Giacomo Bernardi: Come eravamo più di cento anni fa di Mario Longhena (1899) – Borgotaro (Parma)

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Di seguito il testo di Giacomo Bernardi (appassionato della storia e delle tradizioni di Borgo Val di Taro, Parma), intitolato Come eravamo più di cento anni fa di Mario Longhena (1899).

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Mario Longhena.

Personaggio famoso, ai suoi tempi. Deputato alla Costituente, come socialista, poi Deputato Socialdemocratico.
Questo giovanotto, nato a Parma nell’ Oltretorrente, si era laureato nel giugno 1899. La sua famiglia era in difficoltà economiche e lui desiderava trovare al più presto un lavoro.
Trova un amico di famiglia che l’informa come a Borgotaro si stesse cercando un insegnante per il Ginnasio. Il giovane Longhena si porta al Borgo, va dal Sindaco (avv. Lanati) e firma il contratto. Il Ginnasio di Borgotaro era competenza del Comune, allora, che pagava i professori e poteva assumerli senza concorso.

Giacomo Bernardi

 Come eravamo più di cento anni fa di Mario Longhena (1899) – Borgotaro (Parma)

Ma cosa scrive, cosa pensa, il nostro, del Borgo?
Sentite: “….d’altra parte nei pochi momenti in cui, in Municipio, avevo atteso il Sindaco, da un vecchio impiegato avevo saputo che l’archivio comunale aveva documenti del seicento e anche anteriori. E poi Borgotaro non era un po’ in alto (ad otre 400 m) ed intorno non aveva cime e cimette? ,,,insomma ero contento, e la mia sempre attiva disposizione a sognare cominciva a dare i suoi frutti: lunghe ore passate sui grandi libroni dell’Archivio Municipale e lunghe serate presso un bel fuoco (nella mia abitazione, sulla via Principale, che avevo prenotato, c’era in una stanza un camino, e la legna lassù costava poco: pensate due lire al quintale) leggendo e facendo appunti. Poi le passeggate pomeridiane (avevo scuola solo al mattino) e specialmente la domenica su quelle cimette che avevo adocchiato, e le conversazioni nell’unico caffè, con colleghi ed amici.
Penso al Borgotaro d’allora….dal ponte una strada conduceva al Borgo in cui si entrava per un’antica porta, ricordo di altri e più antichi tempi. La piccola città era carina e linda. La strada principale, un breve rettilineo, era il luogo dove tutti ci si trovava dopo colazione. Altro luogo di incontro era il caffè – a sinistra – il caffè principale sempre pieno di giovanotti e di anziani. Io ci andavo a prendere una tazza di caffè. Figuratevi che gli amici mi avevano perfino indotto a prendere in mano la stecca del biliardo ed a giocare qualche volta. Io, veramente, non ho mai amato nè le carte nè il biliardo, eppure lassù non potevo sottrarmi alla partita a tressette o ad un quarto d’ora di biliardo: perdevo sempre, perchè dopo un po’ mi distraevo, quindi nessuno mi voleva compagno, e finii per non essere più invitato, solo se non c’era nessuno, pigliavano anche me, pessimo giocatore.
Strana cosa: allora Borgotaro era capoluogo di Circondario, c’era un Sottoprefetto e un Procuratore del Re che, essendo scapoli, venivano a mangiare dove mangiavo io ed alla sera si trovavano al caffè. Immaginate me fare un tressette con il Sottoprefetto, il Procuratore del Re e il Commissario di Pubblica Sicurezza: eppure, spesso, fui quarto tra tanta aristocrazia amministrativo-giudiziaria. Erano giovani e forse si annoiavano: le case dei privati erano chiuse ai forestieri e anche ai giovani del luogo”.

 

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