Giacomo Bernardi – La nostra piccola SHOAH: gli ebrei a Borgotaro (2° parte) – Borgotaro (Parma)

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Di seguito il testo di Giacomo Bernardi (appassionato della storia e delle tradizioni di Borgo Val di Taro, Parma), intitolato “La nostra piccola SHOAH: gli ebrei a Borgotaro (2° parte) Montechiarugolo … Fossoli … Auschwitz

Guarda Giacomo Bernardi – La nostra piccola SHOAH: gli ebrei a Borgotaro (1° parte) – Borgotaro (Parma)

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 La nostra piccola SHOAH: gli ebrei a Borgotaro (2° parte) – Borgotaro (Parma), Montechiarugolo … Fossoli … Auschwitz” 

Il caso ha voluto che a Borgotaro, nel 1941, arrivasse una certa Dora Klein. Una ebrea polacca, laureata in medicina, che aveva sposato un italiano ufficiale della Marina Militare. I due, che avranno una figlia (Silvia) vagano a seconda del luogo in cui lavora il marito, finché questo viene inviato a Spezia. Dovessero scoprire che si è sposato con un’ebrea, se la passerebbe male, e allora trovano una casa Borgotaro, dove lei si ferma con la figlia Silvia, e lui viaggia, tornando ogni venerdì da Spezia. Lei finirà ad Auschwitz-Birkenau, ma sarà una delle poche a sopravvivere. Infatti il libro che scriverà avrà come titolo “Vivere e sopravvivere”.

Ben quattro capitoli del libro recano, nel titolo, il nome Borgotaro:
il 14° : La Valle del Taro, Borgotaro;
il 15°: Borgotaro, le amicizie;
il 16°: Borgotaro;
il 17°: A Borgotaro da sola.
E’ lei, nel libro, a descrivere l’arrivo a Borgotaro di un gruppo di ebrei, del quale abbiamo già scritto (guarda Giacomo Bernardi – La nostra piccola SHOAH: gli ebrei a Borgotaro (1° parte) – Borgotaro (Parma)). Ed è attraverso di lei che di loro veniamo a conoscere qualcosa di più. Mi interessa, del libro, sottolineare il riferimento che si fa, spesso, alla tolleranza, quasi solidarietà, dei borgotaresi in quei giorni.
Quando scrive dell’arrivo degli ebrei al Borgo, così si esprime: “Nel frattempo, non ricordo la data precisa, era arrivata a Borgotaro una piccola colonia di ebrei jugoslavi, fuggiti dal loro paese invaso dai tedeschi. A Borgotaro si trovavano in qualità di internati, con ampi spazi di libertà concessa loro dalle autorità locali. Godevano inoltre della comprensione e spesso della simpatia della popolazione che non riconosceva le colpe attribuite a quella gente”.
In un altro brano, in cui segnala un comportamento del marito, scrive “…ma a conti fatti, in un paese tollerante come Borgotaro rischiava poco….”.
Quando nel luglio 1943 cade Mussolini, scrive “…diede luogo ad esplosioni di giubilo e di esultanza collettivi…..che spettacolo! Fu tutt’un reciproco abbracciarsi e congratularci….si buttavano giù dai cornicioni i ritratti del Duce, si demolivano a colpi di martello i suoi busti….Queste manifestazioni spontanee del popolo non meravigliavano a Borgotaro, paese in maggioranza di sentimenti antifascisti”.
Quando entrano in vigore le leggi antirazziali anche in Italia, Dora mette in salvo la figlia e attende con ansia e timore…. Nel frattempo il gruppo di ebrei scompare. Lei rimane sola…in attesa. Pensa di andare con i partigiani, dei quali ha qualche notizia…un mattino, del dicembre 1943, poco dopo Natale, arriva l’ordine dai carabinieri ……. preparare la valigia……..Montechiarugolo…….Fossoli……..Auschwitz.
Non aggiungo altro.
Il libro “Vivere e sopravvivere” venne presentato alcuni anni fa, sotto il Pretorio, dalla nostra Associazione. L’autrice era ancora viva, ma non presente. C’era però la figlia. Quest’ultima, alla fine della presentazione, ringraziò i borgotaresi a nome della madre. Raccontò un particolare: disse che sua madre, quando seppe che sarebbe stata condotta altrove dai carabinieri, mise in un grosso pacco tutto quanto possedeva di più caro, compresi ori e altri beni, consegnandolo poi ad una signora che abitava vicino a lei (alla Madonnina). Al ritorno da Auschwitz, dopo qualche mese venne al Borgo. Andò dalla signora, la quale le restituì il pacco intatto così come glielo aveva consegnato. Questo a differenza di migliaia di ebrei che, al loro ritorno, non trovarono più nulla. A queste parole, dalla piazza (c’era molta gente quella sera) si alzò una mano e si sentì una voce: “Era mia madre, quella donna!”. A parlare una Mariani, della quale ora mi sfugge il nome, vedova di Francesco Dallara, il bidello del Liceo.
Vi consiglio di leggere il libro. In una parte c’è la storia d’amore (assai tribolata) dei due, poi la dimora al Borgo, in ultimo l’inferno del Lager. In biblioteca ce n’erano due copie. (…)
Dora Klein, Vivere e sopravvivere, ed. Mursia, 2001. Ristampato nel 2002-2003-2004.

Giacomo Bernardi

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