Giacomo Bernardi – “I passi storici del Bratello e del Borgallo” – Borgotaro (PR)

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Giacomo Bernardi passi storici Bratello BorgalloDi seguito il testo di Giacomo Bernardi (appassionato della storia e delle tradizioni di Borgo Val di Taro, Parma), intitolato “I passi storici del Bratello e del Borgallo”-

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I passi storici del Bratello e del Borgallo

I passi storici del Bratello e del Borgallo si trovano lungo la “Via degli antichi passi”, nel tratto di crinale che collega due passi storicamente assai importanti

Dal Bratello fino al Borgallo.

Come si sa questi due passi sono serviti nei secoli passati a collegare la nostra valle con la Toscana. Ma i due passi vennero utilizzati non soltanto dai Valtaresi e dai Pontremolesi, perché attraverso loro passarono viandanti, commercianti, pellegrini ed eserciti, diretti o provenienti da zone lontane.
Sì sa che il famoso Capitano di ventura Niccolò Piccinino, nel 1429, riconquistò dopo lungo assedio Borgo Val di Taro, il cui ruolo strategico stava prendendo sempre maggiore consistenza per “essere (Borgotaro) l’entrata di Pontremoli per venire a Lucca”, come solevano dire i Fiorentini.
Nel 1494, quando Carlo VIII, re di Francia, di ritorno dall’impresa di Napoli, venne a sapere che i Confederati Italiani l’attendevano a Fornovo, egli cercò di ingannarli evitando la strada della Monte Bardone o della Cisa. Infatti come scrivono alcuni storici, egli varcò l’Appennino attraverso l’allora importante passo del Borgallo. Scrive Giacomo D’Adria, segretario di Francesco Gonzaga ch’era capo supremo dei Confederati italiani: “…fece restare suspeso lo inimico re, quando avesse facto pensiero declinare la via di Borgo de Valdetaro et entrare in Piacenza” e ancora “Et però era dubio a quale camino el Re dovesse drizare, se mandò 500 fanti a Genova et 1000 sopra la cresta dil monte Apenino, loco molto importante per il passo del Borgo de Valdetaro”.

Il Commynes, testimone al seguito dei Francesi, ci fa sapere che nel corso del Consiglio di Guerra dei comandanti tenutosi a Pontremoli, molti avevano suggerito a Carlo VIII di abbandonare e distruggere i suoi famosi cannoni che aveva al seguito per rendere più spedito il cammino e giungere a Fornovo prima che le truppe italiane si fossero bene organizzate. Il Re non volle staccarsi dalle sue artiglierie che tanto gli erano state utili e decisive nelle battaglie. Si trattava di 14 grossi cannoni, ognuno dei quali veniva trainato solitamente da 30 cavalli e di 28 pezzi di artiglieria minuta. Ma per il tortuoso passo del Borgallo era impossibile sfruttare il traino di 30 cavalli, cosicchè toccò agli Svizzeri l’ardua impresa di far valicare il passo ai cannoni.

Il Commynes che era al seguito dell’esercito francese scrive:
“…a due a due, ora in cento ora in duecento, trascinavano con robuste corde i grossi cannoni, e quando erano molto stanchi altrettanti li sostituivano. Ed è certo che senza questo eccezionale impegno dei mercenari svizzeri, le artiglierie non avrebbero potuto varcare l’Appennino”.

Ancor più preciso il Giovio, uno degli storici più apprezzati del periodo:
“L’artiglieria per gli aspri gioghi dell’Appennino, certo con gran fatica, ma con molto maggiore diligenza dei soldati, furono menate a Borgo Val di Taro, perciò li elleno consegnate ad altrettante compagnie di fanteria svizzera, furono tirate non dagli usati cavalli, i quali per lo rotto e tutto torto viaggio non si potevano congiungere ne accomodare, ma dalle mani e dalle spalle dei soldati. Et ciascuno huomo a cavallo portò volentieri una palla di ferro de peso di circa 50 libre posta dinazi all’arcione”.

Giunto a Fornovo, riuscirà con non poca fortuna, sia pure con gravi perdite, a sfondare il fronte dei Confederati Italiani e tornare in Francia.

Giacomo Bernardi

Immagine: Lungo la via degli antichi passi, il cartello posto al passoGiacomo Bernardi passi storici Bratello Borgallo

 

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