Racconto: “IL CUCCHIAIO” (20 Gennaio 1945) di Francesco Sabini  – 70° Anniversario della Liberazione nazionale (2015)

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trailer “Arzelato, 20 gennaio 1945” (3)Nel percorso che ci porterà verso il 70° Anniversario della Liberazione nazionale, nel 2015, anche “valgotrabaganza” intende ricordare con alcuni  post le vicende della “resistenza” partigiana nella Val Taro e Ceno (e non solo), attraverso lettere, poesie, racconti e immagini, “custodi” della memoria della lotta partigiana iniziata nel “Territorio Libero della Valle del Taro” nel giugno del 1944.

…una “Resistenza”, che ci ha donato “la libertà“.

(guarda i post “Resistenza”)

 

cucchiaio  accartocciato foto Alessandro Sabini (2)Ecco un importante contributo sull’argomento (per ridare vita alla memoria di quei tragici fatti) nel racconto di Francesco Sabini (che ringraziamo di cuore), che ci descrive l’esperienza della nonna Angela Mezzetta (1904-1996) e dei giovani (uomini e donne) che in quegli anni terribili hanno combattuto contro il Fascismo ed il Nazismo, riconquistando la Libertà, la Pace e la Democrazia: una testimonianza dell’importanza della nostra storia passata per la stessa democrazia di oggi (notizie tratte anche da “Nella bufera della Resistenza”).

“IL CUCCHIAIO” di Francesco Sabini 

Montegroppo 20 Gennaio 1945

I partigiani tranquilli, divisi in due gruppi sostarono presso le trattorie dei Bini e degli Squarci (Montegroppo di Albareto Parma – Val Gotra).

Una pattuglia vigilava all’imposto dove erano situati i magazzini di legna e carbone della ditta Tosi Roberto.

Era una giornata cupa, nebbiosa: la pattuglia armi spianate percorreva la strada su e giù, pronta a dare l’allarme ad ogni possibile eventualità. All’improvviso nella nebbia un’ombra nera avanzò: la pattuglia intimo l’alt.

L’ombra nera si fermò, si fece riconoscere ed informo i ribelli che i tedeschi erano sparsi in vari battaglioni a Tombeto Cacciarasca ed Albareto (Val Gotra).

Indi con passo lesto si avviò verso gli Squarci incurante per la neve del faticoso cammino.

La pattuglia partigiana, armi in spalla, proseguì, sicuri che nella zona non vi fossero nemici quando, dopo una stretta curva, una colonna tedesca sbucò all’improvviso e li catturò senza colpo ferire.

Silenziosamente proseguì verso il paese, dividendosi poi in due gruppi:

uno verso gli Squarci l’altro verso i Bini (Montegroppo di Albareto Parma – Val Gotra).

La poca gente fuori di casa, accortasi del pericolo, diede subito l’allarme:

<<i tedeschi, i tedeschi>>.

A quelle grida i partigiani, usciti dalla trattoria dei Bini cercarono scampo qua e là tra la fitta nebbia gettandosi all’impazzata lungo il greto del torrente Gotra ignari dell’inesorabile sorte che li attendeva.

I tedeschi, appostati in alto alla strada, li falciarono con le mitragliatrici.

Numerosi i caduti soprattutto spezzini che, abbandonata la Città, si erano inseriti nelle forze partigiane.

Quando furono raccolti per dare loro sepoltura notarono che erano stati quasi tutti colpiti alla fronte.

Nel frattempo la prima semicolonna, composta anche da mongoli, arrivò silenziosa agli Squarci dove di sorpresa, nella trattoria, arrestò tutto il comando della brigata <<Val Taro>>con il comandante Richetto.

Un gruppo si spinse sino agli Zaloni ove fece radunare tutte le persone in una casa nuova.

Dopo aver costretto alcuni abitanti a riferire dell’esistenza di un deposito con un ingente quantitativo di armi, si diresse ai piedi del monte Lavarazza allo scopo di farlo esplodere. Dopo poco un tremendo boato fece sussultare tutto il paese: l’esplosione fu così potente da far infrangere tutti i vetri delle case di Montegroppo, compresa la vetrata centrale della chiesa che dista circa 2 Km.

A memoria di quel tragico evento, a distanza di 70 anni, in quel luogo è stato ritrovato questo cucchiaio che, come si evince, reca tutti i segni di quella tremenda deflagrazione.

Francesco Sabini

Notizie tratte da “Nella bufera della Resistenza” e da mia nonna Angela Mezzetta (1904-1996)

 

Quel rastrellamento lasciò il segno su tutta la comunità di Montegroppo di Albareto (Parma).

Il cucchiaio brutalmente accartocciato rinvenuto a Montegroppo di Albareto (Parma) da Alessandro Sabini 

(Foto di Alessandro Sabini)

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