Giacomo Bernardi: Luigi Lazzarelli da: Ar Lünariu burg’zan 2006 – Borgotaro (Parma)

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Di seguito il testo di Giacomo Bernardi (appassionato della storia e delle tradizioni di Borgo Val di Taro, Parma), intitolato Luigi Lazzarelli, apparsa su “Ar lünariu burg’zan 2006”. 

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Luigi Lazzarelli da: Ar Lünariu burg’zan 2006 – Borgotaro (Parma)

(…)
Luigi, come tutti gli altri fratelli, nacque a Mulazzo nel 1892, anche se i genitori abitavano da tempo a Bedonia.
Nato da genitori ambulanti, Luigi fin da giovinetto iniziò una vita avventurosa ed errabonda che divenne poi caratteristica della sua vita.
All’età di 12 anni, andò a Londra al servizio di uno di Tarsogno, per tornare in Italia a compiere il servizio militare. Viene infatti arruolato nel 5° Rgt. Bersaglieri e inviato in Libia. Partecipa, poi, alla prima guerra mondiale.
Nel 1919 rientra, e si sposta a Borgotaro, dove viene segnalato come Segretario della locale Camera del Lavoro. In quel periodo risulta essere iscritto al Partito Socialista ed è in contatto con importanti personalità di quel partito. Si segnala per la sua intraprendenza, quasi irrequietezza. Batte le osterie della montagna, dove cerca di propagandare le sue idee, scontrandosi spesso con chi la pensa in modo diverso.
Le sue idee politiche, avversate dagli squadristi fascisti, che sempre più gli danno addosso con spedizioni punitive che provengono anche da fuori, lo costringono a riparare all’estero insieme ad altri importanti personaggi dell’antifascismo. Lo troviamo in Francia, dove pare faccia il cameriere, poi in Belgio, continuando a partecipare al dibattito politico all’interno del P.S.I.
Nel 1936, durante la guerra civile spagnola, partecipa come giornalista, ma probabilmente si arruola nelle Brigate Internazionali.
Quando ritorna, la partecipazione alla guerra di Spagna gli crea qualche problema. Viene minacciato di espulsione, poi ottiene di restare a Bruxelles con permessi semestrali che vengono rinnovati ad ogni scadenza. Sarà questo permesso, non rinnovato, la causa della sua morte.
Siamo nel 1940, Luigi Lazzarelli è il Segretario della federazione belga del PSI, l’animatore dell’emigrazione di lassù. Il 10 giugno di quell’anno, alle 5 del mattino, i cittadini di Bruxelles vengono svegliati dall’ululato delle sirene: la contraerea spara, alcuni aerei tedeschi lasciano cadere bombe sulla città. La radio ripete continuamente la frase: “La neutralità del Belgio è stata violata, senza preavviso, dalle armate tedesche!”.
Le autorità ordinano l’arresto di tutti i tedeschi e di tutti gli stranieri non in regola.
In Belgio si teme la “quinta colonna”, un gruppo di persone che in Belgio avrebbe dovuto aiutare e favorire l’arrivo dei Tedeschi. Lazzarelli sta andando alla sede del P.S.I. per decidere il da farsi. Viene fermato. Quel maledetto permesso semestrale non è stato rinnovato, come capita spesso. Il momento è però delicato e viene così condotto in prigione. La moglie telefona agli amici. Questi le dicono di non preoccuparsi che la cosa si risolverà in breve. E’ sabato. L’avvocato belga è andato a pescare e non si trova. Passano le ore. I tedeschi in poco tempo sono arrivati alle porte di Bruxelles. Le autorità belghe, prese alla sprovvista, ordinano di far uscire tutti quelli che si trovano nelle prigioni per affidarli a dei militari con l’ordine di avviarsi verso sud in direzione di Bruges, dove si sarebbe proceduto ad una cernita e al rilascio dei non sospetti. Ma i tedeschi incalzano e la colonna di cui fa parte Lazzarelli prosegue il cammino. E’ formata di 78 persone: stranieri non in regola, agenti provocatori, antifascisti, paracadutisti catturati, socialisti. C’è pure qualche donna. Camminano fino ad arrivare al confine con la Francia, dove avviene, non si sa perché e come, la consegna di questi ad un gruppo di militari francesi. Da quel momento, i 78 vengono trattati con una crudeltà incredibile.
Il gruppo cammina per giorni, fino a giungere alla città di Abbeville, posta sulla Manica. È il 19 giugno. Qui il custode delle prigioni si rifiuta di dare ospitalità al gruppo. Allora vengono accatastati nella cantina di un chiosco della musica. Qui, nel fango, vengono abbandonati. Non mangiano da tre giorni, da molto tempo non bevono, costretti a fare i bisogni in mezzo agli altri, sotto un temporale ed un bombardamento aereo che raderà al suolo la storica città. Il mattino seguente, verso mezzogiorno, si apre la porta. Un soldato, in francese, urla: “Quatre hommes…Vite!
– Sarà per un lavoro, per soccorrere le vittime del bombardamento? – pensa qualcuno dei prigionieri.
Quattro uomini (un belga e tre italiani) si offrono ed escono.
Poco dopo, si odono delle raffiche. Dall’interno si sbircia attraverso gli interstizi della porta e ci si rende conto di ciò che sta avvenendo. Le donne svengono, gli uomini gridano, imprecano.
Si affacciano ancora i soldati: – Altri quattro -, chiedono.
Nessuno vuole più uscire. Lazzarelli dice: “E va bene, se bisogna morire, un minuto prima o un minuto dopo, fa lo stesso” e s’incammina verso la morte, seguito da altri tre che vengono condotti a forza dai militari. Fa qualche passo ed ecco che una raffica lo coglie alle spalle.
La strage andrà avanti fino all’arrivo di un ufficiale che metterà fine alla carneficina, quando ormai 21 del gruppo erano stati uccisi.
Troppo tardi, per Luigi Lazzarelli.
(..)
Ar Lünariu burg’zan 2006

Giacomo Bernardi

Immagine: Il chiosco della Musica, nelle cui cantine vennero chiusi gli ostaggi, tra i quali Lazzarelli.

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