri di distanza e da dove, alzando gli occhi verso il monte retrostante, si vede la bella ed elegante chiesa del paese.

Il signor Benito ci ha raccontato che, un tempo, il suo mulino funzionava grazie alle acque di un piccolo torrente, il “Rio dei Bini”, che, dopo essere entrato in un secondo mulino, situato a pochi metri di distanza, scaricava le sue acque nel Gotra.

Al mulino del Signor Benito

Si macinavano il frumento, il granoturco, ma soprattutto le castagne, che erano abbondanti nei boschi vicini e che sono state un elemento vitale per la gente del luogo.

In questo mulino se ne macinavano anche 400/450 quintali l’anno.

Abbiamo visto le “mine” e gli “stai” con i quali si “pesava” la farina; quando essa era macinata al punto giusto, un campanello avvertiva il mugnaio.

Recipienti utilizzati per “pesare” la farina

Abbiamo potuto osservare anche il “rudeise”, un tronco di rovere o ciliegio a cui venivano attaccate le dodici pale (coppe) mosse dalla forza dell’acqua; ora, però, esse non ci sono più.

Il signor Benito ricorda i tempi in cui a Montegroppo c’erano tante persone ed ogni giorno qualcuno andava da lui a far macinare un po’ di grano, melica, ma soprattutto castagne con la cui farina si facevano i “chizurein”, “i frisò”, “a patona”, “a mscià” ( una chisola ottenuta mescolando farina di frumento e farina di castagne).

Abbiamo saputo che la forza dell’acqua serviva anche per pressare un particolare tipo di panno, tessuto artigianalmente in casa: veniva messo nell’acqua e “battuto” tra due martelli di legno azionati dall’acqua che lo rendevano quasi impermeabile; la stessa energia faceva girare anche un tornio con cui si arrotondavano legni che venivano poi inviati a Chiavari per costruire sedie.

Il mulino “Fuli” produceva anche energia idroelettrica con la quale, fino all’arrivo della CELI, si dava un po’ di luce alle abitazioni vicine ed alla chiesa.

Questo mulino ha cessato la sua attività nel 1960.

Abbiamo ringraziato il signor Benito per la sua disponibilità e, mentre ci stavamo avviando per tornare al pulmino, abbiamo scorto, nascosto sotto alcuni rami, una grossa macina di sasso e Giovanni gli ha consigliato di usarla per costruire un bel tavolo da giardino.

Borgo ristrutturato di Montegroppo

La tappa successiva è stata la diga di Montegroppo. Lungo il sentiero che abbiamo percorso abbiamo potuto osservare i primi fiori spuntare tra le foglie secche. Arrivati alla diga, abbiamo visto una costruzione imponente che va da una sponda all’altra del Gotra; è costruita in sasso, con un’apertura in basso, al centro, e due in alto, ai lati.

Ora si può andare da una sponda all’altra passando sopra di essa, invece, prima che venisse ristrutturata, al centro vi era una torretta per il controllo del flusso dell’acqua.

Sul lato rivolto verso la sorgente c’è una data: 1918, anno della costruzione.

La nonna di Giovanni ci ha detto che:” La diga è stata costruita tra “Ravinè e le Crose”, un po’ sopra ai Bini, da ingegneri venuti appositamente da Trieste e funzionava sotto la direzione dei “Fratelli Buratti”.

Si era in periodo di guerra, il governo necessitava di legname ed una parte di esso venne preso anche nei nostri boschi. Prigionieri e profughi, si dice due o trecento, vennero trasportati qui per tagliare la legna nella “macchia”; essi avevano la baracca a Rio del Bosco.

I tronchi di legno, tramite una teleferica, giungevano alla diga, la quale veniva chiusa e riempita d’acqua e, quando si aprivano le tre porte, di grandezza diversa, l’impetuosità dell’acqua trasportava il legname che veniva fermato a Boschetto dove veniva caricato sui camion” Anche il nonno di Tatiana ci ha parlato del sistema della fluitazione e ci ha detto che, quando i tronchi arrivavano a Boschetto, venivano recuperati anche grazie a lunghi bastoni muniti, ad una estremità, di un uncino.

