Giacomo Bernardi – LO STRANO VIAGGIO DI ELISABETTA (Elisabetta Farnese) – Borgotaro (PR)

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Facciata chiesa Sant'Antonino 1714Di seguito il testo di Giacomo Bernardi (appassionato della storia e delle tradizioni di Borgo Val di Taro, Parma), intitolato “LO STRANO VIAGGIO DI ELISABETTA ” (guarda Elisabetta Farnese).

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LO STRANO VIAGGIO DI ELISABETTA di Giacomo Bernardi

Non sono pochi quelli che fanno risalire alle pressioni esercitate dal Cardinale Alberoni, la decisione di Elisabetta di proseguire il viaggio a piedi.
Se da una parte è comprensibile la ripulsa per un viaggio via mare, da parte di chi al primo impatto ha subito dei danni, meno comprensibile diventa la lentezza e la tortuosità del viaggio. Quasi che la Regina volesse, a bella posta, accrescer vieppiù il desiderio del giovane Re di incontrare e conoscere la sua sposa che mai aveva veduto se non riprodotta in un ritratto.
Lento e tortuoso, si diceva, il cammino, cui s’aggiungeva a volte il silenzio sulla situazione.
E’ del 5 novembre una lettera da Madrid del solito Grimani che scrive: “Per lo spatio di due intiere settimane non si hebbe qui alcun avviso del viaggio della Regina, il che diede motivo a tutte quelle riflessioni che potevano differire l’arrivo del corriere straordinario. Comparve questi finalmente mercordì a notte colla notizia di essere giunta felicemente la M.S. in Antibes il dì 21 che vale a dire in altrettante giornate di quelle in cui si era da principio divisato il viaggio”
E ancora aggiunge: “Si seppe aver allungato in prima il camino….et essersi indi contra le prime disposizioni trattenuta un giorno e mezzo a Nizza”.
E finalmente un accenno al Re: “…intanto il Re impaziente delle dilazioni…si è dato pace nel supposto in cui stava che a quest’ora dovesse la Regina essere già vicina ai confini di questi Regni”.
Dopo Ventimiglia le tappe in terra di Francia furono Nizza, dove prolungava la sosta; Antibes, e poi si sa che fu a Marsiglia il 26.
Si perdono poi le tracce dei suoi spostamenti e soltanto da una lettera del 19 novembre si veniva a sapere che giovedì 8 novembre era giunta a Montpellier.
A questo punto in Spagna cresceva la confusione. Si temeva che le nevi invernali potessero impedire alla Sposa di valicare i passi dei Pirenei, e di conseguenza diventava impossibile decidere dove la corte e il Re dovessero andare per incontrarla sul suolo spagnolo.
La Principessa Orsini, dal canto suo, cominciava a capire di essere stata ingannata dall’Alberoni, il quale sempre più di rado andava a farle visita e le prelibatezze di un tempo erano diventate un ricordo.
Ma quello che preoccupava maggiormente l’Orsini erano le notizie che trapelavano sulle abitudini della Regina Elisabetta: piuttosto rozza, sgarbata, ha il vizio di cibarsi come un carrettiere: invitata a Monaco, servita a puntino da cuochi francesi, aveva mangiato con avidità incredibile per chiedere poi a gran voce che le fosse dato dell’aglio crudo e del più forte.
Il solito Grimani, in data 26 novembre, scriveva: “Non è più giunto altro avviso della Regina Sposa dopo quello che si hebbe a Montpellier e secondo le apparenze e non senza sentimento del Re, sarà il di Lei viaggio molto più dilatato di quello che si supponeva. Alla mattina per quanto dicesi vuole alzarsi da letto assai tardi, onde sentita la Messa anticipa il pranzo e cammina di poi solamente una mezza giornata”.

Giacomo Bernardi 

Immagini: Facciata della chiesa di Sant’Antonino com’era nel 1714 Facciata chiesa Sant'Antonino 1714

 

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