Incontro: Legge 168 del 20 novembre 2017 – Norme in materia di domini collettivi – Albareto (Parma) – 16 marzo 2018

16 marzo 2018
21:00a22:00
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comunalia-albareto-convegnoVenerdì 16 marzo 2018 alle ore 21, presso l’ex Sala Consiliare nel Palazzo della Comunalia ad Albareto (Parma), si svolgerà l’incontro: Legge 168 del 20 novembre 2017 – Norme in materia di domini collettivi.

La serata e organizzata dal Comune di Albareto in collaborazione con la Comunalia di Albareto.

Interverranno: Davide Riccoboni (Sindaco di Albareto – PR), Massimiliano Rolandi (Presidente Comunalia di Albareto), Michele Dellapina (Consorzio Comunalie)

Relatore Giorgio Pagliari – Primo Firmatario della Legge

comunalia-albareto-convegnoapprofondimento (fonte CLIKKA)

Legge 20 novembre 2017, n. 168
Norme in materia di domini collettivi.

Gazzetta Ufficiale n. 278 del 28 novembre 2017 La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Promulga

la seguente legge:
Art. 1 

Riconoscimento dei domini collettivi

1. In attuazione degli articoli 2, 9, 42, secondo comma, e 43 della Costituzione, la Repubblica riconosce i domini collettivi, comunque denominati, come ordinamento giuridico primario delle comunita’ originarie:
a) soggetto alla Costituzione;
b) dotato di capacita’ di autonormazione, sia per l’amministrazione soggettiva e oggettiva, sia per l’amministrazione vincolata e discrezionale;
c) dotato di capacita’ di gestione del patrimonio naturale, economico e culturale, che fa capo alla base territoriale della proprieta’ collettiva, considerato come comproprieta’ inter-generazionale;
d) caratterizzato dall’esistenza di una collettivita’ i cui membri hanno in proprieta’ terreni ed insieme esercitano piu’ o meno estesi diritti di godimento, individualmente o collettivamente, su terreni che il comune amministra o la comunita’ da esso distinta ha in proprieta’ pubblica o collettiva.
2. Gli enti esponenziali delle collettivita’ titolari dei diritti di uso civico e della proprieta’ collettiva hanno personalita’ giuridica di diritto privato ed autonomia statutaria.

NOTE

Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto dall’amministrazione competente per materia, ai sensi dell’art. 10, comma 3, del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge alle quali e’ operato il rinvio. Restano invariati il valore e l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
Per le direttive CEE vengono forniti gli estremi di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea (GUUE).

Note all’art. 1:
Il testo degli articoli 2, 9, 42 e 43 della Costituzione della Repubblica italiana, e’ il seguente:
«Art. 2. – La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalita’, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarieta’ politica, economica e sociale.»;
«Art. 9. – La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.  Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.»;
«Art. 42. – La proprieta’ e’ pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.  La proprieta’ privata e’ riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. La proprieta’ privata puo’ essere, nei casi previsti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale.
La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredita’.»;
«Art. 43. – A fini di utilita’ generale la legge puo’ riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunita’ di lavoratori o di utenti, determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.».  

Art. 2 

Competenza dello Stato

1. La Repubblica tutela e valorizza i beni di collettivo godimento, in quanto:
a) elementi fondamentali per la vita e lo sviluppo delle collettivita’ locali;
b) strumenti primari per assicurare la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale nazionale;
c) componenti stabili del sistema ambientale;
d) basi territoriali di istituzioni storiche di salvaguardia del patrimonio culturale e naturale;
e) strutture eco-paesistiche del paesaggio agro-silvo-pastorale nazionale;
f) fonte di risorse rinnovabili da valorizzare ed utilizzare a beneficio delle collettivita’ locali degli aventi diritto.
2. La Repubblica riconosce e tutela i diritti dei cittadini di uso e di gestione dei beni di collettivo godimento preesistenti allo Stato italiano. Le comunioni familiari vigenti nei territori montani continuano a godere e ad amministrare loro beni in conformita’ dei rispettivi statuti e consuetudini, riconosciuti dal diritto anteriore.
3. Il diritto sulle terre di collettivo godimento si caratterizza quando si verificano le seguenti situazioni:
a) avere normalmente, e non eccezionalmente, ad oggetto utilita’ del fondo consistenti in uno sfruttamento di esso;
b) essere riservato ai componenti della comunita’, salvo diversa decisione dell’ente collettivo.
4. I beni di proprieta’ collettiva e i beni gravati da diritti di uso civico sono amministrati dagli enti esponenziali delle collettivita’ titolari. In mancanza di tali enti i predetti beni sono gestiti dai comuni con amministrazione separata. Resta nella facolta’ delle popolazioni interessate costituire i comitati per l’amministrazione separata dei beni di uso civico frazionali, ai sensi della legge 17 aprile 1957, n. 278.
5. I principi della presente legge si applicano alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano in conformita’ ai rispettivi statuti e alle relative norme di attuazione.

