VIDEO del Lupo assistito e radiocollarato all’ospedale dei Lupi nel Centro di recupero animali selvatici dei Boschi di Carrega (Parma) e liberato in Valmarecchia (Rimini)

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 video: Lupo radiocollarato e liberato in Valmarecchia

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 approfondimenti

dal sito www.gelaparma.it

Il Lupo trovato in difficoltà grazie alla sinergia della Provincia di Rimini, Guardie Ecologiche Volontarie di Rimini, CFS, Parco di Carrega e Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi è stato radiocollarato e liberato in Valmarecchia – guarda il VEDEO

dal sito http://wildfangs.forumfree.it  La storia dei lupi Valentino e Civago

immagini e testo tratto dal sito www.ilrestodelcarlino.it  Lupo ferito e denutrito trovato a Pennabilli

Gli è stata curata la profonda ferita al labbro ed è stato rifocillato: pesa solo 24 chili Il giovane lupo salvato Pennabilli Rimini, 14 febbraio 2012 – Il personale del Corpo Forestale dIl giovane lupo salvato Pennabilliello Stato, impegnato nelle attività di soccorso presso una stalla in pericolo per il peso della neve in comune di Pennabilli, nelle vicinanze di Ponte Messa , ha avuto comunicazione della presenza di un esemplare di lupo maschio che, denutrito e con piccole ferite, è stato trovato nei pressi di Scavolino e con ogni probabilità appartiene al branco che staziona nel Parco del Sasso Simone e Simoncello.
L’animale, che molto indebolito si era avvicinato ad alcune case, è stato soccorso e il recupero è stato coordinato dalla Provincia di Rimini.

Il lupo, dell’età approssimativa di un anno e mezzo, in stato di evidente denutrizione (appena 24 chili di peso) e con una profonda ferita al labbro, è stato prontamente segnalato dai pennesi alle autorità, che sono accorse per prestare le cure del caso. E’ opportuno, infatti, ricordare che il lupo appenninico è specie particolarmente protetta.
Trasportato, a cura dell’Ufficio Tutela Faunistica della Provincia di Rimini e del Corpo Forestale dello Stato, all’unità veterinaria dell’Ausl di Rimini, il giovane lupo è stato visitato dai medici veterinari Roberto Angelini e Davide Fabbri, che hanno provveduto a nutrire e idratare l’animale e a suturare la ferita al labbro.
Il lupo è stato, quindi, portato al Centro di Recupero Animali Selvatici del Parco Regionale Boschi di Carrega (Parma). Il trasferimento è stato possibile grazie alla collaborazione delle Guardie Ecologiche Volontarie della provincia, che hanno reso disponibile il loro veicolo di servizio, dato che tutti i mezzi in dotazione alla Provincia di Rimini sono attualmente impegnati nelle operazioni legate all’emergenza maltempo.
Al lupo è stato applicato un microchip che permetterà di monitorarne gli spostamenti futuri e i progressi nella guarigione. (leggi tutto)
immagini e testo tratti dal sito http://firenze.repubblica.it/ alla pagina http://firenze.repubblica.it/cronaca/2012/02/20/foto/il_lupo_valentino_salvato_dai_volontari-30204411/1/

33urdowSi era rintanato, senza forze, in un ricovero di fortuna quando è stato avvistato da un abitante del luogo che ha avvisato il servizio veterinario. Protagonista un esemplare di lupo di quasi un anno, chiamato Valentino perchè ritrovato a pochi giorni dalla Festa di San Valentino, debilitato e con una profonda ferita su un fianco. L’animale è stato trasportato dal team sanitario del Wolf Appenine Center dell’Appennino Tosco Emiliano alla ‘Casa Rossa’ 1zx05dsdel Parco regionale dei Boschi di Carrega dove è stato sottoposto ad accertamenti veterinari.
Prima del ritorno in libertà, sarà applicato al collo del lupo Valentino un piccolo e modernissimo radiocollare dotato di tecnologia satellitare GPS-GSM, che consentirà di monitorare a distanza l’esito del rilascio e quindi i successivi spostamenti dell’animale.

