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Giacomo Bernardi – Eugenio Bersellini da: Taro-Taro-Storia del calcio borgotarese dai primordi al 1973 e Ar Lünariu burg’zan 1981 – Borgotaro (PR)

eugenio-bersellini-borgotaroDi seguito il testo riportato sul libro “Taro-Taro-Storia del calcio borgotarese dai primordi al 1973”, e su “Ar Lünariu burg’zan” del 1981 da Giacomo Bernardi (appassionato della storia e delle tradizioni di Borgo Val di Taro, Parma), riguardante il Eugenio Bersellini, mancato il 17 settembre 2017.

Eugenio Bersellini. era nato a Borgotaro (Parma) il 10 giugno 1936. Allenatore di calcio, ex calciatore e dirigente sportivo italiano, era soprannominato il sergente di ferro, per i suoi duri metodi d’allenamento. Ha ottenuto i maggiori successi della sua carriera alla guida dell’Inter, con la quale ha vinto uno scudetto e due Coppe Italia (guarda il post Giacomo Bernardi – Eugenio Bersellini e Quando la Sampdoria venne in ritiro al Borgo da: Ar Lünariu burg’zan 1980 – Borgotaro (PR)).

Quando, nel 2004, ho scritto il libro “Taro-Taro-Storia del calcio borgotarese dai primordi al 1973”, dedicai alcune pagine “fuori testo” a personaggi che avevano raggiunto notorietà nazionale.
Tra questi: Mario Spagnoli “Minelu, che aveva giocato nel Prato; Ferruccio Bellè, arbitro internazionale; Bruno Capitelli “Bigio” che aveva giocato nel Venezia; Alberto Michelotti, arbitro internazionale che aveva giocato come portiere nella Borgotarese; Guido Delgrosso, che aveva giocato nella Juventus; Lauro Grossi, Presidente, nonché fondatore dell’A.S. Valtarese; ed infine Eugenio Bersellini.
Nella pagina a lui dedicata ho riportato, oltre la sua biografia, un articolo scritto da Bruno Raschi che ben sottolinea il carattere, l’onestà, la bravura di Eugenio. Un articolo che, a parer mio, rappresenta una “foto” del personaggio Eugenio.
“Onesto, silenzioso e bravo”
***
“E’ quasi sicuro, ormai, che Bersellini lascerà l’Inter. Pare che cinque anni di convivenza abbiano logorato il rapporto fra la società e l’allenatore e nessuno osa dire per colpa di chi. Fatto sta che Bersellini non verrà sicuramente congedato per colpe specifiche. Non ne ha. La misura della stima che lo circonda ci è stata dimostrata dalla intensità e dai toni delle telefonate che ha ricevuto, dalle domande alle quali ha dovuto rispondere. I tifosi dell’Inter non gli hanno rimproverato pressoché nulla, quasi a dimostrare che, al di là del mestiere ,la civiltà di quest’uomo tenace e realista, privo di chiacchiere, è civiltà apprezzata che non sfuma nell’aria, che arriva puntualmente alla intelligenza e al cuore.
Che Bersellini oltre che di mestiere, disponga di un certo efficace magnetismo, lo sanno tutti coloro che lo hanno visto in panchina. E’ un allenatore che possiede una grinta contagiosa, capace di silenzi gravi e di entusiasmi sanguigni. Peccato che l’Inter ne abbia assorbito il carattere solo di rado, per corrispondenza.
Fosse esistita la presa diretta fra l’uomo e la squadra, l’Inter non avrebbe vinto con Bersellini, uno scudetto soltanto; sarebbe in corsa ancora. E’ dunque probabile che s’accorga perfettamente di lui quando non ce l’avrà più.
Non era alla moda, dicevano alcuni considerandolo esclusivamente un duro e dunque, politicamente, un trapassato. Ma in un modo sempre più friabile e sempre più approssimativo, pochi si sono forse accorti che saranno sempre i duri a far legge e ad incutere rispetto. E se non faranno legge, faranno nostalgia.
Il difetto maggiore di Bersellini, visto nell’ottica deformata dell’ambiente, era quello di parlar poco. Non faceva mai scandalo e dunque non faceva notizia. Anni fa, dopo la partita di Coppa dell’Inter con il Beveren, ci fu chi ne propose il licenziamento perché Chierico era entrato in campo con una scarpa slacciata. C’era scappato il gol. Il firmatario di quella critica, pensate un po’, è ancora al suo posto. Ha ancora la licenza di scrivere.
Sono infinite le contraddizioni del calcio ed è per questo probabilmente che prospera e dura. Per la stessa ragione, forse, Bersellini se ne va dall’Inter. Naturalmente se ne va in silenzio e dopo aver onorato sino all’ultimo il suo mandato. V’è chi dice che resterà a Milano, che cambierà soltanto panchina. Se così fosse Milano, inconsapevolmente, per volontà del destino, renderebbe onore ad un professionista. Se così fosse, con questo onesto “silenzioso” ci divertiremmo ancora”
Bruno Raschi ( Da: La Gazzetta dello Sport del 24 aprile 1982).

Giacomo Bernardi

Guarda i post di Giacomo Bernardi

 Eugenio. “Onesto, silenzioso e bravo” da: Ar Lünariu burg’zan 1981

 Nella foto: una caricatura apparsa su “Ar Lünariu burg’zan 1981”.eugenio-bersellini-borgotaro
A fianco, avevo dedicato ad Eugenio questi versi in dialetto:
Un tèimpu u lavurava zü in Riviera
po’ p’r sta meju la cambià bandiera
A Milan s’ d’vèinta pü impurtanti
ma s’ fadiga al dupiu a tiravanti.
Mi pèinsu cu r’sista a ogni atacu
altrimèinti n’ la cr’ddu pü … un TABACU!

Giacomo Bernardi da: Ar Lünariu burg’zan 1981

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