Il Borgo e San Clemente (23 novembre) – a cura di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR)

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Di seguito il testo di Giacomo Bernardi (appassionato della storia e delle tradizioni di Borgo Val di Taro, Parma),  intitolato Il Borgo e San Clemente (23 novembre).

Approfondimento nel post Proverbio: P’r San Cl’mèint’ l’invèrnu u m’tta un dèint’ (23 novembre San Clemente) – a cura di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR)

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Davvero nessuno conosce il motivo per cui al Borgo è presente, in quel posto, un vicolo intitolato a San Clemente?
Vi mostro l’elenco dei comuni, frazioni e città che portano il nome di questo Santo.

• San Clemente – comune in provincia di Rimini
• San Clemente – l’unica frazione di Bastiglia in provincia di Modena
• San Clemente – frazione di Reggello (FI)
• San Clemente – frazione di Leonessa (RI)
• San Clemente – frazione di Monterenzio (BO)
• San Clemente – frazione di Caserta
• San Clemente – città dell’Argentina (provincia di Córdoba)
• San Clemente – comune del Cile (provincia di Talca)
• San Clemente – municipalità delle Filippine (provincia di Tarlac)
• San Clemente – comune della Spagna
• San Clemente – città degli Stati Uniti (California)
• Isola di San Clemente – a Venezia
• Isola di San Clemente – negli Stati Uniti (California)

E anche un’ immagine che si riferisce, come le altre, all’episodio relativo alla gettata in mare del Santo-martire, con una pesante ancora al collo.

San Clemente

 Allora San Clemente. Perché quella via e in quel posto? Eccovi la storia.
La chiesa di San Clemente
Vicolo San Clemente, come molti sanno, è quello che parte da Via Nazionale per finire dietro le mura. Diciamo che è una prosecuzione di Via Cassio.
In quel vicolo vi era, fin dal ‘600, una chiesa, o meglio oratorio di San Clemente.
L’ingresso dava sua via Nazionale, dove c’era fino a qualche tempo fa il negozio di Mauro Valla.
Da dove traessero devozione i borghigiani per questo santo, che fu discepolo diretto degli apostoli Pietro e Paolo, non ci è dato di saperlo.
Quello che è certo è che Gian Luigi Platoni istituì nel suo testamento, in data 26 gennaio 1626, come suo erede, Pelegrino Costamezzana, con la ingiunzione però di erigere in Borgotaro un oratorio sotto il titolo di San Clemente e di procurare che tre sacerdoti vi celebrassero tre Messe al giorno.
Pelegrino Costamezzana era nipote del suddetto Platoni perché figlio di una sua sorella.
L’11 giugno 1655 il Vescovo di Piacenza Mons. Zandemaria, in visita pastorale al Borgo, trova l’oratorio come una realtà già realizzata, anche se non manca di suggerire di porre, dietro l’altare, un quadro raffigurante il Santo titolare.
In quell’occasione la torre ancora non c’era e sappiamo che verrà costruita intorno alla metà del ‘700. Si legge in un documento che fosse “rotonda e snella”.
Esistono elenchi dei tre sacerdoti di volta in volta incaricati per le Messe volute dal testatore. Volontà che furono a lungo rispettate dai discendenti – eredi che nel settecento erano, ormai, i Manara.
Fra questi sacerdoti compaiono molti borghigiani: Nella metà del ‘600 erano: Don Stefano Restani, Don Pietro Bertolotti, Don Paolo Rovinaglia ed in seguito Don Simone Fenaroli, Don Bartolomeo Manara ecc.
Due erano le feste principali che vi venivano solennemente celebrate: quella di San Clemente (23 novembre) e quella di San Filippo Neri (26 maggio), il sacerdote fondatore degli oratoriani, grande educatore dei giovani. In San Clemente, ancora nella metà dell’800, i giovani andavano a dottrina.
Questo oratorio non era di grande capienza, ma nemmeno troppo piccolo. Era dotato di un artistico altare e di una piccola sacrestia.
Nei giorni di festa sopra ricordati, nell’unico altare “eleganti forma constructum”, come dice il Vescovo Cerati, venivano celebrate fino a 20 sante Messe.
Alla domenica, come già detto, vi si faceva catechismo.
Dal 1856 in poi, l’unica Messa quotidiana rimasta, veniva celebrata per comodità degli scolari, i quali, come lascia scritto un parroco, prima di iniziare le lezioni vi venivano condotti.
Per quanto riguarda chiusura e demolizione, sappiamo soltanto che il 15 giugno 1875, Mons. Scalabrini ne registrava la chiusura.
Pensate quanta storia sta dietro un semplice nome: Vicolo San Clemente. E per fortuna i nostri vecchi hanno voluto dedicare a questo Santo un vicolo in modo che la memoria di quella storia possa restare in chi vorrà, anche in futuro, chiedersi il perché della presenza di quel nome.
Davvero il libro che avrei voluto scrivere: “Un nome, una via, una storia”, poteva essere interessante. Toccherà, la fatica, a qualcun altro.
L’immagine: particolare di una mappa del Borgo (1831). Sulla destra, quasi in fondo all’immagine, si può vedere la croce che indica un luogo sacro: appunto San Clemente. Da notare l’errore del disegnatore che sulla nostra chiesa parrocchiale scrive S. Antonio anziché S. Antonino.
Posseggo anche un’altra immagine nella quale si vede, sia pure di profilo e defilata, la parte alta della facciata della chiesa, ma sono un cattivo riproduttore di immagini, come si vede nella mappa.
Giacomo Bernardi

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