Note all’art. 2:
La legge 17 aprile 1957, n. 278, reca: «Costituzione dei Comitati per l’amministrazione separata dei beni civici frazionali». 

Art. 3 

Beni collettivi

1. Sono beni collettivi:
a) le terre di originaria proprieta’ collettiva della generalita’ degli abitanti del territorio di un comune o di una frazione, imputate o possedute da comuni, frazioni od associazioni agrarie comunque denominate;
b) le terre, con le costruzioni di pertinenza, assegnate in proprieta’ collettiva agli abitanti di un comune o di una frazione, a seguito della liquidazione dei diritti di uso civico e di qualsiasi altro diritto di promiscuo godimento esercitato su terre di soggetti pubblici e privati;
c) le terre derivanti: da scioglimento delle promiscuita’ di cui all’articolo 8 della legge 16 giugno 1927, n. 1766; da conciliazioni nelle materie regolate dalla predetta legge n. 1766 del 1927; dallo scioglimento di associazioni agrarie; dall’acquisto di terre ai sensi dell’articolo 22 della medesima legge n. 1766 del 1927 e dell’articolo 9 della legge 3 dicembre 1971, n. 1102; da operazioni e provvedimenti di liquidazione o da estinzione di usi civici; da permuta o da donazione;
d) le terre di proprieta’ di soggetti pubblici o privati, sulle quali i residenti del comune o della frazione esercitano usi civici non ancora liquidati;
e) le terre collettive comunque denominate, appartenenti a famiglie discendenti dagli antichi originari del luogo, nonche’ le terre collettive disciplinate dagli articoli 34 della legge 25 luglio 1952, n. 991, 10 e 11 della legge 3 dicembre 1971, n. 1102, e 3 della legge 31 gennaio 1994, n. 97;
f) i corpi idrici sui quali i residenti del comune o della frazione esercitano usi civici.
2. I beni di cui al comma 1, lettere a), b), c), e) e f), costituiscono il patrimonio antico dell’ente collettivo, detto anche patrimonio civico o demanio civico.
3. Il regime giuridico dei beni di cui al comma 1 resta quello dell’inalienabilita’, dell’indivisibilita’, dell’inusucapibilita’ e della perpetua destinazione agro-silvo-pastorale.
4. Limitatamente alle proprieta’ collettive di cui all’articolo 3 della legge 31 gennaio 1994, n. 97, e’ fatto salvo quanto previsto dall’articolo 11, terzo comma, della legge 3 dicembre 1971, n. 1102.
5. L’utilizzazione del demanio civico avviene in conformita’ alla sua destinazione e secondo le regole d’uso stabilite dal dominio collettivo.
6. Con l’imposizione del vincolo paesaggistico sulle zone gravate da usi civici di cui all’articolo 142, comma 1, lettera h), del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, l’ordinamento giuridico garantisce l’interesse della collettivita’ generale alla conservazione degli usi civici per contribuire alla salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio. Tale vincolo e’ mantenuto sulle terre anche in caso di liquidazione degli usi civici.
7. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le regioni esercitano le competenze ad esse attribuite dall’articolo 3, comma 1, lettera b), numeri 1), 2), 3) e 4), della legge 31 gennaio 1994, n. 97. Decorso tale termine, ai relativi adempimenti provvedono con atti propri gli enti esponenziali collettivita’ titolari, ciascuno per il proprio territorio di competenza. I provvedimenti degli enti esponenziali adottati ai sensi del presente comma sono resi esecutivi con deliberazione delle Giunte regionali. Il comma 2 dell’articolo 3 della legge 31 gennaio 1994, n. 97, e’ abrogato.
8. Negli eventuali procedimenti di assegnazione di terre definite quali beni collettivi ai sensi del presente articolo, gli enti esponenziali delle collettivita’ titolari conferiscono priorita’ ai giovani agricoltori, come definiti dalle disposizioni dell’Unione europea vigenti in materia.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara’ inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.
Data a Roma, addi’ 20 novembre 2017

