Borgotaro (PR) – La stampa nella Resistenza in Valtaro (2° parte) di Giacomo Bernardi

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funerali-dei-partigiani-caduti-borgotaroDi seguito la 2° parte della relazione di Giacomo Bernardi (appassionato della storia e delle tradizioni di Borgo Val di Taro, Parma), intitolata “La stampa nella Resistenza in Valtaro” (Borgotaro – Parma).

Guarda i post Borgotaro (PR) – La stampa nella Resistenza in Valtaro (1° parte) – (2° parte) – (3° parte) di Giacomo Bernardi

 “La stampa nella Resistenza in Valtaro (2° parte) di Giacomo Bernardi

Mentre le formazioni preparavano le difese dei valichi più importanti e isolavano la zona con la distruzione di importanti ponti per prevenire o comunque rendere più difficoltosi attacchi del nemico, in Borgotaro, in una pubblica assemblea venivano predisposte le norme relative alla designazione di rappresentanti popolari nell’Amm.ne Comunale.
Le designazioni relative avvennero su voto espresso dai capifamiglia presenti.
Vennero anche pubblicati dei bandi diretti a reprimere il contrabbando di generi alimentari e a regolare la distribuzione dei viveri alla popolazione. (11’)
Esce in tale periodo, stampato a Borgotaro presso la Tipografia Cavanna il primo numero del giornale “LA NUOVA ITALIA” (Mostrare)
Animatore e organizzatore indefesso fu il prof. Achille Pellizzari-Medaglia d’Argento; (subito dopo il conflitto nominato Rettore Magnifico dell’Università di Genova), fu lui in quei giorni il Prefetto del Territorio Libero.
E fu lui ad organizzare la distribuzione dei viveri, ad instaurare un tribunale popolare, a curare personalmente la pubblicazione del giornale La NUOVA ITALIA, forse primo giornale italiano, interamente libero.
Dal volume “Guerra partigiana” del Col. Cipriani stralcio queste righe: “…anche il giornalismo partigiano comincia a dare segni di battagliera attività. A Borgotaro, nel luglio, esce il primo numero del giornale LA NUOVA ITALIA forse primo esempio di giornale partigiano, diretto da Achille Pellizzari”.
Il primo numero de La Nuova Italia porta la data del 15 luglio 1944 e reca come sottotitolo Giornale del Territorio Libero del Taro”
Il secondo porta la data del 9 aprile 1945 e reca come sottotitolo Giornale delle libere valli del Taro e del Ceno”
Il terzo numero porta la data del 9 maggio 1945 e reca come sottotitolo Giornale delle libere valli del Taro e del Ceno e di Parma libera”
Quasi a significare che da Borgotaro la scintilla della Resistenza si propagò via via fino alla liberazione dell’intera provincia.

Il Territorio libero del Taro, che precede le famose esperienze di Montefiorino e della Vald’Ossola, che ebbero risonanza nazionale fu un esempio non solo di coraggio e della determinazione delle Brigate Borgotaresi, ma anche della loro volontà a costruire un ordine nuovo improntato alla democrazia. Nessuna violenza verso cittadini iscritti e militanti nel Partito Fascista, come purtroppo avvenne altrove.
Si legge: “Coloro che abbiano gravi colpe da rimproverarsi in fatto di attività politica e di vita amministrativa, saranno a SUO TEMPO GIUDICATI DA ORGANI COMPETENTI; GLI ALTRI SARANNO TRATTATI E VALUTATI IN AVVENIRE SECONDO IL COMPORTAMENTO CHE TERRANNO IN QUESTI GIORNI DI NOBILE ED ANSIOSA ATTESA”.
Parole nobili: in anni in cui la vendetta, la rivalsa stavano ovunque al primo posto, e specialmente in Emilia darà pessimi esempi dall’una e dall’altra parte, dobbiamo davvero andare orgogliosi di questa frase che da sé sola avrebbe meritato una medaglia, quella che va a chi, anche tra gli orrori della guerra, sa mantenere quel poco di umanità che ci permette di essere sempre uomini e non animali in preda ai peggiori istinti.
Questo stato di cose, cioè la liberazione dell’intera valle, provocò la rabbiosa reazione delle truppe tedesche. In un primo momento si assiste a puntate robuste con utilizzo di truppe scelte, dotate anche di armi e mezzi pesanti, nel tentativo di saggiare le capacità di difesa delle forze partigiane, ma anche di penetrare nel territorio e creare delle teste di ponte in zone strategiche.
Questi tentativi falliranno ( nei cruenti combattimenti alla Manubiola, a Pelosa e a Grifola) e allora il Comando tedesco decide di investire l’intera valle gettando nell’impresa migliaia di uomini che, simultaneamente, l’invadono da diverse direzioni: i tedeschi la chiamarono: “Operazione Wallestein”.
Lo scopo è quello di liberare il territorio ma anche quello, più ambizioso, di chiudere in una trappola, in una morsa le formazioni partigiane e distruggerle.
Resteranno a mani vuote perché i partigiani riusciranno a sottrarsi allo scontro. Così gli invasori non troveranno di meglio che sfogare la loro rabbia, la loro cattiveria, la loro delusione sulle persone indifese e innocenti.
In quel terribile luglio del 44, nei boschi, nei campi, nella abitazioni, sui cigli delle strade, nella sola Valtaro ben 65 saranno le vittime civili (15 di Borgotaro), oltre 70 i deportati (30 borgotaresi); tremila i capi di bestiame razziati.
Tra i partigiani delle Brigate borgotaresi i morti saranno 13.
Si chiudeva così la gloriosa esperienza del Territorio Libero del Taro.

