Giacomo Bernardi: Tragedia in Seminario (Bedonia) – Accadde nel novembre 1860 da: Ar Lünariu burg’zan 1989 – Borgotaro (Parma)

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Di seguito il testo di Giacomo Bernardi (appassionato della storia e delle tradizioni di Borgo Val di Taro, Parma), intitolato Tragedia in Seminario (Bedonia) – Accadde nel novembre 1860, apparsa su “Ar lünariu burg’zan 1989”.

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… articolo relativo ad una tragedia a molti, forse, sconosciuta.
Quel lontano novembre del 1860

  Tragedia in Seminario (Bedonia) – Accadde nel novembre 1860 da: Ar Lünariu burg’zan 1989 – Borgotaro (Parma)

Lo stato di grave crisi in cui versa attualmente il seminario di Bedonia, non deve farci dimenticare l’importante funzione svolta dallo stesso a beneficio delle popolazioni delle Alte Valli del Taro e del Ceno. Giova ricordare che, per oltre un secolo, migliaia di ragazzi della montagna ebbero modo di studiarvi e di sottrarsi ad un destino che li avrebbe irrimediabilmente destinati al lavoro dei campi. Attività di tutto rispetto e per nulla disdicevole, ma comunque assai faticosa e poco remunerativa.
Il seminario fu per decine d’anni centro di cultura: vi passarono eminenti personalità come allievi o come insegnanti. Tra i molti ricordiamo i cardinali Casaroli, Samorè, Oddi, Rossi e molti vescovi, senza dimenticare le centinaia di santi sacerdoti che hanno sacrificato le loro energie a favore degli abitanti di queste montagne.
Nel passato, in minor misura anche oggi, gran parte dei professionisti della zona poteva vantarsi di essere uscita dal seminario di Bedonia. Non bisogna dimenticare che ancora negli anni ’50, centri importanti come Bedonia, Bardi, Albareto e Tornolo non avevano la scuola media, mentre le scuole superiori, se si esclude il liceo scientifico di Borgotaro, erano del tutto sconosciute.
Ma non è di questi meriti, sui quali qualcuno un giorno dovrà soffermarsi, che vogliamo parlare, bensì di una terribile disgrazia accaduta nel seminario pochi anni dopo la sua apertura.
Si aprì il seminario nel lontano 1846, per opera precipua di due uomini: Don Stefano Raffi e don Giovanni Agazzi.
Non erano trascorsi più di 14 anni, allorché, nella notte del 15 novembre 1860, la tragedia vi s’abbattè. Cominciavano i primi freddi notturni, ma le stufe ancora non s’accendevano, aspettandosi, com’era tradizione un tempo in Valtaro, la ricorrenza di Santa Caterina, 25 novembre.
Nella camerata dei piccoli, qualcuno lanciò un’idea: accendere di nascosto la stufa, usando il carbone che si trovava in alcune casse.
L’idea trovò terreno favorevole, non tanto per dominare il freddo, quanto forse per provare il gusto di far ciò che non si sarebbe dovuto.
La stufa venne riempita di carbone poi… tutti di corsa sotto le coperte… con la valvola della stufa chiusa.
Il mattino seguente il Rettore Marco Marchini, borgotarese, aspetta come ogni mattino, in Cappella, l’arrivo dei seminaristi. Manca ancora la camerata dei piccoli. Chiama un seminarista adulto e lo prega di salire per avvisare che è ora ci scendere in Cappella.
Il giovane, dopo qualche minuto, torna talmente impressionato da non riuscire a dir parola, nonostante i ripetuti inviti del Rettore, che gli chiede di spiegarsi.
Sale un secondo seminarista che poco dopo torna gridando: – Sono morti, sono tutti morti!
Purtroppo non c’era esagerazione alcuna: l’intera camerata dei piccoli s’era trasformata in una immensa bara. Tutti morti, asfissiati: 16 ragazzi e il prefetto moralistico.
Tra loro tre borghigiani: Lodovico Baduini,di anni 12; Dionigi Franchi, di anni 15; Daniele Pinazzi, prefetto moralistico, di anni 22.
Quanto al rettore, qualcuno più tardi scriverà che il dolore lo fece incanutire in breve tempo.

(Ar lünariu burg’zan 1989)

Giacomo Bernardi

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