Folta “antico borgo” tra prati e boschi di castagno – Festa della Castagna Albareto (Parma) 07-10-2012 immagini

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 Sulla cresta del crinale che divide la Val Gotra con la valle del torrente Arcina, in un territorio di grande interesse dal punto di vista naturalistico, tra estesi boschi circondati da prati, si trova Folta  una frazione del comune di Albareto (Parma), un piccolo nucleo abitato dall’aspetto “antico” che da alcuni anni ospita la Festa della Castagna (manifestazione organizzata in collaborazione con l’associazione della Fiera Nazionale del Fungo Porcino).

Folta in una posizione panoramica sulla Val Gotra è caratterizzato dalla “piazza centrale”, cinta dai muri della pregevole Chiesa parrocchiale, dall’imponente campanile, dall’antica canonica e da alcuni edifici “padronali” in sasso,  al suo interno presenta l’antica fontana comune e vicoli sterrati.

L’ambiente circostante l’abitato (boschi, prati radure), sono luoghi adatti alle passeggiate a all’escursionismo.

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01-01-2012 Tombeto, Folta, Groppo, di Albareto (PR): Passeggiata alla ricerca dei “Tesori” nascosti della Val Gotra l’agrifoglio (Ilex aquifolium)

 


Un tempo a Folta e in tutta la Val Gotra, gli abitanti adeguavano i propri ritmi a quelli naturali e vegetativi: dalla manutenzione del bosco, alla raccolta dei frutti, dall’approvvigionamento del legno da lavoro (fabbricazione degli utensili) e per il riscaldamento (legna da ardere).
Il castagno a quel tempo era il protagonista intorno al quale ruotava l’intera attività economica, l’alimentazione, ed i rapporti sociali e la raccolta del suo frutto, la castagna, era una momento di aggregazione e festa a cui partecipavano anche anziani e bambini.

Probabilmente per questi motivi e per valorizzarne la bellezza di questo luogo in questi anni si è voluto svolgere proprio a Folta la Festa della Castagna (manifestazione è organizzata in collaborazione con l’associazione della Fiera Nazionale del Fungo Porcino) facendo diventare protagonista e da cornice alla festa, questo piccolo borgo e i suoi abitanti.

 Vero punto di forza della manifestazione sono la castagna preparata e cucinata in quasi tutti i modi possibili, dalle caldarroste alla “pattona” (con o senza ricotta), tagliatelle, torte e dolci a base di farina di castagne e poi, castagnaccio, “padelletti”, “castignaccio”, frittelle e altri prodotti come il pane, i formaggi, i salumi, il miele, e poi frutta (nespole, pere, uva, mele), il tutto condito con un sorso di buon vino ed un’ottima compagnia.

ecco alcune immagini ad esempio:

Ricette

Il “castignazzo” è un piccolo pane ricavato dall’impasto non lievitato di farina di castagne e cotto in piccoli testi di terracotta, arroventati a fuoco vivo nella stufa o in un falò. Si può mangiare caldo o freddo, da solo oppure con ricotta o formaggi dolci, nato per una cucina povera in tempi in cui pochi potevano contare le portate, non è un dolce, ma un piatto unico.

 

La ricetta base, semplice ed antica per ottenere alcuni “pani” di “castignazzo”  è la seguente: prendere 1 kg di farina e aggiungere a poco a poco acqua (circa un litro e mezzo) fino ad ottenere una pastella non troppo densa che ancora riesca a colare e ad autolivellarsi.

Mescolare bene e versare sopra alcune foglie di castagno fresche oppure, in inverno, foglie essiccate e fatte rinvenire in acqua, una piccola parte verificare con una foglia che il testo caldo sia a temperatura (la foglia non deve bruciare),  appoggiare sul testo a temperatura la pastella (lo spessore della pastella non dovrà superare i 2 cm), aggiungere alcune foglie sopra e un’altro testo sempre verificando che le foglie non brucino.

Eseguire la stessa procedura per l’intero impasto sovrapponendo i testi le foglie e la pastella.

Il tempo di cottura varia con la densità della pastella, il suo spessore e la temperatura del testo (circa 15 minuti).

Con lo stesso impasto di farina di castagne e le stesse dosi si può fare la torta “pattona” usando una teglia di 36 cm di diametro unta con olio oppure usando come per i  “castignazzi” le foglie di castagno fresche oppure, in inverno, foglie essiccate e fatte rinvenire in acqua come carta forno.

