25-03-2012 La festa del papà nella Parrocchia di Sant’Anna a Montegroppo – Albareto Parma

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Anche quest’anno nella parrocchia di Sant’Anna a  Montegroppo in Val Gotra si festeggiano i papà ecco come:

Domenica 25 marzo nella frazione di  Montegroppo, festa del papà.

Programma:

ore 11,15 messa in Sant’Anna animata dal coro parrocchiale

ore 12,30 presso il salone della Casa della Gioventù pranzo (su prenotazione 0525-999332 entro giovedì 22) con piatti tipici locali

ore 15,30 pomeriggio in allegria con intrattenimenti vari, giochi e lotteria Pasquale

 

<—articolo correlato della Gazzetta di Parma del  14-03-2012

 

Collage di Sandra Sabini USA —–>

 

 

approfondimenti

tratto dal sito Istituto comprensivo Prospero Valeriano Manara

Alla scoperta di Albareto e dei suoi dintorni  – Allegato 9

 Montegroppo e la Chiesa di Sant’Anna

Un tempo Montegroppo e Groppo formavano un’unica Parrocchia con un’unica Chiesa che si trovava a Groppo; quando, però, nel XVII secolo scoppiò e dilagò la peste, gli abitanti delle zone più alte, dei “Monti”, decisero di costruirsi un proprio oratorio che dedicarono alla ”Visitazione della Beata Vergine a Santa Elisabetta”; ancora oggi, nella parte alta del portale dell’attuale Chiesa è rappresentato questo evento e, all’interno, vi è un gruppo marmoreo che lo ricorda.

L’oratorio ottenne la “validità” nel giugno del 1684, ma solo nel 1763 il Vescovo, Mons. Pietro Cristiani, concedeva il permesso di celebrare la Messa in tutti i giorni della settimana e la residenza al cappellano.

Nel 1788 nell’oratorio si cominciò a battezzare, celebrare matrimoni e funerali; da questo momento Montegroppo avrà il suo cimitero.

Nel frattempo vennero nominati due “legati” (Cavalli Domenico e Mezzetta Orsola) per sopperire alle necessità dell’oratorio e per aiutare il cappellano. Finalmente, nel 1837, Montegroppo diventò Parrocchia grazie all’interessamento di Mons. Luigi Conte Sanvitale e con decreto di Maria Luigia.

Da questo momento il parroco e gli abitanti del paese si adoperarono per la costruzione della nuova Chiesa e del suo alto e svettante campanile. La consacrazione venne fatta il 21 giugno 1885 da Mons. G.Battista Scalabrini, Vescovo di Piacenza.

Nell’abside si trova la statua di Sant’Anna alla quale la Chiesa è dedicata; è una statua molto bella, in legno d’ulivo, realizzata dalla ditta Sclavo di Cremona e, vicino alla Santa, c’è Maria Bambina. Anche il coro è in legno ed è opera di Pietro Gasparini di Borgotaro; sempre in legno è la Via Crucis.

Sull’altare è stato posizionato un grande Crocifisso e numerose sono le cappelle laterali: quella del Battistero, della Madonna della Guardia, di San Rocco, della Visitazione di Maria a S.Elisabetta, del Sacro Cuore e delle Anime Purganti.

L’ultimo parroco di Montegroppo è stato Don Guido Berzolla che ha prestato in questo paese la sua opera pastorale per ben cinquanta anni (1945-1995); ora Don Guido si è ritirato a vita privata e Montegroppo, come molti dei nostri paesi di montagna, è rimasta senza un prete “fisso”. Don Guido, però, aiutato anche da Don Franco Barolli, parroco di Borgotaro, continua instancabile a celebrare la Messa alla domenica per la “sua gente”.

Chiesa di Montegroppo – immagine tratta da – Alla scoperta di Albareto e dei suoi dintorni

S.Anna- immagine tratta da – Alla scoperta di Albareto e dei suoi dintorni

 Opera prodotta dalla SCUOLAMEDIA DI ALBARETO dell’Istituto Comprensivo“Prospero Valeriano Manara” di Borgo Val Di Taro  –  01/06/2003

dal sito http://www.valtaro.it/burgu/pagina.php?id=5&rubrica=storia&fotox=fotostoria

Mensile speciale allegato alla rivista telematica valtaronetwork.com n. 13 del 19/03/2002

S’NTIS DAL BURGU Giornale telematico mensile a cura di Giacomo Bernardi

eventi  San Giuseppe

Tra i tre che compongono la Sacra Famiglia, è senz’altro il più bistrattato. D’altra parte era un falegname buono e paziente. I Vangeli gli concedono poco spazio. Lo ricordiamo nel corso della fuga in Egitto, poi più nulla. Un tempo aveva una festa tutta per sé. Festa di precetto, s’intende. Poi la festa è stata declassata. Un santo come un altro. E oggi la ricorrenza viene ricordata soltanto da chi in famiglia ha un Giuseppe al quale deve fare gli auguri di buon onomastico. Una grande festa in suo onore si tiene tuttora a La Spezia, frequentata anche da molti borgotaresi. Ma un tempo la ricorrenza di San Giuseppe(19 marzo) era per i borgotaresi un giorno speciale. Lo so che la cosa farà ridere i più giovani, eppure vi garantisco che ciò che vado a raccontare avveniva ancora negli anni cinquanta. Dunque, oggi chi ha voglia di gelato non fa altro che andare in gelateria. Lì, trova gelati freschi, torte gelato e tutto quanto vuole. Ma un tempo…un tempo i borgotaresi per assaggiare il primo gelato dell’anno dovevano aspettare il 19 marzo. Sì, perché “al Gatu”, che di nome faceva Giuseppe, anticipava quella produzione rispetto agli altri paesi per ricordare il suo onomastico, confezionando appunto i primi gelati dell’anno. La produzione continuava fino a settembre per poi essere sospesa per la lunga pausa invernale. (leggi tutto)

