Giacomo Bernardi: Giulio Alberoni (1664 -1752) – Elisabetta Farnese – Borgo Val di Taro (PR)

Print Friendly, PDF & Email

giulio-alberoniDi seguito il testo di Giacomo Bernardi (appassionato della storia e delle tradizioni di Borgo Val di Taro, Parma), intitolato “Giulio Alberoni (1664 -1752) – Elisabetta Farnese (Borgotaro – Parma)”.

Guarda Elisabetta Farnese

Guarda i post di Giacomo Bernardi

 “Giulio Alberoni (1664 -1752) – Elisabetta Farnese” (Borgotaro – Parma)

  Quando Giulio Alberoni viene alla luce, Elisabetta Farnese è ancora ben lontana dall’esser nata. Lui nasce a Piacenza nel 1664. Suo padre è ortolano, non di un proprio orto: lavora quello degli altri. Vive alla giornata.
Giulio fu il primo di sei figli. Dei suoi primi anni di vita non abbiamo notizie, se non quella che, a 12 anni, gli muore il padre che lascia la moglie con cinque figli e un sesto in arrivo.
Una partenza in salita, quindi.
All’età di 13 anni, così scrive Cristoforo Poggiali prete e storico piacentino, suo contemporaneo, il piccolo Giulio funge da chierico, ossia famiglio e servente di sacrestia, prima in un convento di monache, poi nella parrocchia di San Nazaro, dove don Gianbernardo gli insegna a leggere e a scrivere.
Passa, successivamente, sempre come famiglio, nella chiesa dei Barnabiti, presso i quali impara il latino. Altri studi li compie sotto la guida di un gesuita. Si può dire che molti, presi da compassione verso questa sfortunata famiglia, si siano adoperati per aiutare Giulio, il primogenito.
Lui, Giulio, deve essere stato di testa buona: non si spiegherebbero, altrimenti, i tanti interventi in suo favore in campo educativo e culturale. Come dire che, al di là del semplice aiuto caritatevole rivolto al figlio di una sfortunata famiglia, in lui molti abbiano visto un ragazzo di notevoli capacità e quindi meritevole di un sostegno che andasse ben oltre il semplice aiuto che si era soliti rivolgere ad una ragazzo bisognoso.
Forse i molti religiosi che si sono susseguiti nell’aiutarlo, avranno certamente pensato di farne un prete. Un prete preparato, oltre tutto. Cosa assai rara a quei tempi.
Fiducia mal riposta, quella dei religiosi, perché Giulio, con la preparazione che si ritrova alle spalle, diventa amico del dott. Ignazio Gardini, originario di Ravenna, che a Piacenza ricopre l’importante incarico di Uditore delle Cause Criminali e di questi diventa stretto collaboratore, anche nel lavoro forense.
Nel 1685, quando Alberoni ha ormai 21 anni, i due vengono espulsi dal territorio del Ducato.
Ci affidiamo ancora a quanto scrive il Poggiali: “Trovossi avvolto il giovane Alberoni nella disgrazia del dottor Gardini di Ravenna, della cui protezione e confidenza piena egli godeva, per cagioni che non è necessario, né forse conveniente qui riferire. Fu privato della carica ed esiliato da tutti gli Stati di Sua Altezza. Obbligato quegli pure [si riferisce all’Alberoni] ad assentarsi dalla patria, andò lungo tempo seguitando il Gardini”.
I due si trasferiscono a Ravenna e qui ha luogo una delle tante “resurrezioni” alle quali l’Alberoni ci abituerà. Accade, infatti, che il Gardini gli faccia conoscere il Conte Mons. Giorgio Barni, Vicedelegato pontificio, assai stimato alla corte di Romagna.
Ci vuol poco a quest’ultimo accorgersi delle qualità del giovane piacentino, tanto da indurlo ad intervenire presso il Duca Francesco Farnese per fargli ottenere di poter rientrare nella sua città. Cosa che avviene subito dopo.
Passa un solo anno, siamo nel 1688, e la fortuna dell’Alberoni si fa davvero sfacciata perché Mons. Barni viene nominato Vescovo di Piacenza, e ricordandosi del giovane Alberoni lo nomina suo Maestro di Casa e, l’anno seguente (1689), viene ordinato sacerdote e gli viene pure donata una prebenda.
Lo stesso vescovo Mons. Barni gli affida, poi, l’educazione del nipote Conte Giovanni Battista Barni, incamminato alla carriera ecclesiastica, ramo diplomatico. Diventerà poi Cardinale.
Questo giovane rampollo, viene mandato a Roma per fare esperienza di Corte. E, come accompagnatore, il vescovo sceglie l’Alberoni, allora poco più che trentenne.
L’Alberoni, a Roma, aiuta il giovane Conte in alcune discipline, ma nello stesso tempo cerca di imparare nuove cose: ad esempio impara bene la lingua francese.
Nel 1702, ritorna a Piacenza proprio nel momento in cui, ai confini del Ducato è in corso una guerra che coinvolge molti stati…..

Giacomo Bernardi

Nell’immagine: il card. Giulio Alberonigiulio-alberoni

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.