dal sito   http://video.repubblica.it   Viaggio nell’ospedale dei lupi      guarda il video  Sembra una favola ma è davvero così: ogni anno a San Valentino i lupi si fanno vivi. La prima volta, cinque anni fa, nel Centro di recupero per animali selvatici dei Boschi di Carrega (Parma) – unica struttura pubblica in regione – li hanno avvistati mentre si aggiravano nel bosco. Poi nel 2008, mai successo prima, il 14 febbraio una foto trappola è riuscita a immortalarli. Lo scorso San Valentino una nuova favola: due lupi – uno a Rimini e uno a Civago – spinti dal freddo e dalla fame si sono avvicinati ai centri abitati. Recuperati, malnutriti e feriti, sono stati portati nell’ “ospedale” degli animali selvatici a Carrega. Il primo – come documentano queste immagini – è stato curato e riportato in natura. Per il secondo bisognerà aspettare ancora qualche giorno (di Giacomo Talignani).
 immagini e testo tratto dal sito  http://parma.repubblica.it/
Viaggio nell’ospedale dei lupi
Dove curano i selvatici senza nome

Accade sempre a San Valentino. Avvistamenti, foto trappole che scattano foto. Questa volta nel giorno degli innamorati sono stati recuperati addirittura due lupi a Rimini e Civago. Entrambi sono stati ricoverati nel Centro di recupero animali selvatici di Carrega, l’unico pubblico in regione. Una favola finita con un lieto fine: salvato, uno dei lupi denutriti e feriti è tornato a casa nel suo bosco
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di GIACOMO TALIGNANI
Viaggio nell’ospedale dei lupi Dove curano i selvatici senza nome
C’è un posto dove San Valentino non è il giorno degli innamorati, ma quello dei lupi. Margherita Corradi, che da trentanni è responsabile del Centro di recupero animali selvatici dei Boschi di Carrega (Parma), l’unico pubblico in regione, si commuove sempre quando ci pensa. “E’ come se fosse un ciclo storico: la prima volta è successo il San Valentino di 5 anni fa. Non lo avevamo mai visto prima, poi eccolo lì. Abbiamo avvistato il lupo mentre si aggirava nei nostri boschi. Nel 2008, sempre il 14 febbraio, una nuova sorpresa: una foto trappola lo ha immortalato per la prima volta. E poi, bè lo scorso San Valentino…”. E’ successo qualcosa di anomalo: “Ben due lupi, recuperati quasi in contemporanea, sono stati portati da noi…”.Quello che fanno nella piccola casetta rossa dei Boschi di Carrega, sulle colline di Sala Baganza nel Parmense, è salvare la vita agli animali che non hanno nome. Non ci sono “i fuffi” o “billo”, niente animali domestici, solo bestie selvatiche o predatori in alto alla catena alimentare come il lupo. “E’ un animale affascinante. E’ sempre stato qui. Tutti se lo immaginano a cacciare fra le montagne, ma invece lo si può trovare spesso a ridosso dei centri abitati. Con inverni rigidi come questo cacciare per lui diventa difficile e allora…”. Allora arriva il lupo di San Valentino. “E’ davvero strano, sempre la stessa data. Noi siamo l’unico Cras pubblico in Regione e così il 14 febbraio il telefono ha squillato”.