MATTARELLA 

Gentiloni Silveri, Presidente del Consiglio dei ministri

Visto, il Guardasigilli: Orlando

Note all’art. 3:
Il testo degli articoli 8 e 22 della legge 16 giugno 1927, n. 1766, recante «Conversione in legge del regio decreto 22 maggio 1924, n. 751, riguardante il riordinamento degli usi civici nel Regno, del regio decreto 28 agosto 1924, n. 1484, che modifica l’art. 26 del regio decreto 22 maggio 1924, n. 751, e del regio decreto 16 maggio 1926, n. 895, che proroga i termini assegnati dall’art. 2 del R.D.L. 22 maggio 1924, n. 751» e’ il seguente:
«Art. 8. – Le comunioni generali per servitu’ reciproche, qualora esistano, e tutte le comunioni particolari nelle quali non siano demani comunali, salvo il caso di cui all’ultimo comma del presente articolo, saranno sciolte senza compenso.
Le comunioni generali per condominio, e le particolari, sia per condominio sia per servitu’, fra Comuni, fra Comuni e frazioni, o fra due frazioni anche dello stesso Comune, si scioglieranno con l’attribuzione a ciascun Comune o a ciascuna frazione di una parte delle terre in piena proprieta’, corrispondente in valore all’entita’ ed estensione dei reciproci diritti sulle terre, tenuto conto della popolazione, del numero degli animali mandati a pascolare, e dei bisogni di ciascun Comune e di ciascuna frazione.
Si considerano comunioni generali quelle costituite sugli interi territori delle comunita’ partecipanti; si considerano particolari quelle che comprendono solo una parte di detti territori.
In considerazione dei bisogni dell’economia locale potranno essere conservate le promiscuita’ esistenti nel qual caso ne sara’ fatto rapporto motivato al Ministero dell’economia nazionale, che provvedera’.»;
«Art. 22. – Qualora l’estensione delle terre da ripartire non sia sufficiente per soddisfare tutte le domande delle famiglie che vi hanno diritto, si potra’ provvedere all’assegnazione mediante sorteggio fra le famiglie indicate nel primo comma dell’art. 13.
Allo scopo di aumentare la massa da dividere fra gli aventi diritto, e’ tuttavia consentito tanto ai Comuni quanto alle associazioni degli utenti di avvantaggiarsi delle disposizioni del decreto-legge Luogotenenziale 14 luglio 1918, n. 1142, diretto ad agevolare l’acquisto di nuovi terreni.
La stessa facolta’ e’ data ai Comuni ed alle associazioni per affrancare i canoni enfiteuci che gravano le terre da ripartire.
Qualora occorra pagare quote di ammortamento per debiti incontrati dal Comune per l’acquisto delle terre, si applichera’ la disposizione del capoverso dell’art. 20 limitatamente alla parte che viene ripartita.».
Il testo dell’art. 9 della legge 3 dicembre 1971, n. 1102, recante «Nuove norme per lo sviluppo della montagna», e’ il seguente:
«Art. 9. (Demanio forestale ed affittanze degli enti locali). – Oltre alle regioni, le Comunita’ montane e i comuni sono autorizzati ad acquistare o a prendere in affitto per un periodo non inferiore ad anni 20 terreni compresi nei rispettivi territori montani non piu’ utilizzati a coltura agraria o nudi o cespugliati o anche parzialmente boscati per destinarli alla formazione di boschi, prati, pascoli o riserve naturali.
Quando sia necessario per la difesa del suolo e per la protezione dell’ambiente naturale in conformita’ agli scopi di cui al precedente comma, le regioni, le Comunita’ montane e i comuni possono, in mancanza di accordo per l’acquisto ai valori correnti, procedere anche ad espropriare i terreni sopraindicati e quelli di cui al primo comma dell’articolo 29 della legge 27 ottobre 1966, n. 910 , con le modalita’ di cui agli articoli 112, 113, 114 e 115 del regio decreto 30 dicembre 1923, n. 3267 .
Ai beni acquistati o espropriati si applica l’articolo 107 del regio decreto 30 dicembre 1923, n. 3267 . Qualora tali beni risultino incorporati ad altri sottoposti al regime di cui alla legge 16 giugno 1927, n. 1776, devono essere assoggettati alle disposizioni della stessa legge.
