Il “termine del Gatto” (“dal Gat”) : Berceto-Borgo Val di Taro (Parma)

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Nelle vicinanze dell’attuale confine tra i Comuni di Berceto e Borgo Val di Taro e nei pressi del confine con Pontremoli e tra le Regioni di Emilia-Romagna e Toscana, si trova un cippo cinquecentesco in pietra, con inciso (si presume) lo stemma dei Fieschi o dei Rossi ed una scritta anch’essa indefinita, ormai poco visibile per l’usura del tempo.

In passato fu sicuramente un riferimento di grande importanza, essendo il segno del limite di separazione fra i territori citati, ma ormai la sua fama è legata unicamente alla presunta “notizia” di un fatto di sangue che risulta accaduto nella prima metà dell’ottocento.

ed ecco la leggenda del Termine del Gatto, o almeno una parte di quanto si è tramandato ai nostri giorni:

All’inizio del XIX secolo ( precisamente nel 1827) era accaduto un fatto di sangue nel territorio di Berceto, la cui notizia aveva destato scalpore.

In quegli anni un uomo, armato di fucile e con un cappellaccio come un vero brigante, percorreva le vie dei paesi spaventando le popolazioni: era chiamato “Al gat!” (il Gatto).

Proveniva dalla frazione di Corchia (nel Comune di Berceto) e, dopo essere stato accusato ingiustamente di una rapina, era diventato un latitante inseguito dalle guarnigioni del Ducato di Parma.

Con il tempo era diventato più crudele e tutti sapevano che prima o poi qualcosa sarebbe successo, ma dopo che il brigante uccise un soldato della guarnigione, aumentò l’intensità delle ricerche per catturarlo vivo o morto.

Finché, abbandonato da tutti, restò ferito gravemente  e si rifugiò nella zona dei boschi che ben conosceva ai piedi del Molinatico, proprio vicino al “termine”, il cippo conosciuto ora con il suo soprannome (“gat”).

La leggenda racconta che non venne ritrovato, che  quasi certamente morì nascosto nel suo nascondiglio segreto che l’aveva protetto fino ad allora … da qui il mistero che avvolge la storia.

Più probabilmente (forse) il Termine del Gatto prende il nome dal simbolo inciso che pare fosse quello dei Rossi e cioè un leone rampante  (in qualche modo assomigliante ad un gatto) …

PiZanz

Per altri approfondimenti:

 

 testo tratto dal sito valtaro.it   articolo del 29 Agosto 2009  Passo dopo passo… fino al Passo della Cisa!

 …. siamo avvolti da un nebbione che rende ancor più suggestivo il nostro cammino nella ”terra dei briganti”.

….abbandoniamo il sentiero per pochi metri, per raggiungere (sulla destra rispetto al sentiero) il “Termo del Gatto”, si tratta di un cippo cinquecentesco, sul quale s’intravede, scolpito, lo stemma dei Fieschi. Raggiunto il Termo del Gatto, ci fermiamo per la colazione; dai nostri zaini prendiamo thè e caffè caldo e una buona fetta di torta, e qui, nel silenzio, con il sibilo del vento e la nebbia che s’insinua tra noi, la leggenda sembra diventare realtà.

Ed allora non è poi così difficile pensare ad un uomo a cavallo, forse un brigante, con un gran cappellaccio e un fucile sulle spalle, ricercato dalle guardie e temuto dalla gente, che un giorno accusato di rapina, ingiustamente, si era dato alla macchia, conosciuto da tutti con un solo nome: “al gat” o “al gattu” (il gatto).

Braccato dalla gente, la sua casa divenne il bosco, viveva da selvaggio, mangiando ciò che trovava e dormendo sotto le stelle. Fu proprio, qui, in questo posto, che stava riposando quando fu raggiunto dalle guardie che non ebbero pietà. Finì qui la sua fuga e forse iniziò qui la sua pace, da quel giorno il cippo che storicamente segnava un confine, divenne per leggenda e poesia al “termù dal gattu” (“term dal gatt”) – il termine del gatto – .

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