Giacomo Bernardi – La nostra piccola SHOAH: Mario Gatti: quella sera di Natale del 1944 (5° parte) – Borgotaro (Parma)

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Di seguito il testo di Giacomo Bernardi (appassionato della storia e delle tradizioni di Borgo Val di Taro, Parma), intitolato “La nostra piccola SHOAH: Mario Gatti: quella sera di Natale del 1944 (5° parte)”.

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 La nostra piccola SHOAH: Mario Gatti: quella sera di Natale del 1944 (5° parte) – Borgotaro (Parma), 

Anni fa, era il 2001, andai a casa di Mario Gatti. Abitava (e abita) alla Costazza. Sapendo che aveva condiviso con Aldo Dellapina quella terribile esperienza, andai a trovarlo per avere una sua testimonianza
Dopo avergli letto quanto avevo scritto di Aldo, gli chiesi se potesse integrare con qualche particolare.
E lui mi racconta ….. anzi, mi raccontò ….
***
“Avevo sedici anni, abitavo a Frasso, Aldo al Poggio. Ci conoscevamo bene. Tra noi due c’era soltanto un anno di differenza. Il 15 luglio, quando abbiamo capito che c’era in atto un grosso rastrellamento, mio padre mi mandò vicino a Munticià a nascondere i buoi. Poi decisi di scappare verso Porcigatone dove avevo dei parenti.
Là, trovai Aldo. Con lui, ogni giorno, scendevamo a Rizzone per cercare di capire se i tedeschi avevano abbandonato il Borgo in modo da poter tornare a casa. Ma le cose peggiorarono perché qualche giorno dopo i tedeschi si avvicinarono a Porcigatone.
Allora ci rifugiammo a Ceredasco, in un canalone, con altre persone, tra le quali c’era anche mio fratello Felice. Lui, più di noi era in pericolo perché aveva 19 anni e doveva essere a militare. I più anziani cominciarono a dirci che eravamo dei ragazzi e potevamo uscire che tanto i tedeschi non ci avrebbero fatto nulla. Uscimmo e subito siamo caduti in mano dei tedeschi. Era il 19 luglio. Con loro c’erano una ventina di borgotaresi: ricordo Baudassi e Folli. Dormimmo sotto un albero, con l’impegno anche, a turno, di vigilare sulle bestie che avevano requisito. C’erano circa 300 bovini
e un’infinità di pecore.
Il giorno dopo scendemmo verso il Ceno, dove dormimmo. Ricordo che passando per Varsi vedemmo due partigiani impiccati.
Camminammo, sempre guidando le mandrie, fino ad arrivare a Rubiano, dopo aver pernottato a Vianino.
La notte seguente, per evitare l’aviazione alleata, ci fecero condurre un centinaio di mucche fino al macello di Parma. Di giorno rientrammo: in tram fino a Fornovo e poi a piedi per Rubiano. Così fu anche per la notte seguente, solo che non ritornammo, perchè ci relegarono nel campo Sportivo “Tardini”.
Da qui ci portarono a Sassuolo e poi mi è accaduto tutto quello che ha scritto Aldo.
Siamo ritornati alle nostra famiglie il 1° settembre 1945, dopo 14 mesi di assenza”.
*
Gli dico che, tutto sommato, sono stati fortunati.
Mi guarda un po’, poi dice:
“Devo ringraziare mia moglie. Mi ha aiutato molto. Di notte avevo degli incubi, mi svegliava e mi calmava. Ancora oggi non posso guardare un film di guerra dove ci sono i tedeschi. Mi sento male.
Pensavamo di non poter più tornare a casa nostra. Ricordo la sera di Natale del 1944, eravamo in una decina nella stanza. Ognuno di noi stava pensando al proprio paese, alla propria famiglia. I più anziani, si fa per dire perché avevano una quarantina d’anni, cominciano a dire che bisogna recitare un rosario e chiedono se c’è qualcuno in grado di farlo.
Nessuno si offre. Aldo, sapendo che io potevo farlo, mi pregò di
iniziare.
Quel rosario non finì mai. Arrivammo a metà, poi tutti cominciammo a piangere e a gridare. La nostra situazione ci pareva veramente disperata.
Io avevo soltanto sedici anni e Aldo diciassette”.
***
Questo e altro potrete leggere nel mio libro: “1944: quel luglio i sangue”.

Giacomo Bernardi

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