Ai contratti di compravendita e a quelli per la contrazione dei mutui si applicano l’imposta fissa di registro ed ipotecaria e l’esenzione dai diritti di voltura.
I redditi dei terreni acquistati ed utilizzati ai termini dei commi precedenti sono esenti da ogni imposta per 40 anni, sempre che si tratti di boschi.
Il beneficio si riconferma ogni 5 anni, con l’osservanza delle modalita’ previste dall’articolo 58 del regio decreto 30 dicembre 1923, numero 3267.
Agli acquisti di cui ai commi precedenti del presente articolo sono estese le provvidenze di cui all’art. 12 della presente legge.
I piani di acquisto, di affittanza e di rimboschimento dei terreni di cui ai precedenti commi devono essere approvati prima della concessione del mutuo dalla autorita’
forestale regionale.
L’autorita’ forestale concedera’ assistenza gratuita agli enti di cui al primo comma che la richiedano per lo studio dei piani di acquisto e di rimboschimento.
La Cassa depositi e prestiti e le Casse di risparmio sono autorizzate a concedere mutui trentennali alle regioni, alle Comunita’ montane ed ai comuni per l’acquisto ed il rimboschimento dei terreni di cui al primo comma garantendosi sul valore dei beni stessi.
L’onere del pagamento dell’interesse relativo a tali mutui e’ assunto a totale carico dello Stato allorche’ l’acquisto e l’esecuzione delle opere di rimboschimento vengano effettuati da comuni montani con bilancio deficitario; in caso diverso il concorso dello Stato per il pagamento degli interessi e’ del 50 per cento.
Per il pagamento degli interessi sui mutui di cui al comma precedente e’ stabilito il limite di impegno di lire 170.000.000 per il 1972 e di lire 165.000.000 per ciascuno degli esercizi finanziari 1973 e 1974.».
Il testo dell’art. 34 della legge 25 luglio 1952, n. 991, recante: «Provvedimenti in favore dei territori montani», e’ il seguente:
«Art. 34. (Comunioni familiari). – Nessuna innovazione e’ operata in fatto di comunioni familiari vigenti nei territori montani nell’esercizio dell’attivita’ agro-silvo-pastorale; dette comunioni continuano a godere e ad amministrare i loro beni in conformita’ dei rispettivi statuti e consuetudini riconosciuti dal diritto anteriore.».
Il testo degli articoli 10 e 11 della legge 3 dicembre 1971, n. 1102, recante «Nuove norme per lo sviluppo della montagna», e’ il seguente:
«Art. 10. (Comunioni familiari). – Per il godimento, l’amministrazione e l’organizzazione dei beni agro-silvo-pastorali appresi per laudo, le comunioni familiari montane (anche associate tra loro e con altri enti) sono disciplinate dai rispettivi statuti e consuetudini.
Rientrano tra le comunioni familiari, che non sono quindi soggette alla disciplina degli usi civici, le regole ampezzane di Cortina d’Ampezzo, quelle del Comelico, le societa’ di antichi originari della Lombardia, le servitu’ della Val Canale.
La pubblicita’ di statuti, bilanci, nomine di rappresentanti legali e’ disciplinata da apposito regolamento emanato dalla regione.
L’atto relativo all’acquisto e alla perdita dello stato di membro delle comunioni, disciplinato dallo statuto, e’ registrato a tassa fissa senza altre imposte.»;
«Art. 11. (Patrimonio). – Il patrimonio antico delle comunioni e’ trascritto o intavolato nei libri fondiari come inalienabile, indivisibile e vincolato alle attivita’ agro-silvo-pastorali e connesse.
Quei beni che previa autorizzazione regionale venissero destinati ad attivita’ turistica dovranno essere sostituiti in modo da conservare al patrimonio comune la primitiva consistenza forestale.
Solo i beni acquistati dalle comunioni dopo il 1952 possono formare oggetto di libera contrattazione; per tutti gli altri la legge regionale determinera’ limiti, condizioni, controlli intesi a consentire la concessione temporanea di usi diversi dai forestali, che dovranno comunque essere autorizzati anche dall’autorita’ forestale della regione.».
Il testo dell’art. 3 della legge 31 gennaio 1994, n. 97, recante «Nuove disposizioni per le zone montane», e’ il seguente:
