Paiolo (in dialetto “ramà”), una pentola utilizzata in particolare per la cottura della polenta – Oggetti e attrezzi del passato – “Museo rurale virtuale”

Print Friendly, PDF & Email

Paiolo in dialetto ramà (1)Ecco l’immagine di un vecchio Paiolo in rame, utilizzato prevalentemente per la cottura della polenta direttamente sulla fiamma o sulla piastra di ghisa (stufa a legna), che comunemente nella lingua dialettale delle valli del Taro e del Ceno (la caratteristica “parlata ligure” locale) viene chiamato ramà o parö’, oppure lavezu.

(guarda la categoria Attrezzi – oggetti di una volta – vai alla pagina “Museo rurale virtuale“)

Foto di Roberto Pavio (guarda i post Autori, Roberto Pavio, immagini)

 

Paiolo in dialetto ramà (2) maincoIl Paiolo in rame per la polenta (ramà o parö’, oppure lavezu) è presente in ogni casa contadina, ed è frequentemente utilizzato ancora ai nostri giorni per la sua funzionalità e per il rispetto delle tradizioni.

La pentola presenta: pareti alte leggermente convesse, fondo bombato, un solo manico (di ferro) ad arco ribaltabile ed è usata tradizionalmente per la preparazione della polenta (“polenta” è proprio, singolarmente, un anagramma di “pentola”).

Un tempo la si appendeva, con all’interno l’acqua, all’apposita catena penzolante al centro del caminetto oppure la si posava direttamente sulla stufa di ghisa (anche a contatto con la fiamma viva, incastrandola di misura negli anelli della piastra).

Paiolo in dialetto ramà (3) pentolaPer la preparazione della polenta si aggiungeva all’acqua il sale e quindi la farina di granoturco (“melica”) mescolando con un mestolo di legno (cannella) per oltre quaranta minuti. Una volta cotta, veniva versata con un colpo secco sul tagliere (guarda il post Tagliere (in dialetto lüvèra o lüèra) – Oggetti e attrezzi del passato – “Museo rurale virtuale”).

Il paiolo poteva essere usato anche per cuocere altri alimenti … un recipiente simile veniva usato per bollire alimenti per animali (bröda) … 

Il paiolo di rame è uno degli oggetti più “romantici” utilizzati nelle cucine del passato, così legato a una certa visione della vita agreste, sana e pacifica.

Paiolo (in dialetto ramà o parö’, oppure lavezu): Recipiente in rame, profondo e svasato verso l’alto con i bordi arrotondati sopra un robusto anello di ferro, dotato di un manico in tondino di ferro arcuato e incernierato ai due lati. Il paiolo può venire appeso tramite il manico alla catena del camino oppure essere messo su una stufa dotata di apertura superiore. Serve per cuocere la polenta, per far bollire minestre o acqua;

(…) indovinello “Cosse l’è u primmu lavù ch’a fa a donna quande a metta sü u ramà?”(a tira indrè e man)

(testo tratto da “Dizionario Enciclopedico della parlata ligure delle valli del Taro e del Ceno” di Ettore Rulli – Compiano Arte Storia)

 

Paiolo (in dialetto ramà o parö’, oppure lavezu)

Abbiamo letto che …. la parola paiolo deriva dal latino pariolum, sostantivo di origine celtica, ed è per antonomasia la pentola nella quale si fa bollire l’acqua.

Un tempo i contadini (che non hanno mai avuto vita molto facile) tenevano in cucina due catenelle appese al camino: a una agganciavano il paiolo, all’altra, che incombeva sul tavolo, appendevano un’acciuga, oppure un’aringa, essiccate; tagliata a fette la polenta, per ordine gerarchico, tutti i componenti la famiglia strofinavano lievemente la propria fetta contro il pesce, per illudersi di dare un sapore diverso al loro solito cibo, e, soprattutto, per illudersi di avere un companatico.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.