In questo caso la “pattona” viene cotta direttamente nella base del forno grande a campana (il “testo”) e la difficoltà principale sta nell’inserircela quindi l’impasto dovrà essere leggermente più consistente.

Dopo aver fatta la solita pastella, già vista per il “castignazzo”, si stendono su di un tagliere rotondo, delle foglie di castagno (le foglie vanno disposte in modo da ricoprire tutto il tagliere, senza fessure e in modo da facilitare lo scivolamento sopra la base del testo).

Fatto ciò si versa l’impasto sulle foglie, e lo si adagia sopra la base del testo (“so”) e lo si fa cuocere sotto la campana di ghisa “testo” riscaldata e arroventata da un falò e lo si ricopre di braci e cenere.

Alla fine la “pattona” avrà un bel colore marrone uniforme, con consistenza elastica. I contadini un tempo la mangiavano calda o fredda accompagnata a ricotta o formaggi.

Una variante della ricetta molto gustosa consiste nell’aggiunta di ricotta mescolata a olio, uova e sale da spalmare sopra prima della cottura.

 Galleria immagini  07-10-2012 Festa della Castagna 2012 Folta Albareto (Parma)

 

Note generali

Il Castagno oltre a essere un pregiato e apprezzato albero per il legno (resistente nel tempo e per questo è usato nella costruzione di travi, mobili e infissi, per l’estrazione del tannino per l’industria della conceria), è tenuto in considerazione soprattutto per il suo frutto la castagna, che per secoli è stata un’importante fonte di sostentamento della civiltà contadina prestandosi ad innumerevoli forme di consumo (per questo motivo veniva anche chiamato “albero del pane” o “pane dei poveri”)  e ha avuto un ruolo fondamentale nell’economia della montagna fino a pochi decenni fa.

La castagna oltre ad essere un alimento sano, digeribile, di alto valore nutritivo e calorico,  può essere consumata fresca o seccata, riducendola a farina, per polenta, torte, creme e dolci o aggiungendone ad altri ingredienti principali in svariate preparazioni, biscotti, pani e paste sfoglie.

Le castagne vengono utilizzate fresche, sotto forma di sfarinato e secche.

Molte sono le ricette a base di castagna: castagnaccio, castagne e latte, “padeletti” (frittelle fritte nello stutto di farina di castagna), “tucchetti” (gnocchi di farina di castagne), patona, polenta, ecc.ecc.

La farina di castagne viene ottenuta mediante la macinazione delle castagne seccate.

La farina migliore, ben diversa per sapore e profumo da quello industriale, è ottenuto con il metodo tradizionale dell’essiccamento sul fuoco.

Nella pratica si adibisce un locale a seccatoio cioè (seccatoio, metato , casone, ecc.) è munito di un soffitto (graticcio) formato di listelli di legno, distanziati quel tanto da non lasciar passare una piccola castagna.

Il locale adibito a seccatoio era costruito appositamente nel bosco (casone) oppure un tempo era la stessa cucina del contadino, che aveva un soffitto formato da listelli di legno distanziati quel tanto da non far passare una piccola castagna oppure una rete delle stesse dimensioni.

 

Le castagne raccolte vengono stese in uno strato di qualche decina di centimetri sul graticcio e sotto di esso, al centro del locale, viene mantenuto acceso il fuoco per oltre un mese, adoperando robusti pezzi di legno di castagno stagionato.
Le castagne secche liberate dal loro involucro e private di ogni residuo di pellicina vengono macinate la farina.Le castagne in questo modo assumono quindi un vago sapore di affumicato.

 

Un tempo essa veniva pressata fortemente entro una cassa di legno “bancà” in modo da eliminare l’aria e impedire che venisse aggredita da insetti, per essere usata veniva staccata a pezzi,sminuzzata e setacciata.