«Art. 3. (Organizzazioni montane per la gestione di beni agro-silvo-pastorali). – 1. Al fine di valorizzare le potenzialita’ dei beni agro-silvo-pastorali in proprieta’ collettiva indivisibile ed inusucapibile, sia sotto il profilo produttivo, sia sotto quello della tutela ambientale, le regioni provvedono al riordino della disciplina delle organizzazioni montane, anche unite in comunanze, comunque denominate, ivi comprese le comunioni familiari montane di cui all’articolo 10 della legge 3 dicembre 1971, n. 1102 , le regole cadorine di cui al decreto legislativo 3 maggio 1948, n. 1104, e le associazioni di cui alla legge 4 agosto 1894, n. 397, sulla base dei seguenti principi:
a) alle organizzazioni predette e’ conferita la personalita’ giuridica di diritto privato, secondo modalita’ stabilite con legge regionale, previa verifica della sussistenza dei presupposti in ordine ai nuclei familiari ed agli utenti aventi diritto ed ai beni oggetto della gestione comunitaria;
b) ferma restando la autonomia statutaria delle organizzazioni, che determinano con proprie disposizioni i criteri oggettivi di appartenenza e sono rette anche da antiche laudi e consuetudini, le regioni, sentite le organizzazioni interessate, disciplinano con proprie disposizioni legislative i profili relativi ai seguenti punti:
1) le condizioni per poter autorizzare una destinazione, caso per caso, di beni comuni ad attivita’ diverse da quelle agro-silvo-pastorali, assicurando comunque al patrimonio antico la primitiva consistenza agro-silvo-pastorale compreso l’eventuale maggior valore che ne derivasse dalla diversa destinazione dei beni;
2) le garanzie di partecipazione alla gestione comune dei rappresentanti liberamente scelti dalle famiglie originarie stabilmente stanziate sul territorio sede dell’organizzazione, in carenza di norme di autocontrollo fissate dalle organizzazioni, anche associate;
3) forme specifiche di pubblicita’ dei patrimoni collettivi vincolati, con annotazioni nel registro dei beni immobili, nonche’ degli elenchi e delle deliberazioni concernenti i nuclei familiari e gli utenti aventi diritto, ferme restando le forme di controllo e di garanzie interne a tali organizzazioni, singole o associate;
4) le modalita’ e i limiti del coordinamento tra organizzazioni, comuni e comunita’ montane, garantendo appropriate forme sostitutive di gestione, preferibilmente consortile, dei beni in proprieta’ collettiva in caso di inerzia o impossibilita’ di funzionamento delle organizzazioni stesse, nonche’ garanzie del loro coinvolgimento nelle scelte urbanistiche e di sviluppo locale e nei procedimenti avviati per la gestione forestale e ambientale e per la promozione della cultura locale.
2. Fino alla data di entrata in vigore delle norme regionali previste nel comma 1 continuano ad applicarsi le norme vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge, in quanto con essa compatibili.».
Il testo dell’art. 11 della legge 3 dicembre 1971, n. 1102, recante «Nuove norme per lo sviluppo della montagna», e’ il seguente:
«Art. 11.(Patrimonio). – Il patrimonio antico delle comunioni e’ trascritto o intavolato nei libri fondiari come inalienabile, indivisibile e vincolato alle attivita’ agro-silvo-pastorali e connesse.
Quei beni che previa autorizzazione regionale venissero destinati ad attivita’ turistica dovranno essere sostituiti in modo da conservare al patrimonio comune la primitiva consistenza forestale.
Solo i beni acquistati dalle comunioni dopo il 1952 possono formare oggetto di libera contrattazione; per tutti gli altri la legge regionale determinera’ limiti, condizioni, controlli intesi a consentire la concessione temporanea di usi diversi dai forestali, che dovranno comunque essere autorizzati anche dall’autorita’ forestale della regione.»
Il decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, reca:
«Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’art. 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137».

 

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