Temperatura mite il 05-01-2013 in Val Gotra – Come sarà maggio 2013 secondo le “Calende” ?

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Val Gotra 05-01-2013 (130)Ecco alcune immagini di Albareto (Parma) e della Val Gotra, quasi completamente verde, “riprese” il 05 gennaio 2013.

Val Gotra 05-01-2013 (143)
Una incantevole e bella giornata soleggiata, senza vento e con temperatura mite, che ci fa confidare, secondo il metodo teorico delle “calende”, che la condizione climatica di maggio 2013 sarà altrettanto buona.

Val Gotra 05-01-2013 (155) Albareto

Infatti secondo le “calende”, un tradizionale metodo empirico dei contadini della mia zona (Val Gotra e non solo), per prevedere il tempo (meteo), usando i“giorni indicatori” (che sono i primi dodici giorni dell’anno) e osservando i fenomeni atmosferici di questi primi 12 giorni dell’anno (le calende), si può prevedere il meteo di tutto l’anno, dato che si suppone che questi giorni rispecchiano, ciascuno, le condizioni atmosferiche dei successivi 12 mesi.

Naturalmente non c’è assolutamente niente di dimostrato o scientifico, anzi …, tuttavia molte volte la puntuale verifica, dovuta alla naturale curiosità, mi ha sorpreso: che ci sia qualcosa di vero ?

approfondimenti

video:Le Calende Giacomo Bernardi 25-01-2012.wmv

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=dC0CniHJ2Zw[/youtube]

da You Tube

Le calende di gennaio (ossia come si prevedeva il tempo dell’annata)

Salvati dalla notte di San Paolo!!!

Tra i metodi più seguiti per formulare previsioni circa il “tempo” dell’anno nuovo, vi era quello legato alla osservazione delle Kalende di gennaio.

Per Kalende di gennaio si intendevano i primi 12 giorni di quel mese.

Osservando l’andamento meteorologico di quei primi 12 giorni, si potevano avanzare previsioni per i 12 mesi dell’anno.
Il 1 gennaio corrispondeva al mese di gennaio, il 2 gennaio corrispondeva al febbraio, il 5 gennaio a maggio e così via. Attenzione però che se fosse stato bel tempo il 5 gennaio avremmo avuto un brutto maggio, se avesse fatto brutto il 10 gennaio avremmo avuto un bell’ottobre.

Ma i nostri vecchi si erano riservati una specie di “prova d’appello”.

Un modo di dire che suona così:

Di tutte le calende non mi curo

se la notte di San Paolo non dà scuro.

Ossia le previsioni che derivano dalla osservazione delle calende non mi preoccupano…se la notte di San Paolo sarà bella.
Chiaro e scuro nel nostro dialetto sono sinonimi di sereno e nuvoloso.

Giacomo Bernardi

Galleria immagini Albareto in Val Gotra 05-01-2013  (testi Alessandra Bassoni – Pietro Zanzucchi – immagini Alessandra Bassoni)

dal sito S’NTIS DAL BURGU Giornale telematico mensile a cura di Giacomo Bernardi

Mensile speciale allegato alla rivista telematica valtaronetwork.com n. 04 del 22/12/2000

L’ calèind’ d’ Z’nar’

Un tempo quando non c’erano televisori né bollettini meteorologici, gli uomini alzavano spesso gli occhi al cielo per scorgere quei segni che lasciavano prevedere l’andamento del tempo, delle condizioni atmosferiche.
Un temporale improvviso, una grandinata, una gelata potevano mandare all’aria un taglio d’erba o un intero raccolto con grave danno per l’economia della famiglia che solitamente, a quei tempi, viveva quasi esclusivamente dei prodotti dei campi.
I nostri vecchi erano quindi attenti osservatori del cielo e, a loro modo, si erano creati parametri in base ai quali spesso erano in grado di valutare il tempo e le sue variazioni.
Testimonianza di tutto questo sono i numerosi proverbi e modi di dire legati al tempo che, giunti fino a noi, rappresentano un poco il condensato di tutta la filosofia meteorologica dei nostri vecchi.
Di questi proverbi ne ricordiamo alcuni:
“Al marèin d’ z’nar’ u in porta via una mèina e u in lasa un star”; “Aria rusa o ch’ piöva o ch’ bufa”; “Quand’al Pelpi u g’ha al capelu tütu al mondu l’è in burdelu”.
Ebbene al di là di tutto questo c’era un periodo dell’anno durante il quale l’osservazione del tempo era rigorosa perché secondo i nostri vecchi essa serviva a prevedere l’andamento del tempo nell’arco dell’intero anno.
Il periodo di questa attenta osservazione riguardava i primi dodici giorni dell’anno, ossia le “calende di gennaio”.
Va precisato che i primi dodici giorni di ogni mese erano detti “calende” al modo dei Romani e quelle di gennaio erano considerate come giornate campione da rapportarsi ai vari mesi dell’anno.
Ad esempio il tempo del due gennaio avrebbe caratterizzato, in modo contrario però, quello del mese di febbraio; un sei gennaio bello avrebbe portato un giugno brutto; un sette gennaio brutto avrebbe significato un luglio bello.
Ma la cosa non finiva qui perché c’era una giornata particolare, sempre in gennaio, che poteva gettare all’aria tutte le previsioni della calende.
C’era infatti un proverbio, ancor oggi da molti conosciuto, che diceva: “D’ tüt’ l’ calèind’ n’ m’incüru s’ la not’ di San Paulu a n’ dà scüru”(Di tutte le calende non mi curo se la notte di San Paolo non ci sarà scuro)
Quindi le famose prime giornate-campione di gennaio non avrebbero impensierito, o meglio avrebbero perso ogni valore, se la notte di San Paolo(25 gennaio) fosse stata non scura, ossia chiara.Come si sa chiaro e scuro sono sinonimi di sereno e nuvoloso.
Quindi occhio alle calende di gennaio e se dovessero lasciar preveder un anno brutto, speriamo nella notte di San Paolo.