 

 

 

Il 19 marzo si celebra San Giuseppe

<—-Immagine tratta dal sito http://www.santiebeati.it/index.html per sapene di più San Giuseppe Sposo della Beata Vergine Maria

Il nome Giuseppe è di origine ebraica e sta a significare “Dio aggiunga”, estensivamente si può dire “aggiunto in famiglia”. Può essere che l’inizio sia avvenuto col nome del figlio di Giacobbe e Rachele, venduto per gelosia come schiavo dai fratelli. Ma è sicuramente dal padre putativo, cioè ritenuto tale, di Gesù e considerato anche come l’ultimo dei patriarchi, che il nome Giuseppe andò diventando nel tempo sempre più popolare.

…. San Giuseppe fu lo sposo di Maria, il capo della “sacra famiglia” nella quale nacque, misteriosamente per opera dello Spirito Santo, Gesù figlio del Dio Padre. E orientando la propria vita sulla lieve traccia di alcuni sogni, dominati dagli angeli che recavano i messaggi del Signore, diventò una luce dell’esemplare paternità. Certamente non fu un assente. È vero, fu molto silenzioso, ma fino ai trent’anni della vita del Messia, fu sempre accanto al figliolo con fede, obbedienza e disponibilità ad accettare i piani di Dio. Cominciò a scaldarlo nella povera culla della stalla, lo mise in salvo in Egitto quando fu necessario, si preoccupò nel cercarlo allorché dodicenne era “sparito’’ nel tempio, lo ebbe con sé nel lavoro di falegname, lo aiutò con Maria a crescere “in sapienza, età e grazia”. Lasciò probabilmente Gesù poco prima che “il Figlio dell’uomo” iniziasse la vita pubblica, spirando serenamente tra le sue braccia. Non a caso quel padre da secoli viene venerato anche quale patrono della buona morte.   Giuseppe era, come Maria, discendente della casa di Davide e di stirpe regale, una nobiltà nominale, perché la vita lo costrinse a fare l’artigiano del paese, a darsi da fare nell’accurata lavorazione del legno. Strumenti di lavoro per contadini e pastori nonché umili mobili ed oggetti casalinghi per le povere abitazioni della Galilea uscirono dalla sua bottega, tutti costruiti dall’abilità di quelle mani ruvide e callose.

…. Da molte loro leggendarie notizie presero però le distanze personalità autorevoli quali San Girolamo (347 ca.-420), Sant’Agostino (354-430) e San Tommaso d’Aquino (1225-1274). Vale la pena di riportare soltanto una leggenda che circolò intorno al suo matrimonio con Maria. In quella occasione vi sarebbe stata una gara tra gli aspiranti alla mano della giovane. Quella gara sarebbe stata vinta da Giuseppe, in quanto il bastone secco che lo rappresentava, come da regolamento, sarebbe improvvisamente e prodigiosamente fiorito. Si voleva ovviamente con ciò significare come dal ceppo inaridito del Vecchio Testamento fosse rifiorita la grazia della Redenzione.   San Giuseppe non è solamente il patrono dei padri di famiglia come “sublime modello di vigilanza e provvidenza” nonché della Chiesa universale, con festa solenne il 19 marzo. Egli è oggi anche molto festeggiato in campo liturgico e sociale il 1° maggio quale patrono degli artigiani e degli operai, così proclamato da papa Pio XII. Papa Giovanni XXIII gli affidò addirittura il Concilio Vaticano II. Vuole tuttavia la tradizione che egli sia protettore in maniera specifica di falegnami, di ebanisti e di carpentieri, ma anche di pionieri, dei senzatetto, dei Monti di Pietà e relativi prestiti su pegno. Viene addirittura pregato, forse più in passato che oggi, contro le tentazioni carnali.

… Per fare qualche esempio particolarmente significativo: nella chiesa di Notre-Dame di Parigi ci sarebbero gli anelli di fidanzamento, il suo e quello di Maria; Perugia possiederebbe il suo anello nuziale; nella chiesa parigina dei Foglianti si troverebbero i frammenti di una sua cintura. Ancora: ad Aquisgrana si espongono le fasce o calzari che avrebbero avvolto le sue gambe e i camaldolesi della chiesa di S. Maria degli Angeli in Firenze dichiarano di essere in possesso del suo bastone. È sicuramente un bel “aggiunto” di fede. (leggi tutto)

Autore: Mario Benatti

 

VIDEO : VITA DI SAN GIUSEPPE

VIDEO:Papa: San Giuseppe è l”uomo giusto, fedele alla legge di Dio

 

 

 

 

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