Giacomo Bernardi – “La leggenda dello “spaccapietre” di Carniglia – Bedonia/Tornolo (Parma)” da: La Valtaro in tasca

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scalpellino-carnigliaDi seguito il testo di Giacomo Bernardi (appassionato della storia e delle tradizioni di Borgo Val di Taro, Parma), “La leggenda dello spaccapietre di Carniglia – Bedonia/Tornolo (Parma)”, parte di quanto ho scritto Giacomo Bernardi su “Valtaro in tasca”.

In questi giorni ho avuto occasione di accompagnare un gruppo di persone in giro per la valle. Sono rimasti colpiti dalla presenza di cave nella gola di “Carniglia”. Altrettanto è piaciuta loro la leggenda che vi propongo.

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La leggenda dello “spaccapietre” di Carniglia – Bedonia/Tornolo (Parma) 

“La tradizione vuole che sia stato San Bernardino da Siena, al quale è dedicata la chiesa di Tornolo, a far scoprire alla gente del posto cosa ci fosse, sotto la coltre d’erba e d’arbusti, lungo la gola del Taro. Pare abbia sussurrato ad un gruppo di operai: “Sotto quella collina c’è un tesoro. Scavate !”. C’era, infatti, quella che verrà  chiamata “la pietra di Carniglia”, che “tesoro” è stata, specie nel passato, per aver offerto lavoro a centinaia di persone.

Il gruppo di operai, cui fa riferimento la leggenda, era impegnato nei lavori di costruzione della strada Bedonia-Santa Maria. Eravamo nei primissimi anni del ‘900 e fu proprio durante quei lavori che ci si rese conto di quanta estesa fosse la superficie di arenaria, con quegli strati che ben si prestavano per estrarre lastroni di “macigno”.

Nei paracarri, muri di sostegno, ponti venne utilizzata quella pietra che dimostrò grandi qualità  e facilità  di estrazione.

La gente del posto già  da tempo aveva utilizzato, ma in maniera assai limitata, quella pietra, ma ora i lavori di costruzione della nuova strada avevano messo in evidenza quella grande estensione e portato a loro conoscenza nuove tecniche per l’estrazione e la lavorazione, messe in atto da maestranze venute da “fuori”. Così con l’entrata in funzione della nuova arteria, che avrebbe permesso un facile trasporto dei manufatti, alcune famiglie pensarono di dedicarsi al mestiere di “spaccapietre”, lavorando quell’arenaria che, a detta degli esperti, si dimostrava più dura della famosa “pietra serena”, più resistente di questa al gelo e alle intemperie.

Armani, Agazzi, Delchiappo, Filiberti, le prime famiglie di scalpellini, alcune delle quali, ancora oggi, operano nel settore. Un mestiere assai duro, praticato all’aperto, in una gola ristretta dove il sole batte per non più di un’ora al giorno, dove il freddo si fa sentire già  in autunno e non se ne va se non con l’arrivo della piena estate”.

Giacomo Bernardi (parte di quanto scritto su “Valtaro in tasca”)scalpellino-carniglia

1 comment

    • Maria Pia on 30 gennaio 2018 at 12:11
    • Reply

    Buongiorno
    molto interessante questa leggenda sugli spaccapietre. Mio papa’ ne era uno Luigi Agazzi. Sarei interessata ad avere ulteriori informazioni, leggende, foto su questa attività et sulle persone “spaccapietre” che la praticavano.
    Ringrazio
    Maria Pia Agazzi

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