Giacomo Bernardi – Al tèimpu di nespri (Il tempo delle nespole) da: Ar Lünariu burg’zan 1984 – Borgotaro (PR)

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ar-lunariu-burgzan-1984-borgotaroDi seguito un testo l’estratto da “Al tèimpu di nespri (Il tempo delle nespole)” apparso su “Ar lünariu burg’zan 1984”, di Giacomo Bernardi (appassionato della storia e delle tradizioni di Borgo Val di Taro, Parma).

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Giacomo Bernardi 

Giacomo Bernardi – Al tèimpu di nespri (Il tempo delle nespole) da: Ar Lünariu burg’zan 1984

Curnì-curnà, nespri, pumi la$arèin e ratatuje

Ci fu un tempo in cui le donne facevano le mamme a tempo pieno.
Credo di potermi considerare fortunato di essere stato bambino in quei tempi. Così, quando venne il momento di andare all’asilo, (…)venivo regolarmente accompagnato dalla mamma.
Durante il percorso casa-asilo (si trovava in fondo a via Battisti, ora Museo delle Mura), ricordo con chiarezza e tanta nostalgia che si faceva sempre una sosta dall’Argela. Una vecchietta che stava in un occhio di bottega posto presso il voltino di via Battisti, tra cassette di frutti che da allora non avrei mai più rivisti.
A quei tempi conoscevamo appena l’esistenza di banane, pesche, arance, e solo raramente ne potevamo gustare il sapore.
I frutti che potevamo permetterci erano quelli “locali”, poveri, ma saporiti, vivaci di colori e di poco costo.
Nei “cavagni” dell’Argela si potevano, infatti, osservare: p’rel’, pumi la$arèin, curnì-curnà, nespri, broca-brügnö, cagapui.
Non si compravano a peso. Ricordo che mia mamma diceva: -Mi dia 10 centesimi di roba” e subito l’Argela prendeva un pezzo di carta “mata”, di quella che s’usava mettere bagnata sui nostri frequenti “bernoccoli” e la riempiva di tutto un poco. E noi s’andava felici all’asilo. A proposito di “bernoccoli” chissà perché allora non passava giorno senza che ce procurassimo uno. Eravamo più tonti? No. Eravamo sempre in strada e i nostri giochi erano …di movimento. Seduti stavamo davvero poco.
Frutti poveri, dicevo, ma che sapore! Ricordo il nespolo di bosco. Ormai è diventato raro, anche come albero, né, credo, siano molti coloro che ancora ne raccolgono i frutti.
In tempi come i nostri in cui si fa tutto velocemente ( e spesso male), quale posto volete che abbia il nespolo che esige pazienza?
Infatti questo frutto, appena colto, non era mangiabile, bisognava conservarlo in casa, nella paglia, fino a che si ammollisse e perdesse quel caratteristico sapore amarognolo.
Ho letto su una rivista specializzata che il nespolo fu uno dei primi alimenti dell’uomo, anche perché in epoche remote, in assenza di frigoriferi e conservanti, trovare cibi che non marcissero durante l’inverno era molto importante. [omissis]
Forse il nostro palato, ormai affinato (?) da gusti nuovi e moderni, non riuscirebbe più ad apprezzare il sapore di questi frutti, ma spesso, quando mi capita di passare dall’Argela, mi pare di vedere il giallo-rosso dei pumi la$arèin, lo scarlatto dei curnì-curnà, il giallo delle p’rel’ madür’. Frutti letteralmente scomparsi che la terra donava con generosità senza bisogno che l’uomo s’affaticasse, se non per coglierli.
Al posto loro abbiamo oggi frutti più “nobili”, trattati magari con antiparassitari, conservati per lungo tempo nei frigoriferi, ma tant’è: è il costo del progresso.
Quanto al sapore…beh! Se non avete assaggiato l’ p’rel’ e i nespri bèin madüri, non vi è possibile il confronto.

Giacomo Bernardi 

Estratto da: Ar Lünariu burg’zan 1984

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Immagine tratta dal post Presentazione: Un Lünariu per amico (1977 – 2016) di Giacomo Bernardi – Borgotaro (Parma) – 15 luglio 2016 ar-lunariu-burgzan-1984-borgotaro

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