Nel Riminese una famiglia si è trovata nel giadino di casa, a fianco dei tre metri di neve caduti in quei giorni, un grosso “cane” ferito. “Quando abbiamo capito che era un lupo – dice Pierpaolo Arrigoni dell’ufficio tutela faunistica della provincia di Rimini – abbiamo subito allertato il centro di Carrega. Era ferito e appariva malnutrito”. A qualche centinaia di chilometri di distanza, a Civago, sull’Appennino fra Modena e Reggio Emilia, un altro lupo in difficoltà, sempre un maschio. “Sembrava aver mangiato bocconi avvelenati, era davvero messo male” spiega Margherita Corradi. Tutti e due i lupi, nel giorno degli innamorati, sono arrivati al centro dove hanno cominciato le prime terapie riabilitative. “Capita di rado. Qui curiamo 350 animali all’anno. Quasi tutti vittime di incidenti stradali, come i caprioli o i ricci, ma anche altri che hanno subito imprinting o che si sono spinti oltre a causa del freddo”.
Nelle gabbie ci sono tassi, volpi, istrici: hanno tutti bisogno di una mano. “La gente ha sviluppato una sensibilità forte, ce li portano spesso”. Ma ora l'”ospedale” dei selvatici è tutto concentrato sui lupi. Il primo, “Rimini”, è stato curato. “Gli hanno misurato i denti e applicato un collare per poterlo monitorare”. Quando sale sul furgone delle guardie ecologiche Margherita, come una mamma, grida “andate piano”. Lo libereranno nei boschi del riminese. L’altro lupo, “Civago”, ha bisogno di tempo. “Sembrava morto quando l’hanno portato. Poi appena si è ripreso a momenti spaccava la gabbia…”. Ci faranno un museo, in futuro, sui lupi ricoverati a Carrega. “E’un idea per continuare a sensibilizzare e per far conoscere questi animali. Da poco ci siamo uniti in un ente unico, gestore per i parchi e bio diversità dell’Emilia Occidentale coordinato dal dottor Folzoni. Ci lavorano una trentina di persone e con 250mila euro di fondi da Provincia e Regione abbiamo avviato un progetto lupo. L’obbiettivo è riportarli sereni nel loro habitat naturale”. E fra un altro anno, sarà di nuovo San Valentino.
dal sito www2.provincia.parma.it Il lupo M15 – Storia di un lupo e della libertà ritrovata
 Servizio Risorse Naturali della Provincia di Parma
– Progetto Life dei parchi di crinale dell’Emilia Romagna
– Dipartimento di Biologia Animale e dell’Uomo dell’Università di Roma ”La Sapienza”
Il 24 febbraio 2004 sulla tangenziale di Parma, a cinque minuti dal centro della città, uno strano cane viene investito da una macchina.
L’automobilista segnala l’episodio e il personale dell’associazione di volontariato Timbuctù, che operava all’epoca al canile municipale, recupera l’animale ferito. La sensazione che si tratti di un lupoè forte e vengono per questo avvertiti la Provincia di Parma e il Corpo Forestale dello Stato.

