Giacomo Bernardi: La storia di Vittorio (don) Catinella (Ratà) – Borgotaro (PR)

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i-funerali-di-fine-guerraDi seguito il testo di Giacomo Bernardi (appassionato della storia e delle tradizioni di Borgo Val di Taro, Parma), intitolato Il La storia di Vittorio (don) Catinella (Ratà) – Borgotaro (PR).

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La storia di Vittorio (don) Catinella (Ratà)- Borgotaro (PR) 

  Storia ben strana quella di Vittorio Catinella, nato a Napoli il 4 luglio 1922. Venne catturato, non so dove, dai tedeschi, e inviato in Germania in un campo di lavoro dove, tra gli altri, era presente anche un borgotarese: Tonino Molinari (dal Zainu).
Ad un certo punto a quei giovani italiani viene fatta una proposta “indecente”. “Volete entrare nelle formazioni militari che stiamo preparando per essere poi inviati in Italia a combattere con la Repubblica di Salò?”.
Diventare fascisti, dopo essere stati deportati in Germania perchè antifascisti?
Tuttavia i due ne parlano per alcune sere e pensano: “Se ci arruoliamo, verremo mandati a combattere in Italia, meglio che stare qui a morire in questo campo. Una volta in Italia vedremo cosa si potrà fare”.
Così si arruolano nella Divisione Alpina “Monterosa”, comandata dal Gen. Graziani. Vengono preparati per bene, quindi partono per l’Italia.
Il loro Battaglione viene destinato a Chiavari. Vi lascio immaginare la soddisfazione di Tonino, ma anche di Vittorio che viene informato della vicinanza a Borgotaro, residenza dell’amico.
Dovranno, però, andare a caccia di partigiani: questo preoccupa non poco i due.
Passano quindici giorni e arriva l’ordine di partire. Si va alla guerra.
Sapete dove vengono mandati i due? Incredibile: a Borgotaro.
Il loro Battaglione arriva il 15 agosto e si accampa con le tende al Poggio e a Frasso, sopra il luogo ove oggi sorge la caserma dei carabinieri.
Da notare che Tonino ha due fratelli e un cognato che militano nei partigiani.
Così il 6 settembre (l’episodio viene raccontato anche da Mons. Boiardi nel suo Diario), Tonino Molinari mette in atto il suo piano di fuga.
Chiede ai suoi superiori di potersi recare a Porcigatone “per una festa in famiglia, in occasione di un Battesimo” e chiede il permesso anche per tre suoi commilitoni, tra i quali Catinella.
Naturalmente non c’era nessun Battesimo e il piano riesce alla perfezione.
Sempre dal Diario di Mons. Boiardi, apprendiamo però che il comando degli Alpini, pensando che i quattro siano stati catturati dai partigiani, prendono una decina di civili in ostaggio e dichiarano che non li lasceranno liberi fino a che gli Alpini non verranno rilasciati dai partigiani.
Mons. Boiardi dovrà organizzare un incontro tra capi partigiani e Ufficiali degli Alpini, nel corso del quale i quattro si presenteranno per dire che non erano stati catturati dai partigiani, ma spontaneamente erano fuggiti.
Tutto venne così sistemato.
Passeranno poco più di tre mesi ed ecco troviamo Catinella in un reparto della 1^ Julia di stanza a Tocaleto di Porcigatone. E’ il 6 dicembre del 1945. Nella notte la neve è caduta abbondante. Ma dalla zona di Caffaraccia giungono echi di spari. Forse c’è bisogno. Si decide così di mandare aiuto. Catinella, quel mattino, ha la febbre. Potrebbe anche chiedere di essere esentato dall’azione. Invece parte anche lui…il resto lo sapete. Ucciso con altri sei borgotaresi.
C’è una coda nella storia. Avrete notato, nel titolo, quel don messo tra parentesi. Nel volume: “I caduti della Resistenza di Parma”, edito dall’Istituto storico nel 1970, il don è scritto senza parentesi: CATINELLA DON VITTORIO (RATA’, altri Rita)). D’altra parte se vi capita di andare al cimitero di Borgotaro e visitare il sacrario, noterete che nella foto di Catinella si vede bene quel suo abito accollato, scuro, mentre al collo si nota il caratteristico colletto bianco che un tempo distingueva i sacerdoti e i seminaristi.
Catinella era un seminarista al quale poco mancava per essere ordinato sacerdote. Questo suo stato lo rivelò a pochissimi amici. Lo venni a sapere da Vittorino Delnevo (Biricchino), padre di Gian Carlo. Biricchino era il cuoco del distaccamento, più anziano degli altri faceva un po’ da padre e forse aveva avuto un occhio di riguardo per quel giovane napoletano, un poco triste, e che gli aveva rilvelato il suo stato di religioso.
Questo rapporto tra i due deve essere stato in qualche modo conosciuto dai genitori di Vittorio.
Mi ha raccontato Giancarlo, figlio di Biricchino, che appena ultimata la guerra i genitori di Catinella vennero a Borgotaro, si recarono da Biricchino, lo ringraziarono e gli proposero di trasferirsi a Napoli dove gli avrebbero procurato un buon lavoro. Biricchino lavorava alla Milanese, un cementificio. Lavoro duro e usurante. Ma preferì restare al Borgo.

Giacomo Bernardi 

Nelle foto: i funerali di fine guerrai-funerali-di-fine-guerra

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