“Comandante” partigiano Aldo Tambini “Aquila” (24 luglio 1921 – 16 ottobre 2008) – racconti di guerra – video nel web

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Tambini Aldo video (1) racconti di guerraRicordare la lotta di liberazione, attribuendo valore agli ideali di libertà, di democrazia, pensiamo sia importante come lo è stato l’aiuto spontaneo dei contadini delle nostre valli, ai prigionieri alleati ed ai combattenti, come uno dei primi atti di solidarietà da cui prese l’avvio la lotta per la liberazione. 

Tambini Aldo video (4) racconti di guerraPer questa ragione “valgotrabaganza” vuole ricordare, attraverso alcuni video tratti dal sito www.vocidellamemoria.it alla pagina Tambini Aldo, la figura di questo nostro concittadino nel giorno (25 aprile 2014) in cui gli viene intitolata una via nel Comune di Albareto (Parma).

…alla pagina 

Albareto (Parma): Grande partecipazione della cittadinanza alle cerimonie, Festa della Liberazione e intitolazione di due vie ai Partigiani Aldo Tambini e Nino Siligato – 25 aprile 2014

il resoconto di venerdì 25 aprile 2014, festa della Liberazione ad Albareto (Parma) con l’intitolazione di due vie ai partigiani Aldo Tambini e Nino Silicato.

 

Come si chiama?

 Tambini Aldo 

Quando è nato? 

24 luglio del 1921 

Qual era il suo nome di battaglia?

 N’ho cambiato due, perché prima mi chiamavano Aldo, poi gli Alpini che erano al monte di Velva avevano capito qual era il mio nome di battaglia.

Un giorno ero in perlustrazione nelle vicinanze di Velva, mi sento chiamare, ho detto: “Sarà qualcuno dei miei!”

Ho chiesto, nessuno m’aveva chiamato e allora ho capito che erano loro che mi chiamavano.

Ho detto: “Allora sono vicini!” E ho cominciato subito a guardare, a mettere delle postazioni e poi abbiamo scoperto dov’erano e lì abbiamo fatto una battaglia di una ventina di minuti. E poi sono scappati.

Da allora ho cambiato il nome di battaglia, mi chiamavano Aquila, perché volavo. E’ rimasto sempre sino alla fine della guerra il nome di battaglia Aquila.

 

Io dal primo giorno che sono andato militare, che era del ’41, il 3 gennaio, che avevo 19 anni, non avevo ancora compiuto 20 anni, che compivo i 20 anni il 24 luglio.

Ero negli alpini, cosa n’è successo? Siamo andati su a Tarcento, da Tarcento poi arriva l’ordine di andare in Jugoslavia e siamo andati su fino a Camporosso a piedi, da Tarcento a Camporosso ci sono circa 350 Km. E su a piedi carichi come i muli siamo arrivati su, quando siamo lassù, c’han portato su a Sella Nevea e giù siamo entrati in Jugoslavia.

La settimana… non so se era il Giovedì Santo o il Venerdì Santo, siamo arrivati a Lubiana, abbiamo fatto Pasqua a Lubiana. Poi le cose lì andavano bene perché gli Slavi si eran ritirati, è venuta la Milizia a darci il cambio.

E’ venuta la Milizia, noialtri sian tornati su a Caporosso, vicino a Tarvisio e lì piano piano dove siamo andati a finire? C’han caricati in treno e dopo tre giorni siamo arrivati a Bari. A Bari c’hanno imbarcato e c’han portato a Durazzo e via! E lì abbian fatto 13 mesi in Jugoslavia.

 

Tornando indietro, quando si sentiva Radio Londra, io non potevo star fermo, era l’istinto, cos’era non lo so!

E abbian cominciato la lotta partigiana. La lotta partigiana è durata un bel po’ perché è finita del ’45.

Piano piano, sempre avanti, avanti, avanti… sian poi… io ero a Costola là sopra San Pietro Vara.

Facevo un giorno, una settimana. Si faceva un giorno, l’altra settimana, due giorni al Passo là del Bratello e lì passavan le colonne e lì si picchiava dentro a ‘ste colonne di fascisti e tedeschi e poi si tornava indietro.

 

Novembre del ’44, cosa succede?

Mi arriva ordine di rientrare di qui nella vallata nostra.

Però dovevo passare il monte Gottero. Passare il monte Gottero non era facile allora, perché era nevicato, c’era tanta neve che era un disastro e su fino sotto il Gottero avevamo muli carichi di tutto. Di lì poi ho dovuto abbandonare tutti i muli e caricarsi tutto sulle spalle che avevano i muli, perché su non potevano venire i muli, c’era un metro di neve! I muli non andavano più.