immagini:


Il lupo prigioniero (16Kb)


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In clinica (40Kb)


Il rilascio (27Kb)


Finalmente libero! (19Kb)


Il percorso (34Kb

Il Servizio Risorse Naturali della Provincia di Parma che, dal momento del ritrovamento ha coordinato l’intera operazione, realizza l’eccezionalità dell’evento e decide di contattare e coinvolgere i responsabili del progetto Life della Regione Emilia Romagna ed i ricercatori dell’Università di Roma “La Sapienza” che da anni studiano l’ecologia e la biologia della specie in Italia e che del progetto Life curano la supervisione scientifica. Si costituisce quindi un gruppo di lavoro che include anche il Corpo di Polizia Provinciale, il Corpo Forestale dello Stato ed il Parco dei Cento Laghi della provincia parmense e il CRAS istituito presso il Parco Regionale dei Boschi di Carrega.
L’animale purtroppo non è in buone condizioni, la temperatura corporea è molto bassa e il mantello è inzuppato di limo. E’ un soggetto stremato che non mangia da una settimana o forse più, ma comincia a farsi strada fra i tecnici la sensazione che l’animale possa essere recuperato. Dopo le prime cure l’animale viene trasportato in una struttura adatta per le indagini radiologiche: queste escludono fortunatamente la presenza di fratture. Vengono nel frattempo raccolti campioni ematici per le analisi genetiche presso l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica per avere la conferma definitiva che si tratti di un lupo, ed in particolare un lupo che rispecchi le caratteristiche genetiche del lupo italiano. Il giorno dopo dall’Istituto arriva la conferma che si tratta di un lupo e che il suo DNA mitocondriale è pienamente conforme a quello rilevato per la popolazione italiana, ma non solo: le analisi del DNA nucleare dimostrano che lo stesso individuo era già stato rilevato su neve nel dicembre precedente dagli stessi tecnici del progetto Life in una località della provincia di Modena, a circa 80 km in linea d’aria dal punto di impatto con il veicolo. Si fa quindi più chiara la breve storia del lupo: un cucciolo di circa 10 mesi d’età, nato nella primavera del 2003 in uno dei branchi studiati dal progetto Life nel parco del Frignano; da qui, al suo primo inverno di vita, il lupo ha deciso di entrare in fase di dispersione ed andare in cerca di un altro territorio. Non sapremo mai purtroppo il percorso e le vicissitudini che hanno portato M15 dal suo territorio natale al punto di impatto con il veicolo sulla tangenziale di Parma.
Già dai primi giorni il Servizio Risorse Naturali, di concerto con tutti i soggetti coinvolti nelle operazioni di recupero dell’animale, acquisiti i dati sulla effettiva possibilità di recupero totale dell’animale individuava nel recupero in natura l’obiettivo ultimo ed unico dell’operazione cogliendo peraltro l’opportunità, unica al momento in Italia, di munire l’animale di un radiocollare satellitare in grado di seguirne ovunque gli spostamenti dopo la liberazione mediante la raccolta a tempi determinati di dati di posizione.
Il  4 marzo 2004 veniva quindi convocata una riunione presso la Provincia di Parma, dove veniva presentato un documento propositivo in relazione al destino dell’animale. In esso si evidenziava come l’animale fosse un maschio di circa dieci mesi di età, ovvero un animale in fase dispersiva. Inoltre nel medesimo documento venivano presentati tre aspetti legati alla reimmissione in natura ovvero: condizioni cliniche del soggetto, selezione del sito di liberazione e impatto dell’operazione sull’opinione pubblica.
Dopo appena una notte dall’incidente il lupo sembra riprendersi e viene quindi trasportato in una località isolata al fine di evitare qualsiasi contatto con l’uomo: l’idea è tentare un recupero in natura qualora le condizioni dovessero ulteriormente migliorare. Trasportato in un piccolo rifugio in pietra nel mezzo dell’Appennino parmense, il lupo viene visitato il meno possibile ed esclusivamente dal veterinario che lo osserva muoversi e gli offre resti di prede selvatiche. Il trauma alla zampa migliora di giorno in giorno ed il fatto che abbia anche iniziato a mangiare conferma la possibilità di poterlo recuperare alla vita selvatica.
Il gruppo tecnico di coordinamento concorda quindi sul rilascio e ne discute gli aspetti tecnici. Viene individuata una possibile data di liberazione che sarebbe avvenuta alla presenza di tutte le parti coinvolte. Nel caso specifico i responsabili del Progetto LIFE si sono impegnati a verificare le aree idonee quali sito di rilascio, il Dipartimento di Biologia dell’Università della Sapienza a mettere a disposizione la propria struttura tecnica di rilevamento dati nonchè la necessaria consulenza scientifica, il Corpo Forestale dello Stato a mettere a disposizione la propria struttura logistica, e la Provincia di Parma, con i propri uffici e con la propria Polizia Provinciale a svolgere gli adempimenti amministrativi e di controllo necessari all’esecuzione dell’operazione. Tutti tali aspetti sono confluiti in un apposito protocollo di intesa.