***
Nel 1968 una nuova legge riapriva i termini per permettere ai Comuni di presentare domanda per ottenere una eventuale decorazione, una medaglia al valor militare. Fosse di bronzo, d’argento o d’oro, secondo i meriti.
Allora, ero un po’ più giovane di oggi, avevo 35 anni e mi trovavo ad avere la responsabilità di amministrare il nostro Comune. Come i meno giovani ricorderanno, ero il vostro Sindaco, insomma
Prima di allora ci eravamo chiesto come mai, nel passato, Borgotaro non avesse presentato domanda per ottenere un riconoscimento che noi ritenevamo meritato. Ma, finita la guerra, chi aveva partecipato alla lotta della Resistenza, chi aveva passato mesi ai monti, combattuto, sofferto, chi aveva visto morire amici, al termine di quella dura esperienza non aveva davvero avuto voglia di ripensare a queste cose.

C’erano da recuperare, anche in termini di divertimento, di spensieratezza anni persi in quella lunga guerra, quando i protagonisti aveva vent’anni o poco più
Come prevedeva la legge, portai l’argomento in Consiglio Comunale, che approvò l’iniziativa e mi diede incarico di provvedere a tutte le incombenze legate alla pratica.
Non era una impresa facile perché la Commissione che esaminava le domande e decideva se il comune avesse o meno i meriti per ottenere un riconoscimento, era formata di soli militari, da cinque generali, i quali non volevano discorsi retorici, narrazioni, ma documenti e cioè in concreto: perdite inflitte al nemico in termini di uomini, mezzi e materiali. Perdite nostre, danni subiti dalle popolazioni, feriti, morti, distinti in morti per incursioni aeree, morti per rappresaglie, e poi partigiani morti, feriti, deportati, eventuali decorati.
Decidemmo di andare a Roma per prendere contatto con la Commissione. I partigiani avevano uno di loro che aveva fatto carriera: era diventato Colonnello dell’esercito, era in servizio a Roma: era originario di Ghiare di Berceto, ricordo che lo chiamavano Gloria, era il suo nome di battaglia.

Insieme a tre partigiani Giuseppe Solari, Jak; Carletto Ghezzi, Falco; Emilio Cucchi, Ras, proprietario e autista di una nuova fiammante auto, scelti scrupolosamente come rappresentanti delle varie Associazione Partigiane, nonché rappresentanti di diverse idee politiche che ben conoscete, ma che comunque voglio ricordare per i più giovani: Jak, comunista; Carletto, democristiano; Emilio, liberale, tutti insegnanti elementari guarda caso, andammo a Roma da questo Gloria che era riuscito a procurarci un incontro con un colonnello segretario della Commissione.
Grazie a lui, potemmo essere ricevuti da un generale componente la Commissione.
Pieno di boria, come spesso sono gli alti gradi, ci disse subito:
– Avete libri, pubblicazioni da accompagnare alla domanda? Ci vogliono documenti, non chiacchiere, caro Sindaco.
– No – dovemmo rispondere.
Incredibile, ma vero, nel 1969 a Borgotaro ancora non era stato scritto nulla sulla lotta di Resistenza.
Soltanto a Bedonia era uscito “Quelli del Penna” di Sergio Squeri, molto interessante, ma molto localizzato. Altrimenti nulla.
Il Generale aprì lo sportello di un mobiletto. Indicò una trentina e più di libri e disse: – Guardate il comune di Stazzema che ha fatto la vostra stessa richiesta, quanta documentazione ha potuto presentare. Non bastano le relazioni, i racconti: documenti e libri ci vogliono.
Carletto di fianco a me cominciava ad agitarsi
Rimanemmo senza parole, ma in quel momento mi venne in mente “La Nuova Italia” e dissi: – Generale, noi abbiamo dei giornali pubblicati durante la lotta di Resistenza.
– Vuol dire in piena guerra? Con i tedeschi in casa?
– Sì – dissi – e sopra è riportato anche il resoconto di combattimenti, di morti, di feriti, di prigionieri, di danni inferti e subiti. Il tutto scritto a caldo e non terminata la guerra come quei libri che ci ha mostrato.
Mi aspettavo una reazione, invece il Generale disse: – Quello che mi dice è importante. Molto importante. Queste non sono chiacchiere. Un giornale in piena occupazione tedesca. Mai sentito. Bene, presentate la domanda nei termini, e mi raccomando: niente retorica, dati, dati, dati.
Lo ripetè tre volte.
Una volta usciti Carletto Ghezzi sbottò: T’è sta bravu, ormai la vurèivu pià pr’al colu. M’ piazrè savèi duv’ l’era lü quand’ gniètri sernu ai monti.
Era l’ottobre del 1969. La domanda venne inviata nel dicembre del 1970, pochi giorni prima del termine utile. Sapete perché? (2-continua)

Giacomo Bernardi
Le foto:

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