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giu 28 2014

Falce fienaria (in dialetto “curiatta” o “frèina”) con lama lunga triangolare, leggermente ricurva, utilizzata per tagliare l’erba – Oggetti e attrezzi del passato – “Museo rurale virtuale”

Falce fienaria - curiatta (7) lamaAttraverso la categoria “Museo rurale virtuale”, cerchiamo di farvi riscoprire le nostre origini descrivendo l’uso degli antichi utensili. 

Ecco l’immagine della “Falce” o “Falce fienaria”, comunemente chiamata la “curiatta” (nella lingua dialettale delle valli del Taro e del Ceno, la caratteristica “parlata ligure” locale)  o in altri luoghi (nelle forme dialettali derivate dal più recente francese) conosciuta come “frèina”.

(guarda la categoria Attrezzi – oggetti di una volta – vai alla pagina “Museo rurale virtuale“)

Foto di Roberto Pavio (guarda i post Autori, Roberto Pavio, immagini)

 

Falce fienaria - curiatta (1)L’attrezzo ha una storia consolidata in tutte le località montane ed era usato dai contadini principalmente per tagliare l’erba “a mano”, nel periodo delle fienagioni, ma il suo impiego era anche nella mietitura (da qui forse anche la rappresentazione simbolica della morte che impugna la falce, come “grande mietitrice”) di frumento, erba medica e trifoglio da semenza, orzo, avena, ecc., specie quando l’uso del “falcetto” non era possibile a causa del loro “appiattimento al suolo”.

La caratteristica “doppia impugnatura” consente un più agevole movimento rotatorio, necessario per far scorrere la lama nel prato in modo da poter tagliare di netto gli steli erbosi, movimento che veniva ripetuto spesso nel caldo estivo per tutto il giorno da “squadre” di “falciatori”, lungo le rispettive “corsie” affiancate dette “andàne”, con grande fatica e dispendio di energia. 

Sulla falce fienaria in dialetto “curiatta” (lingua dialettale delle valli del Taro e del Ceno) ci riferisce Roberto Pavio;

Falce fienaria - curiatta (2)“Prima dell’ avvento delle motofalciatrici semoventi e delle barre falcianti applicate ai trattori, il fieno e l’erba si tagliava con la falce.

Non occorre andare indietro molto nel tempo poiché fino a quaranta/cinquanta anni fa con questo strumento si tagliavano estesi campi di fieno.

Anche dopo l’avvento dei mezzi meccanici la falce si è continuata ad usare per tagliare (segà) in luoghi impervi, in piccole porzioni o in strisce di terreno dove le macchine non potevano entrare (frutteti, vigneti).

Falce fienaria - curiatta (7) lamaQuando era il periodo della fienagione capitava che i contadini unissero le loro forze e con spirito cooperativo tagliavano a rotazione i campi di più famiglie di un villaggio o frazione. Chi ha un età non più tanto giovane sentiva raccontare dai propri padri o nonni del taglio del fieno fatto in collaborazione tra diverse famiglie dove gli uomini si univano in schiere di vari componenti (a distanza di “braccio” della falce) e tagliavano per economizzare tempo.

Il fattore tempo era ed è ancora oggi di grande rilevanza per la lavorazione del fieno in quanto lo si deve tagliare, “voltare”, “ranghinare”, imballare e portare al coperto in pochi giorni per ridurre al minimo il rischio che potesse bagnare, ammuffire ed essere quindi di cattiva qualità quando non addirittura da “macero”.

La falce è uno strumento antichissimo, il suo uso ha attraversato secoli di civiltà fino ad arrivare ai giorni nostri, epoca in cui può considerarsi superata.”

Abbiamo letto che …

Falce fienaria - curiatta (8) lama La Falce fienaria (in dialetto “curiatta”) ha una lama triangolare, lunga e leggermente ricurva, inserita in un manico di lunghezza d’uomo. Lo strumento semplice e al tempo stesso complesso è costituito di molti particolari, che lo rendono adattabile all’operatore. Il “falciatore”, semicurvo e a gambe larghe, usa la falce tagliando a semicerchio da destra a sinistra (impugnatura diritta e non “mancina”), mantenendola costantemente parallela al terreno.

Falce fienaria - curiatta (5) maniglie La parte tagliente della Falce fienaria,viene ottenuta per schiacciamento del “filo” della lama metallica attraverso una sapiente e precisa “battitura”, effettuata con un martello sopra una piccola incudine portatile detta in dialetto “marcia batticuriatta” (parlata ligure delle valli del Taro e del Ceno) o “ferro”, e affilata attraverso la “cote”: una pietra abrasiva allungata che è comunemente chiamato in dialetto “cudà” (lingua dialettale delle valli del Taro e del Ceno) o “preda” (pietra, appunto). (guarda il post Contenitore della cote (in dialetto cudà) realizzato con un “corno” di bovino – Oggetti e attrezzi del passato – “Museo rurale virtuale”)

– “Attrezzo per il taglio manuale dell’erba, costituito da una lama d’acciaio lunga circa 75 cm leggermente arcuata e rastremata dai 15 cm dell’attacco al manico a zero dal lato opposto; il manico di legno è lungo circa 160 cm provvisto di due impugnature “manétte”; la falciatura avviene avanzando di circa 25 cm per volta per un’ampiezza di circa 150 cm; la striscia di prato così falciata viene chiamata “andañna”.

(testo tratto da “Dizionario Enciclopedico della parlata ligure delle valli del Taro e del Ceno” di Ettore Rulli – Compiano Arte Storia)

 

Falce fienaria (in dialetto “curiatta”) attrezzo usato per tagliare l’erba “a mano”

Abbiamo inserito nel blog “valgotrabaganza” una nuova categoria Attrezzi – oggetti di una volta e la relativa pagina “Museo rurale virtuale“, dedicati ad un “progetto” (proposto da Roberto Pavio), che ci piace definire “Museo rurale virtuale”, riguardante immagini e video di attrezzi e oggetti del mondo rurale di una volta. Naturalmente siete tutti invitati, e ve siamo grati fin ora, a contribuire con commenti a descrizione, integrazione o correzione per eventuali errori, delle informazioni dei post, o con l’inoltro di altre immagini che ci possano aiutare in questa proposta di esposizione e recupero della memoria contadina, argomento che crediamo stia a cuore a molti dei nostri lettori.

L’indirizzo email per l’inoltro di eventuale materiale è il seguente: museovalgotrabaganaza@gmail.com 

 

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