Diga di Montegroppo

Siamo ripartiti col pulmino per gli Squarci dove ci aspettavano le signore Peppina ed Anna, contattate precedentemente da Denise, le quali, gentilmente, ci hanno fatto da cicerone accompagnandoci a visitare un piccolo gruppo di case in pietra, ristrutturate da poco.

Si tratta di un angolo di paese molto suggestivo e caratteristico che, ancora una volta, ci dimostra come le cose antiche, spesso, sono più belle di quelle di oggi.

La signora Peppina ci ha detto che, in passato lungo la sponda destra del Gotra passava la “strada regia”, che veniva percorsa dai corrieri del governo borbonico quando, da Parma, si recavano in Spagna. Ci ha indicato anche, lungo il fianco del monte, seminascosta tra gli

alberi, una vecchia stalla dove, sembra, si riparassero i “préposés”, cioè i soldati di Maria Luigia che avevano il compito di sorvegliare le dogane situate ai valichi; infatti, prima della costruzione

della ferrovia Parma – La Spezia, erano molte le persone che praticavano il contrabbando col Granducato di Toscana e la Repubblica di Genova passando attraverso i sentieri che si inerpicavano lungo i fianchi dei monti.Le nostre accompagnatrici ci hanno poi seguiti sino al mulino “Sabini” o mulino “Finon”,dove ci aspettava il signor Silvano. Il mulino si trova in uno scorcio di paesaggio molto bello, alla confluenza del Gotra col suo affluente Schiena; qui l’aria è pura e l’acqua, limpida, saltella con eleganza da un sasso all’altro creando piccoli spruzzi.

Confluenza del Gotra con lo Schiena

 

Mulino del signor Sabini Silvano

Nel frattempo la prof. Musa, aiutata da alcuni alunni, ha approfittato per raccogliere alghe, sassi e provette d’acqua da analizzare in laboratorio per confrontarla con quella prelevata in altri punti del fiume; e la prof. Cucchi, ormai esperta fotografa, si guardava intorno per vedere che cosa poteva immortalare.

Il signor Silvano, attuale proprietario del mulino, ci ha indicato il monte Gottero, da cui nasce il Gotra e ci ha fatto notare i tre fori, ancora ben visibili, attraverso i quali l’acqua, scorrendo attraverso “canali” di legno, entrava con forza nel mulino facendo girare le macine.

La mattinata è trascorsa velocemente e così, un po’ a malincuore, ci siamo avviati al pulmino dove ci aspettava il nostro autista Aldo; lungo il tragitto per arrivare al pulmino abbiamo potuto osservare, abbastanza da vicino, le due pale eoliche, i due “giganti”, che sovrastano la zona di Montegroppo e, insieme alle due signore, ci siamo augurati che il mondo non debba soffrire troppo a causa dell’energia “sporca” e che paesaggi come quelli che abbiamo visti oggi possano rimanere incontaminati.

BIBLIOGRAFIA

FLACCAVENTO-ROMANO: SCIENZE – FABBRI EDITORI

GIORGIO DE MARIA : LE NOSTRE ERBE E PIANTE MEDICINALI – SAGEP ED.,GENOVA, 1981

EUGENIO MASSA: PARMA: CITTA’ E PROVINCIA – ASS. AGRARIA PARMENSE, 1913

LUIGI VIGNOLI: MONTAGNA E STRADE: ALLA FOCE DEI TRE CONFINI

LUIGI VIGNOLI: L’ECCELSO MONTE GOTTERO – COMPOSITORI BOLOGNA, 1974

DON TOMMASO GRILLI: MANIPOLO DI COGNIZIONI DI ALBARETO – BORGOTARO

TIPOGRAFIA CESARE CAVANNA, 1893

DON TOMMASO GRILLI- GIOVANNI TOMASELLI- IL PELLEGRINO: CENNI STORICI DI

ALBARETO- GRAFICHE LAMA, PIACENZA, 1995

CARLO ALBERTO BAUER: I FUNGHI NELLA NATURA – LUIGI REVERDITO ED.

 

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