Giacomo Bernardi – La nostra piccola SHOAH: La “shoah” del Borgo (3° parte) – Borgotaro (Parma)

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Di seguito il testo di Giacomo Bernardi (appassionato della storia e delle tradizioni di Borgo Val di Taro, Parma), intitolato “La nostra piccola SHOAH: La “shoah” del Borgo (3° parte)

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Giacomo Bernardi – La nostra piccola SHOAH: gli ebrei a Borgotaro (1° parte) – Borgotaro (Parma)

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 La nostra piccola SHOAH: La “shoah” del Borgo (3° parte) – Borgotaro (Parma), 

 

In concomitanza con la “giornata della memoria”, mi piace ricordare come anche i borghigiani abbiano sofferto e vissuto quei giorni, quei tragici avvenimenti. Parlo della “Shoah”, nome che significa “Olocausto”.
Prima di parlare degli ebrei, qui internati, vi parlo dei borghigiani “deportati” in Germania”.
Mi viene in mente, innanzi tutto, un incontro di qualche anno fa con la prof. Pignedoli dal titolo “I borgotaresi nel campo di lavoro di Kahla in Turingia”. Frutto di una ricerca che ha individuato tra gli “ospiti” di quel campo alcuni borgotaresi assai noti a chi ha una certa età.
Costoro furono deportati in Germania e internati nel campo di concentraento di Kahla, centro di produzione dell’aereo ME 262, una delle più potenti armi segrete di Hitler. Nel campo, 35 km di gallerie scavate sotto una montagna,, le condizioni di vita erano bestiali. Con una media di 20 morti al giorno.
Seimila dei 15.000 schiavi internati morirono
La relatrice ha citato, tra i deportati, questi borgotaresi:
Colla Arturo, che è il padre di Giulio Colla
De Cosimo Michele, il postino di un tempo, padre di Chechetto e Igino
Nuti Anselmo, fratello di Nuti Arnaldo
Bozzia Pietro, dovrebbe essere, ma devo accertarmene, il padre della Antonietta dal Vagon
Bozzia Mario, non sono ancora riuscito ad individuarlo
Zanrè Giovanni, purtroppo deceduto e sepolto nel cimitero tedesco di Kahla, non ho capito chi possa essere.
Vittorio Pescatori, padre di Rosetta. Anche lui non farà ritorno.
Rosi Gino, dato per borgotarese, ma per me non rintracciabile.
Fantini….non ricordo il nome. Faceva il fornaio dai Binacchi e mi pare avesse gestito per qualche tempo il bar, che poi sarà di Gatti Mario, che si trovava nel posto in cui oggi vediamo il Ca Market dei Camisa, in via Nazionale.
Da ultimo Ivo Oppici, con il quale la ricercatrice è venuta a contatto, riuscendo ad avere da lui una memoria scritta di quell’esperienza. Durante l’incontro sono state anche proiettate immagini di una lunga intervista fatta ad Ivo.
Mi è un po’ difficile spiegare ai giovani chi fosse questo Ivo che negli anni ’50 emigrò in Cile. Suo zio era Alarico Gasparini “Figna”. Una sorella di quest’ultimo aveva sposato un Oppici. Da loro nasce Ivo. Si diploma ragioniere, lavora qualche tempo alla Banca Valtarese, poi raggiunge il padre in Cile. Il padre si era allontanato dalla moglie, rimasta al Borgo. Ho avuto la possibilità di conoscerlo di persona. Aveva qualche anno più di me. Alcuni anni fa ci siamo ritrovati sul web. Mi chiedeva continuamente notizie su questo e su quello, aveva voluto che spedissi a Roma, dove aveva un figlio, alcuni miei libri. Un anno approfittai di un viaggio fatto in Cile da Romeo Broglia, per inviargli altri miei libri. Da circa due anni non avevo notizie. Durante l’incontro, la relatrice prof. Pignedoli, mi ha informato che è morto da più di un anno.
Provo grande rammarico al pensiero che queste persone, depositarie di tale esperienza, sopravvissute a tanto orrore, non siano state da noi, quando erano in vita, utilizzate, ascoltate, intervistate, portate nelle aule scolastiche a testimoniare come gli uomini possano, in certi momenti della storia, perdere la loro umanità al punto di trattare come bestie i loro simili.
Se qualcuno, attraverso gli anziani di casa, dovesse venire a conoscere qualcosa di più di quanto da me scritto, lo prego di darmene notizia. Forse sull’ultima guerra ancora non conosciamo tuttto, molto andrà ancora fatto conoscere.

Giacomo Bernardi

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