Giacomo Bernardi – Eugenio Bersellini e Quando la Sampdoria venne in ritiro al Borgo da: Ar Lünariu burg’zan 1980 – Borgotaro (PR)

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borgo-val-di-taroDi seguito il testo “Quando la Sampdoria venne in ritiro al Borgo” e la poesia riportata su “Ar Lünariu burg’zan” del 1980 da Giacomo Bernardi (appassionato della storia e delle tradizioni di Borgo Val di Taro, Parma), riguardante il Eugenio Bersellini, mancato il 17 settembre 2017 (guarda il post Giacomo Bernardi – Eugenio Bersellini da: Taro-Taro-Storia del calcio borgotarese dai primordi al 1973 e Ar Lünariu burg’zan 1981 – Borgotaro (PR)).

Eugenio Bersellini. era nato a Borgotaro (Parma) il 10 giugno 1936. Allenatore di calcio, ex calciatore e dirigente sportivo italiano, era soprannominato il sergente di ferro, per i suoi duri metodi d’allenamento. Ha ottenuto i maggiori successi della sua carriera alla guida dell’Inter, con la quale ha vinto uno scudetto e due Coppe Italia.

Quando la Sampdoria venne in ritiro al Borgo
Era il 1980. Eugenio Bersellini, che quell’anno allenava Sampdoria, riuscì, con grande nostra soddisfazione, a portare la sua squadra a Borgotaro, per la preparazione pre-campionato. Per noi fu un grande avvenimento.
La squadra era ospitata all’Albergo Roma. E quando i giocatori, dopo una giornata di intenso allenamento, alquanto annoiati, stavano sulla terrazza ad osservare il passeggio, si notava davanti all’albergo un continuo avanti-indietro di giovani donzelle. Molte di loro arrivavano anche a salire sulla terrazza per consumare qualcosa, pur di osservare da vicino i baldi atleti.
Eugenio, con occhio esperto, controllava quell’ improvviso assedio che stavano subendo i suoi.
“Sergente di ferro” più che mai, nulla gli sfuggiva. Ma con qualche amico si lamentava: “La vota chi ve, vo a Pursigatoun !” (La prossima volta vado a Porcigatone !).
Quell’anno, su “Ar Lünariu burg’zan” apparve questa mia poesia, un poco forse esagerata, ma soltanto un poco. Ve lo garantisco.

***

SAMPDORITE MORBUS
Mentre lenta fluiva l’estate
sotto il peso di calde giornate
pian pianino ed in modo furtivo
giunse al Borgo un gran morbo infettivo.
Morbo raro, a sentire i commenti,
di color che sorvegliano attenti
i passaggi, le soste, le occhiate
nelle dolci serate d’estate.
Si trattava d’un virus razzista
che colpiva, così, a prima vista
solo il sesso gentile e cortese
all’interno del nostro paese.
La colpita, o per dir, l’ammalata
non appena dal morbo attaccata
era presa da “raptus schetroma”
e filava alla volta del Roma.

Qui, nell’ozio d’ un dolce ritiro,
sonnecchianti, lo sguardo all’ingiro
stavan giovani baldi e pimpanti
difensori, mediani e attaccanti.
E con dati precisi alla mano
accertavasi un fatto un po’ strano:
tante donne lì al Roma sedute
quando mai eran state vedute?
Attillati blu-jeans provocanti
generose sottane volanti!
Oh! Quanti giri, sedute, caffè
e gettonate tazzine di thè.
Ma il dì che la Sampdoria se n’andò
il morbo d’improvviso s’ammalò
e con la morte dello “schetroma”
restò deserto di donzelle il Roma.
Restò qualche anziana vaccinata
per caso lì dal Roma capitata
e chiamata fu la malattia
“Sampdorite morbus”. Così sia!
Giacomo Bernardi da: Ar Lünariu burg’zan 1980

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