VIDEO:Viva il Lupo

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Grazie al monitoraggio effettuato nei tre anni precedenti a cura degli operatori del progetto Life viene individuata una zona di crinale ad alta idoneità ambientale, bassa presenza antropica, alta densità di prede selvatiche e, cosa più importante, con l’assenza temporanea di un altro branco stabile di lupi: ciò potrebbe infatti rappresentare un problema per l’animale appena rilasciato, in quanto il lupo è una specie territoriale ed un branco non accetta di buon grado intrusi all’interno del proprio territorio. Quindi, mentre è già disponibile un collare di recentissima tecnologia satellitare che verrà utilizzato per monitorare a distanza i futuri movimenti del lupo una volta rilasciato, i tecnici del progetto Life e il Corpo Forestale dello Stato individuano il sito più adatto per la liberazione.
Ogni giorno che passa il lupo è sempre più vigile e reattivo tanto che, a soli 15 giorni dall’incidente, si decide di tentare il suo recupero in natura. Siamo all’11 marzo, e, di mattina presto, si decide di operare nonostante le condizioni atmosferiche siano pessime e stia nevicando come capita raramente in quelle zone: ciò non rappresenterà affatto un problema per il lupo, mentre lo potrebbe essere per le eventuali prede rendendone più facile la cattura. Il lupo narcotizzato viene dotato del collare satellitare e collocato in una cassa per il trasporto con la quale si raggiunge il luogo scelto per la liberazione. Arrivati sul posto prescelto, la piccola radura nella faggeta è ormai sommersa da oltre un metro di neve. Un ultimo controllo al rilevatore GPS e dopo aver avuto conferma della sua funzionalità si da avvio alla parte più delicata dell’operazione: viene somministrato l’antidoto e il lupo pochi istanti esce dalla cassa, si guarda intorno e con pochi balzi si allontana nella foresta. La liberazione avviene alle 8 di mattina e da quel momento gli spostamenti del lupo (denominato Ligabue o M15) verranno seguiti tramite i segnali (SMS) inviati dal collare via rete GSM ad un modem collegato ai computers dell’Università di Roma.
Nei mesi di marzo ed aprile M15 mostra un periodo di assestamento nella zona e di esplorazione di tutti i territori dei branchi noti nei parchi regionali di crinale, sia sul versante emiliano che toscano; attraversa tutti i più noti passi di crinale, dal Lagastrello, al Cerreto, alla Cisa. Poi decide di proseguire definitivamente verso nord. Dopo un lungo percorso verso nord sull’Appennino settentrionale a cavallo tra Toscana, Emilia, Lombardia, Liguria e Piemonte, nella notte tra il 28 e il 29 settembre M15 arriva sulle Alpi localizzandosi al confine con la Francia. Dal giorno dopo circola ampiamente in territorio francese. Per tutto il mese di ottobre vaga su un’area di circa 950 km2 tra Francia e le zone di confine con le alpi marittime italiane attraversando continuamente i territori di almeno 4-6 branchi stabili nella zona.
Dal giorno del rilascio M15 ha viaggiato dalla provincia di Parma a quella di Cuneo e quindi in Francia, per una distanza lineare di 560 km, sebbene abbia in realtà percorso 1100 km, stimati registrando lo spostamento ogni 12 ore circa.
La storia di M15 si conclude in Val di Pesio, in provincia di Cuneo, dove è stato trovato morto il 17 febbraio 2005.
Il collare utilizzato pesa poco più di 600 grammi ed è munito di due componenti fondamentali: un ricevitore GPS, che stabilisce la posizione dell’animale in base al numero ed alla localizzazione dei satelliti in orbita, ed una porta GSM attraverso la quale le sue localizzazioni vengono inviate come SMS al modem dell’Università; attraverso la stessa porta i ricercatori possono ‘dialogare’ con il collare modificando le impostazioni di monitoraggio (numero e frequenza delle localizzazioni, orario e frequenza delle aperture GSM, etc.)
M15, oltre a rappresentare il primo caso in cui viene certificata la dispersione a lunga distanza nel lupo in Italia, è anche la prima evidenza certificata in tempo reale della (apparentemente facile) connessione tra popolazione di lupi appenninici con le Alpi, e quindi che la ricolonizzazione della Alpi occidentali e della Francia è avvenuta spontaneamente da parte dei lupi presenti con ogni probabilità nei nuclei appenninici centro-settentrionali. M15 rappresenta inoltre il primo caso di applicazione della telemetria GPS-GSM in Italia.
Il Servizio Risorse Naturali della Provincia di Parma ha infine realizzato un DVD dal titolo “VIVA IL LUPO – Storia di un lupo e della libertà ritrovata” relativo a tutta l’operazione di recupero e reimmissione in natura del lupo.
E’ possibile richiedere una copia del DVD (fino ad esaurimento) a:
Servizio Risorse Naturali della Provincia di Parma
Piazza della Pace, 1
43121 Parma.
video:Lupo contro cervo…e arriva anche il cinghiale! (Wildboar vs wolf)

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