ERNESTU “AU GROPPU”: Poesia che il Cav. Ernesto Sabini (Ernestu du Lazzun) aveva dedicato a Groppo di Albareto (Parma)

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Di seguito il testo della poesia ERNESTU “AU GROPPU”, che il Cav. Ernesto Sabini (Ernestu du Lazzun) aveva dedicato a Groppo di Albareto (Parma) e alcune immagini tratte dal post Foliage: Chiesa di Groppo e “Glorie” – Albareto (PR) – 21 ottobre 2017 – Val Gotra – Colori dell’Autunno.

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ERNESTU “AU GROPPU”

Ormai sono stravecchio,
e non ritorno indietro,
parlerò della Chiesa di S. Pietro,
non di quella di Roma,
è immensa troppo,
ma parlerò di questa qui di Groppo.

Ci sono voluti ben quattrocent’anni,
soltanto per poter cambiar i panni,
e quando è giunto il tanto atteso rito,
ha lasciato vestir prima il marito. (1)

Io che dalle Caselle non mi muovo,
vedo la il campanil vestito a nuovo,
le sue campane ognior mi fanno allegria,
due volte al dì suonan l’Ave Maria.

Poveri vecchi! quanto materiale
han trascinato tutto a braccia e a spalle!
Lassù, in fondo alla rupe,
in cima al paesel,
la casa di preghiera che sembrava un gioiel.

In fondo a quella rupe,
cosiddetta “Le Glorie”,
queste son verità e non son storie,
i vecchi l’han fatta e non ci son più,
a noi è restato l’obbligo di tenerla su.

Quando tutto l’andava a gonfie vele,
aveva una colonia in Seveselle,
anche lassù tutto l’ha avuto fin,
c’è rimasto soltanto Giovanin,
che con la sua affabile parola
collega Rivarola con Larola.

Larola è la colonia più aderente,
composta l’è tutta di brava gente!
Capaci anche di far fatiche strane,
pur di sentir suonare le campane.

Due famiglie son di la dal fiume,
che del Boschetto portano il costume,
ma quando l’impegno c’è per il Paese,
non guardano al lavor, nemmeno a spese.

La Villa dei Bassoni, Varacchi, Sabini e Riccoboni,
con la Torre formano il gruppo grosso,
con tre famiglie stan di la dal fosso.
Con altri nomi più presso e più vicini,
figura anche il nome dei Sabini.

Due bravi giovanotti, alquanto attenti,
sono Renzo e Rita, tutti e due Scarpenti.
C’invitano a tornar su da S. Pietro,
che non è il caso di lasciare indietro.

L’eco delle campane non fa torti,
sono pei vivi e sono anche pei morti.
Suonerà per queste grandi feste,
che la sua Chiesa ormai ha la nuova veste.

Se saremo onesti fino alla morte,
San Pietro ci aprirà l’eterne porte,
sperando di trovarci ancor lassù,
ho finito, non posso dir di più.

Cav. Ernesto Augusto Sabini

(1): il campanile.

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