Giacomo Bernardi – “Il Cantamaggio di Anzola” – Bedonia (Parma – Italia) da: La Valtaro in tasca

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Di seguito il testo di Giacomo Bernardi (appassionato della storia e delle tradizioni di Borgo Val di Taro, Parma), “Il Cantamaggio di Anzola” – Bedonia (Parma – Italia), quanto ho scritto Giacomo Bernardi su “Valtaro in tasca”.

Sempre dalla mia “La Valtaro in tasca”, ecco come viene ricordato e documentato il “Cantamaggio”, appuntamento annuale (1° maggio), ad Anzola di Bedonia (Parma – Italia), per tante persone..

Guarda i post di Giacomo Bernardi“Il Cantamaggio di Anzola” – Bedonia (Parma – Italia)

“LaOgni anno, quando maggio s’avvicina, la campagna torna a farsi generosa: spuntano le viole, le giunchiglie, le primule; il faggio comincia a fogliare, mentre le robinie, lungo il ciglio delle strade, s’imbiancano di fiori.
Poi arriva maggio, e il primo giorno di quel mese anche gli uomini uniscono le loro voci, i loro canti al risveglio della natura.
E’ la tradizione del “cantamaggio” che affonda le sue radici in un tempo assai lontano, quando la sopravvivenza dell’uomo era legata al lavoro dei campi, alla regolarità delle stagioni, ai capricci del tempo.
Questa tradizione sopravvive ad Anzola, grazie al generoso impegno di un gruppo di persone che conserva l’uso di annunciare, col canto, l’arrivo della bella stagione.
Quel giorno, quando l’aurora dà l’annuncio dell’alba che sta per giungere, ad Anzola qualcuno già arriva: chi con il cestino sottobraccio, chi con la fisarmonica, altri col bastone. Tutti con camicie quadrettate, fazzolettoneal collo, cappello di paglia. Salgono sul pullman, una conta veloce e poi via.
Camminano l’intera giornata a portare, di casa in casa, di villaggio in villaggio i loro canti allegri e scherzosi, ovunque accolti con simpatia.
A voi padrun di casa
Vi siam venuti a dire
L’è arrivato maggio
Se n’è partito aprile…
E generosi sono gli omaggi che spesso ricevono (uova, salami, bottiglie).
Nel tardo pomeriggio, ad Anzola, cresce a dismisura l’attesa per il loro ritorno.
Si balla, si mangia, si beve, ma tutti scrutano in lontananza l’atteso spuntare del pullman. Quando qualcuno ne annuncia il sicuro arrivo, tutti escono dai tendoni, e si portano verso il ponticello sul Ceno, là dove si biforca la strada per il Tomarlo.
I “maggianti” scendono dal pullman, si riassettano un poco, formano il gruppo sistemando bene le fisarmoniche e s’avviano, per l’ultimo canto, in direzione della chiesa, tra centinaia di persone che precedono, seguono e fanno ala. E’ l’abbraccio a questi generosi che ogni anno danno vita a questa antica tradizione.
In pace vi troviamo
e in pace vi lasciamo
e arrivederci ad un altr’anno.
Questa l’ultima strofa, dell’ultimo canto. Poi sarà festa, un’altra festa. Le uova diverranno giganti frittate, i salumi affettati, le bottiglie aperte, il vino versato in abbondanza.
Il “maggio” è finito, comincia la lunga notte.
Da: “La Valtaro in tasca” di Giacomo Bernardi.

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