 

dal sito di Giacomo Bernardi 

Le previsioni del tempo Le calende di gennaio (ossia come si prevedeva il tempo dell’annata)

<—immagine – Mario Previ: Una notte speciale (Olio su vetro)

Salvati dalla notte di San Paolo!!!

Tra i metodi più seguiti per formulare previsioni circa il “tempo” dell’anno nuovo, vi era quello legato alla osservazione delle Kalende di gennaio. Per Kalende di gennaio si intendevano i primi 12 giorni di quel mese.

Osservando l’andamento meteorologico di quei primi 12 giorni, si potevano avanzare previsioni per i 12 mesi dell’anno. Il 1 gennaio corrispondeva al mese di gennaio, il 2 gennaio corrispondeva al febbraio, il 5 gennaio a maggio e così via. Attenzione però che se fosse stato bel tempo il 5 gennaio avremmo avuto un brutto maggio, se avesse fatto brutto il 10 gennaio avremmo avuto un bell’ottobre.

Ma i nostri vecchi si erano riservati una specie di “prova d’appello”. Un modo di dire che suona così:

Di tutte le calende non mi curo se la notte di San Paolo non dà scuro.

Ossia le previsioni che derivano dalla osservazione delle calende non mi preoccupano…se la notte di San Paolo sarà bella.

Chiaro e scuro nel nostro dialetto sono sinonimi di sereno e nuvoloso.

 

per sapene di piùdal sito http://www.santiebeati.it/index.html  approfondimenti Conversione di San Paolo Apostolo

 

dal sito S’NTIS DAL BURGU Giornale telematico mensile a cura di Giacomo Bernardi

Mensile speciale allegato alla rivista telematica valtaronetwork.com n. 5 del 29/01/01

storia 25 gennaio: Conversione di San Paolo

Il 25 gennaio il calendario ci ricorda la “Conversione di San Paolo”. Un anniversario che oggi dice poco o niente, ma che un tempo a Borgotaro era considerato giorno di grande festa. Leggendo i documenti d’archivio si scopre che una delle festività più importanti dell’anno era appunto quella legata al nome di San Paolo. In tale giorno, a partire dal 1578 e fino ai primi dell’800, la giornata era caratterizzata da spari di giubilo, fuochi, luminarie, Messa solenne in Chiesa e distribuzione di elemosina ai poveri. Sapete perché? Perché nel 1578, proprio il 25 di gennaio, i borghigiani insorsero contro il loro principe Claudio Landi che da tempo li angariava con tasse, divieti, soprusi. Subito dopo essersi liberati del Landi, i borghigiani si diedero al Duca P. Luigi Farnese che scelsero come loro principe. Per ricordare quella gloriosa giornata, la Comunità fece voto di erigere all’interno delle mura una chiesa che sarebbe stata dedicata a San Paolo, in ringraziamento dell’aiuto ricevuto. Chiesa che venne costruita con annesso monastero di suore di clausura. Con l’avvento di Napoleone, il monastero venne soppresso(1805), la chiesa adibita a Tribunale, quindi al suo posto venne costruito un artistico teatro(1819). A sua volta il teatro venne demolito(1943) per far posto all’attuale Cinema Teatro Farnese

 

dal sito http://www.novarchitectura.com/

E’ successo oggi… 25 gennaio – Conversione di Paolo di Tarso

….Paolo viene raffigurato come caduto da cavallo, anche se negli scritti non si fa mai riferimento a questo elemento.

…..Nell’iconografia Paolo viene, quasi sempre, rappresentato come un anziano calvo, con la barba (elemento tipico dell’estetica ebraica, come lo stesso naso sporgente), che sembra fare riferimento alla immagine archetipica del filoso d’età classica. Uno degli elementi iconografici più ricorrenti sono i rotoli o i libri nelle mani del santo, che fanno riferimento alla sue lettere. A partire dal basso medioevo è stato anche rappresentato con la spada, elemento che allude sia al suo passato di persecutore sia al martirio per decapitazione avvenuto a Roma

Approfondimenti dal nostro blog

San Paolo

25-01-2012 : Video/Giacomo Bernardi Le Calende – La Conversione di San Paolo

 

2 frisou Fritelle grano  (35)Le “Calende” e la ricorrenza del trezèndì (13 gennaio) in Val Gotra

Mario Previ – Interno di casa contadina —>

Cosa sono le Calende?

Le “calende” sono un metodo empirico dei contadini della mia zona (Val Gotra e non solo), per prevedere il tempo (meteo).Le “calende” o “giorni indicatori” sono i primi dodici giorni dell’anno. Osservando i fenomeni atmosferici  dei primi 12 giorni dell’anno (le calende) si supponeva che rispecchiassero le condizioni atmosferiche dei successivi 12 mesi.

Annotare su un blog e  usare la tecnologia per trasmettere queste informazioni: “le calende” e i “riti”dei vecchi contadini penso sia importante per cercare di recuperare il nostro passato, la cultura, le tradizioni, e gli usi locali che ancora oggi nel mondo rurale sono tramandati da padre in figlio.