Giacomo Bernardi: L’anarchico Luccheni (Luigi Lucheni) da: Ar Lünariu burg’zan 1981 – Borgotaro (Parma)

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Di seguito il testo di Giacomo Bernardi (appassionato della storia e delle tradizioni di Borgo Val di Taro, Parma), intitolato L’anarchico Luccheni (Luigi Lucheni), apparsa su “Ar lünariu burg’zan 1981”. 

Guarda Principessa Sissi Elisabetta Imperatrice d’Austria

L’anarchico Luccheni (Luigi Lucheni) da: Ar Lünariu burg’zan 1981 – Borgotaro (Parma)

Elisabetta d’Asburgo, imperatrice d’Austria, Regina d’Ungheria, veniva, nella mattinata dell’11 settembre 1898, uccisa sulle rive del lago Lemano, dall’anarchico Luigi Luccheni, di origine valtarese.
L’efferato gesto, consumato a Ginevra durante una delle frequenti visite che Elisabetta, “Sissi”, compiva nel suo continuo viaggiare, aveva avuto come protagonista Luigi Luccheni, figlio di Luigia Lacchini e di padre ignoto. Luigia era una giovane contadina al servizio della famiglia Brandini di Folta.
Nata nel 1848 ad Albareto, ben presto imparò a sue spese le amarezze che la vita riserva.
Nel 1872, poco più che ventenne, in attesa di un bambino, lascia la terra natia per andare in Francia, evitando così uno scandalo.
Nel 12º circondario di Parigi, in data 22 gennaio 1873, nasceva Luigi che per un errore dovuto all’ufficiale di anagrafe veniva registrato col cognome Luccheni, anziché Lacchini.
La madre emigrò quasi subito negli Stati Uniti, dimenticando il proprio figlio con il quale troncherà ogni rapporto.
Il piccolo Luigi venne accolto nell’orfanotrofio parigino di Saint Antoine, luogo in cui trascorse alcuni mesi per essere poi trasferito a quello di Parma, dove passò la sua fanciullezza.
Già grandicello, venne ospitato presso una famiglia di Parma. Ma fu brevissima questa sua permanenza. Dopo aver vagabondato approdò in Svizzera.
Nel 1894, venne chiamato a prestare il servizio militare. Destinato alla cavalleria, partecipò nel 1896 alla Campagna Abissina agli ordini del principe d’Aragona, e sul terreno africano riuscì a guadagnare alcune decorazioni. Terminata la ferma, rimase al servizio della famiglia d’Aragona.
Fu benvoluto ed apprezzato ma, anche qui, la permanenza fu breve. A seguito di un litigio avuto col Principe, si licenziò.
Pentito, ritornò per essere riammesso nella casa d’Aragona, ma a nulla valsero le insistenze e le preghiere del Luccheni.
Piombò nella miseria più nera, e fu in questi momenti che maturò il proposito di vendetta. Senza denari per comperare un’arma, costruì con le sue mani un rudimentale pugnale, ricavato da una lima meticolosamente acuminata.
Nella Ginevra di fine secolo, terra in cui riparavano molti anarchici, erano presenti alcuni elementi fanatici. Il Luccheni, informato della presenza dell’Imperatrice, decise di compiere il grande gesto.
Elisabetta, accompagnata dalla sua dama di compagnia, si stava avviando verso il molo per imbarcarsi col battello che doveva condurla sull’altra sponda del lago.
Luccheni, che aveva seguito l’imperatrice, si avvicinò furtivo e vibrò il fatale colpo.
Elisabetta d’Asburgo, che subito non si era resa conto dell’accaduto, si diresse verso la banchina. Soltanto sull’imbarcazione, prese coscienza di quanto era avvenuto, e poco più tardi spirò.
Interrogato dalla Polizia, Luigi Luccheni rispose: – Ho ucciso perché sono anarchico, perché sono povero, perché amo gli operai e voglio la morte dei ricchi.
Durante il processo, ribattendo alle domande del Presidente del Tribunale, rispose che era stata la miseria la causa che lo aveva spinto al delitto.
Condannato all’ergastolo, scontò la pena nel penitenziario giudiziario di Saint Antoine, ed in questa prigione, nel 1910, si tolse la vita impiccandosi.
Ar Lünariu burg’zan 1981

Giacomo Bernardi

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