Giacomo Bernardi – CONCLUSIONE DEL VIAGGIO DI ELISABETTA (Elisabetta Farnese) – Borgotaro (PR)

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VIAGGIO DI ELISABETTA Giacomo Bernardi 2Di seguito il testo di Giacomo Bernardi (appassionato della storia e delle tradizioni di Borgo Val di Taro, Parma), intitolato “CONCLUSIONE DEL VIAGGIO DI ELISABETTA (Elisabetta Farnese)”.

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CONCLUSIONE DEL VIAGGIO DI ELISABETTA (Elisabetta Farnese) di Giacomo Bernardi

Alle ore 20 arrivava Elisabetta. L’Orsini, già piuttosto stizzita per il comportamento dell’Alberoni e dai dispacci tutti negativi avuti dai suoi informatori, le andava incontro scendendo dall’alto delle scalinata, come se la Regina fosse lei e non la ragazza appena arrivata.
Comunque le due si abbracciavano, poi l’Orsini mostrava alla Regina le stanze dell’appartamento preparato appositamente per lei.
Scrive ancora l’Alberoni: “Appena Sua Maestà e la dama furono nella camera, questa venne ai soliti rimproveri e in certo modo alle minacce, credendo fosse bene far prova se si potesse in principio intimorire una principessa giovane…..”
Inoltre l’Orsini faceva capire a Elisabetta che il sovrano aveva piena fiducia in lei, tanto da averle affidato la scelta della sposa e chiedeva quindi la confidenza della Regina assicurandola che “fra il Re e lei vi sarebbe stata la sua fedeltà di principessa per mantenere le cose nello stato in cui dovevano essere”.
Devo ricordare che l’Orsini, in precedenza, aveva la sua camera da letto tra quelle del Re e della defunta regina, cosa risaputa da Elisabetta e forse l’Orsini deve aver accennato a questo suo privilegio che voleva conservare.
A questo punto Elisabetta urlava: “Tacete! Tacete! Uscite subito di qui!”
Le urla da carrettiere ferivano a morte l’Orsini, mai in vita sua aveva subito un tale trattamento. Pregava quindi la Regina di moderarsi. Elisabetta su tutte le furie gridava: “Arrestate questa pazza!”
Cercava quindi l’Alberoni il quale, in anticamera, sornione, non aveva perso una parola del colloquio.
“Chiamate il luogotenente delle Guardie”.
Alberoni s’inchina…Era già tutto pronto.
Non appena si presentò Amenzaga, la Regina, indicando l’Orsini ordinò: “Arrestatela. Preparate una carrozza e conducetela alla frontiera con 50 guardie di scorta. Lasciatele soltanto una cameriera e un lacchè, tutti gli altri domestici siano imprigionati”.
Davvero inaudito! E tutto questo senza sentire il parere del Re, suo sposo.
Quando la notizia dell’accaduto arriva a Filippo, per poco non gli prendeva una sincope. Poi, dava l’ordine di sospendere il viaggio dell’Orsini per non esporla, in pieno inverno, ad un viaggio pericoloso per la sua salute. La scorta armata così si fermava prima dei Pirenei, ma per poco.
Il giorno dopo, era Natale, Elisabetta arrivò a Guadalajara e si incontrò con il Re. Immediatamente si celebrò il matrimonio religioso. Terminato questo, la sposa lo prese in disparte e gli sussurrò qualcosa all’orecchio. Quindi si ritirarono nelle stanze private. A lungo si è favoleggiato su quel primo incontro durato fino al pomeriggio seguente, quando partiva un ordine perentorio del Re: “L’Orsini dovrà proseguire il viaggio ed uscire definitivamente dalla Spagna”.
La Regina aveva conquistato il Re. E lo dominerà in tutti i sensi. Sarà l’unica coppia regale a dormire nella stessa camera, nello stesso letto, a differenza di tutte le altre che dormivano in camere diverse, anche perchè i Re, spesso, ricevevano, a insaputa della consortea, altre dame. L’Alberoni diventerà Primo Ministro e poi Cardinale.
Lei abile e scaltra, intelligente e ambiziosa, con mirate strategie matrimoniali e con la partecipazione alle guerre di successione, riuscirà ad assicurare a entrambi i figli, avuti con Filippo, un trono in Italia; lui (Alberoni) sarà preso da manie di grandezza. Insieme combineranno molti guai, regalando all’Europa anche alcune guerre…ma questa è tutt’altra storia e noi convien che qui ci fermiamo.

Giacomo Bernardi 

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