Lì abbiamo abbandonato i muli e su, siamo arrivati sul Gottero. Arrivati sul Gottero, c’era una croce sul Gottero, ho detto: “Quando arriviamo su, quando vedo la croce sarò arrivato!” La croce non si vede. Una croce che è alta quattro metri e non si vedeva perché la neve era più di quattro metri lassù in cima! Ed era gelata, si camminava in modo bestia perché, carichi, si rompeva e si affondava e via e via e via.

Quando siamo stati tutti lassù in cima ho raccomandato agli uomini di non passare vicino ai cespugli, perché non erano cespugli, erano faggi, saltavano fuori le punte dei faggi.

Perché ho detto: “Se andate giù lì, non vi tira più fuori nessuno; cercate sempre di passare allargati e distanti uno dall’altro ma non vicino ai cespugli”.

Io c’avevo un zaino in spalla che era molto pesante. Avevo dentro una telecamera presa ai tedeschi, era lunga così, una telecamera che c’aveva tutte le fotografie sviluppate dentro lì questa cassetta, questa valigia che aveva.

Fotografava tutte le fortezze volanti americane che passavano. E io ce l’avevo presa a Bedonia quella lì, perché era arrivata a Bedonia una camionetta e c’hanno avvertito che sono i tedeschi in arrivo e allora io sono andato giù per prendere ‘sta camionetta, ma non sono entrato in Bedonia.

Mi son fermato sopra, dove c’era un pezzo di rettilineo di strada e mi son messo nella curva. E’ arrivata su ‘sta camionetta dopo un paio d’ore che eravamo lì a aspettare, abbiamo sentito dei rumori, è arrivata su ‘sta camionetta, l’ho lasciata avvicinare. Quando è stata più o meno a metà del rettilineo c’ho picchiato dentro con la 37, l’autista è rimasto morto, il capitano che c’era di fianco s’è salvato, è riuscito a saltar fuori perché la camionetta era andata giù nella scarpata a fianco alla strada ma non era ribaltata.

Lui è riuscito a scappare che non siamo riusciti a prenderlo! Però io, quando sono arrivato, ho preso la roba che era sopra la camionetta e via! E ce l’avevo nel zaino. Quando scendevo dal Gottero, un bel momento son scivolato, mi si è sganciato il zaino dalle spalle, è partito il zaino, io non l’ho più visto! Io non ci sono andato adietro!

L’ho lasciato andare. E giù. Storie! Ma ogni tanto qualcuno cascava da una parte, l’altro cascava dall’altra e lì a prenderli su e “bisogna andare, bisogna andare!”

E quelli non ce la facevano più a portare il zaino, lì ci si rendeva il zaino. Io a un bel momento ne avevo tre zaini sulle spalle, mica uno! E quei cinque o sei che eravamo dietro tutti eravamo carichi come i muli!

Un bel momento, io avevo un paio di stivali lì, che mi ero fatto fare a San Pietro Vara, di anfibio; si è gelato le gambiere, non si cammina più.

Hè! Cosa si fa? Allora ‘sti qui che avevo dietro, che potevano ancora camminare, c’ho detto: “Andate avanti per la pista che trovate, che hanno fatto gli altri e quando arrivate alle prime case diteci di venirci incontro qualcuno perché io non ce la faccio più!”

(leggi e guarda tutto il video vai alla pagina CLIKKA)

Ecco il video integrale…

Video: Aldo Tambini (p1)

[dailymotion]http://www.dailymotion.com/video/x1pkzmk_aldo-tambini-p1_news[/dailymotion]

Aldo Tambini 
Data di nascita: 24/07/1921 
Luogo di nascita: Albareto (PR) 
Ruolo nella Resistenza: Partigiano 
Nome di battaglia: Aldo e poi Aquila 
Brigata di appartenenza: Brigata Cento Croci – Distaccamento Siligato 
Zona operativa: Zerasco e Parmense

Video: Aldo Tambini (p2)

[dailymotion]http://www.dailymotion.com/video/x1pnedy_aldo-tambini-p2_news[/dailymotion]

Aldo Tambini
Data di nascita: 24/07/1921
Luogo di nascita: Albareto (PR)
Ruolo nella Resistenza: Partigiano
Nome di battaglia: Aldo e poi Aquila
Brigata di appartenenza: Brigata Cento Croci – Distaccamento Siligato
Zona operativa: Zerasco e Parmense

 

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