Folta e la “vespa cinese”

Anche a Folta come un pò in tutta la Val Gotra e Val Taro, è arrivata la “vespa cinese” , altrimenti detta “cinipede del castagno” (informazioni dettagliate sull’argomento, a cura del Servizio Agricoltura della Regione che ha approfondito il preoccupante fenomeno, possono essere consultate alla pagina: http://www.ermesagricoltura.it/Informazioni/Approfondimenti/situazione-e-prospettive-in-Emilia-Romagna)

A salvaguardia dei castagneti di Folta (componente storica dell’ambiente naturale boschivo nonché dell’alimentazione e dell’economia delle popolazioni), dal temibile parassita, considerato altamente nocivo e che risulta ormai diffuso su quasi tutto il territorio regionale si  sono rese  necessarie (per prevenire e scongiurare possibili effetti devastanti) adeguate tempestive azioni di difesa, quali prescrizioni fitosanitarie, insieme ad iniziative di controllo.

approfondimenti

testo tratto dal sito www.gazzettadiparma.it alla pagina: Emergenza “vespa cinese”. Castagneti a rischio nell’alta Valtaro 14/07/2011 Giorgio Camisa

Continuano gli studi per risolvere questo annoso problema e nei giorni scorsi è stato effettuato un primo rilascio in campo del Torymus sinensis, l’imenottero parassitoide larvale del Cinipide galligeno del Castagno (la cosiddetta «vespa cinese» o Dryocosmus kuriphilus).
Un esperimento che a detta degli studiosi rappresenta per ora l’unico intervento possibile di lotta all’insetto più nocivo del castagno a livello mondiale.
 «L’esperimento è stato fatto in un castagneto da frutto a Folta di Albareto e sono stati rilasciati 180 esemplari (120 femmine già accoppiate e 60 maschi) del parassitoide specifico provenienti dai siti piemontesi – ha spiegato il funzionario Ivo Botti -. In quelle zone è già stato insediato da tempo, dal Servizio Fitosanitario della Regione Emilia-Romagna e dai tecnici dell’Università degli Studi di Torino e si sta rivelando un ottimo successo».
La presenza della vespa cinese si nota per la presenza di ingrossamenti più o meno tondeggianti (galle) sulla nervatura delle foglie, all’interno di questa si trova una o più larve della vespa, che divenuta pupa e poi farfalla, da giugno ad agosto; le femmine adulte vivono pochi giorni e appena sfarfallate depongono le uova sulle nuove gemme della pianta ospite.

testo tratto dal sito www.gazzettadiparma.it  dalla pagina Ai Boschi di Carrega è iniziata la lotta alla vespa cinese

10/04/2012 Nicoletta Fogolla

L’operazione di lancio consiste «nel deporre sulle foglie e sulle galle presenti sui rami dei castagni, adulti di Torymus sinesis contenuti in una decina di provette, in ognuna delle quali sono presenti 10 femmine e 5 maschi. Tale preparazione avviene nel laboratorio dell’Università di Modena e Reggio Emilia, i cui collaboratori in primavera raccolgono le galle di vespa già parassitizzate dal sito di moltiplicazione di Carpineti, da cui gli antagonisti escono in questo periodo».

testo tratto dal sito www.agricolturaweb.it alla pagina Castagni in Emilia Romagna: si lotta contro la vespa cinese (22 aprile 2011)

Nei prossimi giorni, dal 27 al 29 aprile, il Torymus verrà introdotto in vari castagneti infestati della regione per ottenere una progressiva riduzione delle popolazioni di vespa cinese.

I lanci del parassitoide avverranno in dodici diverse aree, in modo da coprire al meglio il territorio regionale maggiormente vocato alla produzione delle castagne e riguarderà le seguenti località:

  • Vetto, Villa Minozzo e Carpineti, in provincia di Reggio Emilia;
  • Albareto (frazione Folta) e Neviano degli Arduini (frazione Campora) nel parmense;
  • Zocca (frazione Monteombraro) in provincia di Modena;
  • Castel del Rio (località Sestetto) e Loiano, in provincia di Bologna;
  • Casola Valsenio in provincia di Ravenna;
  • Bagno di Romagna (frazione Lago di Acquapartita) in provincia di Forlì – Cesena
  • Sant’Agata Feltria nel riminese.

 i testi di terracotta usati a Folta di Albareto per la preparazione dei “castignacci” sono li stessi usati per la preparazione dei panigacci  del video correlato

Video correlato

Liguria panigacci – piatto tipico entroterra spezzino – Giugno 2011

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=-ZM7U79Klsc[/youtube]

Di seguiti altri post riguardanti luoghi nel vicinanze di Folta dove si potrà osservare il fascino di questa parte dell’appennino parmense e dove attraverso le immagini si è cercato di far comprendere il piacere di camminare in luoghi nascosti, scoprendone a poco a poco le bellezze artistiche e naturalistiche.

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