La rivolta contro i Landi 1578 (2) di Giacomo Bernardi – Borgotaro (Parma)

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Di seguito il testo di Giacomo Bernardi (appassionato della storia e delle tradizioni di Borgo Val di Taro, Parma), intitolato “La rivolta contro i Landi 1578 (2)”.

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Questa che leggete è una ricostruzione di quanto accadde al Borgo in quel lontano gennaio del 1578. La ricostruzione è stata fatta desumendo le notizie da una cronaca dell’epoca. Infatti la Comunità di Borgotaro, accorgendosi di averla “fatta grossa”, non era cosa da poco rivoltarsi contro i Landi, decisero di pubblicare un libretto nel quale cercarono di giustificare l’accaduto enumerando tutti i cattivi comportamenti dei Landi verso il Borgo. In Associazione abbiamo ancora copie anastatiche da noi fatte stampare di questo libretto che uscì nel 1578, stampato a Parma

 

La rivolta contro i Landi 1578 (2)

 

Stamani, sabato 25 gennaio, ricorrenza della Conversione di San Paolo, si riunisce il Consiglio.
Questa notte è caduta un po’ di neve e la tramontana soffia ancora ch’è un piacere.
Quando alle dieci arrivai in piazza, questa era già colma. Gli animi erano surriscaldati. Tra il popolo vociante, cosa inaudita, c’era anche l’Arciprete e molti preti.
Nel salone del Comune era in corso il “Consiglio Pieno” presieduto dal Console Bartolomeo Boveri.
A un certo punto vidi alcuni salire di corsa le scale del Comune, travolgere gli sbirri, e inveire. Anche il clero salì le scale. Da sotto sentivo gridare, minacciare … poi, Dio mio, mai l’avrei immaginato … si apre la finestra della sala del Consiglio e vedo un corpo che viene scaraventato giù in piazza.
La neve attorno al corpo si fa rossa di sangue. Il poveraccio non dà segni di vita.
E’ un nobile, un Consigliere, lo vedo dall’abito e dallo stiletto. Poi un nome comincia a circolare nella piazza: – “E’ il capitano Misuracchi”.
Vedo il castellano fuggire verso il castello, inseguito da una decina di persone che lo percuotono …. e fare a pezzi, sì lo giuro, un servo del Bargello.
Scendono delle persone: “Libertà, libertà, abbasso i Landi”.
E’ una rivolta, una rivoluzione. La gente si scatena, brucia i libri del fisco, corre a prendere bastoni, spade, fucili da caccia. Molti s’infilano nelle bettole a bere qualche bicchiere di troppo, mentre i più responsabili cominciano a pensare alle conseguenze.
L’avevamo combinata grossa quel giorno!
Quale sarà la reazione del Principe? Come ci difenderemo dal suo esercito? In casa Manara, giù in fondo al Borgo, le luci delle candele rimasero accese per lungo tempo, mentre i Capitani Nicolò Stradelli e Aurelio Manara, si impegnavano a raccogliere due compagnie di armati per calmare la gente e opporsi ad ogni invasione.
Venne chiesto aiuto al Governatore di Pontremoli che inviò delle truppe.
Il Principe Claudio Landi diede ordine a quei di Bardi e di Compiano di portarsi a Porcigatone. Quindi, al comando del Capitano Bonetti, l’armata scese fino a Monticelli e da lì, contando sul loro numero e sul loro armamento, intimarono ai borghigiani di arrendersi.
Quando sentii suonare le campane a martello, presi la scure e mi avviai verso la porta di Bardi.
Mi trovai in mezzo ad un baccano infernale. Chi aveva un bastone, chi uno schioppo, chi una scure. Alcuni Consiglieri avevano la corazza. C’erano anche alcuni di Parma ben equipaggiati, forse inviati da Ottavio Farnese.
Uscimmo baldanzosi dalla porta prendendo la strada per Bardi. Quindi c’indirizzammo verso Monticelli dove, a piè fermo, ci attendeva l’armata di Claudio Landi.
Erano ben sistemati, ma la nostra rabbia era tale che nessuno badò al pericolo.
Mentre salivamo, loro cominciarono a sparare, oh se sparavano! Molti di noi caddero a terra feriti,
qualcuno morì. Poi gli fummo sopra. Un colpo uccise il loro comandante Capitano Bonetti e ciò mise in loro tanto spavento che si diedero alla fuga.
Molti di loro indossavano pesanti bardature di protezione. Erano impacciati, correvano a fatica, spesso cadevano. Per loro non c’era scampo: venivano accoltellati, strangolati, infilzati. Quanto sangue!
Non ci accontentammo di metterli in fuga, li inseguimmo fino a Bardi dove entrammo. E qui, voglia il Signore perdonare ciò che fecero molti miei concittadini: sfondarono porte, demolirono bettole e botteghe, rubacchiarono di tutto.
Io non mi macchiai di gravi colpe.
Tornai a casa con un maialino: dovevo pur festeggiare quella storica vittoria!
Da allora non si parlò mai più dei Landi e passammo con i Farnese di Parma.
Liberamente tratto da documenti dell’epoca.
Nella foto: la copertina del ciclostilato (fatto in casa) che pubblicammo 40anni fa. In seguito, tuttavia, l’Ass. Emmanueli pubblicò un cofanetto con 2 volumi, a cura di Daniele Calcagno

Giacomo Bernardi
 

 

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