Giacomo Bernardi – “Il combattimento del Manubiola (30 giugno1944 , venerdì)” da: 1944: quel luglio di sangue – Borgotaro (PR)

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lapide-combattimento-del-manubiolaDi seguito il testo di Giacomo Bernardi (appassionato della storia e delle tradizioni di Borgo Val di Taro, Parma), intitolato “Il combattimento del Manubiola (30 giugno1944 , venerdì)”, testo tratto da G.Bernardi, 1944: quel luglio di sangue, Ass. A. Emmanueli, Borgotaro (PR), 2011.

A più di 70 anni dall’accaduto, è bene ricordare il combattimento del Manubiola, che vide coinvolti partigiani, tedeschi, ma anche molti civili che pagarono con la vita la loro forzata presenza in quella terribile giornata. Dopo verranno, come un lungo rosario, gli eccidi d Santa Maria, Pelosa, Strela, Sidolo…ma la Manubiola resterà per i borghigiani un nome indimenticabile

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Il combattimento del Manubiola (30 giugno1944 , venerdì)”

I tedeschi mettono in atto il primo tentativo di penetrare all’interno del Territorio Libero del Taro.
Una colonna tedesca autotrasportata, proveniente da Berceto, scende nella valle e risale verso Borgotaro. La compongono un centinaio di soldati appartenenti alla Feld Gendarmeria, comandati dal capitano Muller, con l’obiettivo, forse, di rioccupare la stazione ferroviaria di Borgotaro e ripristinare, così, il controllo della linea Parma-La Spezia.
In località Frascara, la colonna viene attaccata da un gruppo di partigiani che ne arrestano l’avanzata, infliggendo perdite ai tedeschi, tanto da costringerli a ritornare sui loro passi.
Fallita l’azione di sorpresa, il capitano Muller teme di cadere in qualche imboscata lungo la strada del ritorno. Così, per coprirsi la ritirata, preleva una ventina di ostaggi civili, tra i quali anche donne e bambini, e s’avvia verso Berceto. Non manca, però, di lasciare un segno della sua crudeltà. Senza alcuna ragione, viene ucciso Mario Salvanelli (1), anni 85, che inveisce contro i tedeschi che hanno prelevato il figlio Giovanni.
Poco dopo, i tedeschi si avvicinano all’abitazione di Giuseppe Ruggeri (2), anni 40, lo prelevano, gli mettono le mani addosso, ma a questo punto entra in azione il suo cane che non ne vuol sapere di vedere il padrone maltrattato. Abbaia, ringhia, attacca: fino a che una raffica lo atterra. Innervositi dall’accaduto, gli aguzzini non trovano di meglio che ridurre in fin di vita il padrone del cane che, caricato su di un autocarro con gli altri ostaggi, morirà poco dopo in seguito alle percosse ricevute.
*
La colonna, con il suo carico di civili terrorizzati dal comportamento sanguinario mostrato dai tedeschi, si avvia verso Ostia. Lungo la strada viene fermato il dottor Adolfo Marchini, medico condotto di Ostia, che sta là recandosi per assistere un ammalato. Viene catturato e caricato su un automezzo.
Nel frattempo il Comando Partigiano di Borgotaro, venuto a conoscenza di quanto stava accadendo, organizza l’inseguimento e l’attacco alla colonna nemica, contando anche sul lungo percorso che questa è obbligata a seguire a causa della distruzione del Ponte del Diavolo, sul torrente Manubiola.
Quando i tedeschi, dopo una lunga sosta a Ghiare, risalgono ormai sicuri verso Berceto, vengono attaccati dalle alture che sovrastano il Manubiola e la strada. Le rocce a picco su quest’ultima, da una parte, e il greto del fiume dall’altra, rendono impossibile qualsiasi via di fuga. Così i tedeschi, scesi dagli autocarri, cercano riparo nelle cunette della strada e dietro i paracarri situati sul ciglio della stessa, facendosi anche scudo con i civili costretti a stare immobili tra il sibilo dei proiettili.
Trovano così la morte nello scontro: Antonio Gavaini (3), anni 47; la moglie Gaetana Raffi (4), anni 5; Attilio Levanti (5), anni 41, padre di sette figli, che morirà il 1° luglio; Giovanni Salvanelli (6), di anni 56, figlio di Mario, l’anziano ucciso qualche ora prima; Domenico Delnevo (7), di anni 56; il medico dott. Adolfo Marchini (8), di anni 31, che morirà il 3 luglio, in seguito alle ferite riportate.
I morti e i feriti tra i tedeschi vengono portati ad Albareto: i primi verranno sepolti in quel cimitero e il Parroco si premurerà di inviare al Comando tedesco di Berceto i loro effetti personali, i secondi verranno curati presso l’ospedale che da Borgotaro era stato spostato ad Albareto.
I prigionieri, tra i quali il capitano Muller, da molti considerato il responsabile dell’eccidio di Strela, vengono mandati a Compiano.

(G. Bernardi, 1944: quel luglio di sangue, Ass. A. Emmanueli, Borgotaro, 2011).

Foto: La lapide che ricorda le vittime del combattimentolapide-combattimento-del-manubiolail-combattimento-del-manubiola

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