Copia dell’Adorazione dei pastori con San Pietro e San Giovannino (San Giovanni Battista) – Chiesa Sant’Antonino – Borgotaro (Parma) – Avvento 2018

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Domenica 2 dicembre 2018, si è celebrata la Prima Domenica di Avvento, tempo di grazia e di attesa del Santo Natale, memoriale della nascita del Nostro Signore Gesù Cristo, fattosi carne e venuto ad abitare in mezzo a noi. 

Per questo motivo vi proponiamo le foto (scatti del 3 dicembre 2018) della Chiesa di Sant’Antonino in Borgo Val di Taro (Parma – Italia), e della copia dell’Adorazione dei pastori con San Pietro e San Giovannino (San Giovanni Battista) dipinto che si trova nel Museo della Collegiata di Castell’arquato – Piacenza, insieme ad un testo tratto dal sito www.diocesipiacenzabobbio.org, scaricabile alla pagina CLIKKA 

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Ecco le immagini del 3 dicembre 2018 della copia dell’Adorazione dei pastori con San Pietro e San Giovannino (San Giovanni Battista), dipinto che si trova nel Museo della Collegiata di Castell’arquato – Piacenza), esposta nella Chiesa di sant’Antonino Martire a Borgotaro (Parma).

Testo tratto dal sito www.diocesipiacenzabobbio.org, scaricabile alla pagina CLIKKA 

Avvento 2018

Appoggiato a terra, sul davanzale, lì a tua disposizione, c’è un bambino. Sembra una radice, ciò su cui si poggia tutto: è proprio quel virgulto che permette ad un nuovo albero di crescere, quel virgulto che i Profeti cantarono e ci insegnarono ad attendere.

È piccolo, appena nato, perché è sempre così: sempre sul punto di far nascere, come se fosse il primo attimo della fede, qualcosa di nuovo dentro di te, dentro ciascuno di noi.

Accanto a lui San Giovanni Battista, anche lui ancora bambino, ma già adulto nei gesti appassionati.

Poi è la volta degli adulti: tutti schierati lì, Maria, la Madre, intenta nell’orazione e avvolta in una giallo oro che per un artificio ingegnoso del pittore diviene una strada che si perde verso l’orizzonte, San Giuseppe, nobile e compìto come un signore del rinascimento con vesti d’oro da re e rosse di appassionato e attento silenzio, un pastore curioso, quasi ad affacciarsi su questa strana finestra che ora assomiglia a un palcoscenico, a sinistra San Pietro, un po’ in disparte, ormai inverosimilmente vecchio, ormai presente come se tutto ciò fosse il ricordo di una storia raccontatagli da Maria e rivissuta nella sua immaginazione.

Una capanna ben disposta, a proteggere questi santi protagonisti di un’immagine che allo stesso tempo è immagine, immaginazione e realtà.

Le strade percorse dagli uomini divengono poi un paesaggio disteso e sereno, una cartolina. Un pastore coi suoi animali, dei viandanti nobilmente parati impegnati in conversazione (forse che si chiedano di quell’immagine, proprio come noi?), la rovina di un antico palazzo, suggestione dalla Leggenda Aurea di Iacopo da Varagine, e l’antico borgo, custode di questa meraviglia, Castell’Arquato. Alle sue porte, come alle porte di ogni cuore, ancora oggi accade il miracolo di quella nascita.
Lassù in alto poi gli angioletti, intenti a sostenere quell’annuncio che quella notte in cui fu dato era per i pastori, nel nostro giorno è per ogni vita.

I profeti attesero quel momento e i patriarchi ne desiderano l’accadere. Noi, oggi, ne gustiamo il discreto apparire su una soglia. Quella finestra che si apre, così solenne, dischiude un mondo. O meglio, dischiude il mondo, quello vero. È il mondo in cui l’io e il noi si sovrappongono, scoprendo un dono che è per il mondo e per ogni uomo. La bellezza di un’immagine, con la meraviglia che accompagna ogni stupefacente rivisitazione della realtà di cui solo l’immaginazione sa comprendere la verità, quella bellezza fa di un’immagine che squarcia la parete di un mondo altrimenti chiuso e limitato la ragione per cui a tutti è dato di sperare, di gioire.

Di attendere trepidanti.

Quel bambino su cui piove lo sguardo degli angeli, sapiente composizione di un pittore, non fu la storicistica realtà dei fatti, ma è la verità custodita dalla tenerezza di una storia che era appena all’inizio.

Proprio quel bimbo è appoggiato su un davanzale, a portata di mano per te.

E quegli angeli annunciano quello che i profeti cantarono: la gloria è di Dio e la pace per gli uomini, che in quel bimbo, quel Dio volle da sempre amare.

Come gli angeli cantarono e annunciarono quando nacque il Figlio unigenito del Padre, quale grande schiera nel cielo, “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama” (Lc 2,14), allo stesso modo due angeli sfolgoranti di luce dissero alle donne impaurite che Gesù non era lì, nel sepolcro, ma che era risuscitato (Lc 24,6).

Quegli angeli, annunciatori di cose nuove e buone, quegli angeli a cantare per una nascita e a gridare la risurrezione.

Già tutto è qui, perché qui vita e morte si ritrovano, tempo ed eternità si toccano, possibilità e speranza si abbracciano. Come ogni vita, tutto inizia con un bimbo. Come ogni vita, tutto si compie in un canto d’angeli.

E quello che è straordinario è che quel canto d’angeli, che oggi puoi solo immaginare, è, in quel bimbo, per te.

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