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Perchè? valgotrabaganza ... immagini natura …blog In questo blog c'è tutta la nostra passione e l'amore per la natura e il territorio che la circonda con le sue tradizioni usi e costumi, la cultura e il fascino della propria storia … senza pretese NATURA IMMAGINI E PAROLE ………

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Aratro di legno (piò d’legnu) – Oggetti e attrezzi del passato – “Museo rurale virtuale”

Aatro di legno (100)Attraverso la categoria “Museo rurale virtuale”, cerchiamo di farvi riscoprire le nostre origini anche nella descrizione dell’uso degli antichi utensili. 

Ecco le immagini dell’Aratro di legno (piò d’legnu) strumento utilizzato per arare i campi (guarda la categoria Attrezzi – oggetti di una volta – vai alla pagina “Museo rurale virtuale“).

Foto di Roberto Pavio (guarda i post Autori, Roberto Pavio, immagini) 

Su questo tipo di attrezzo, ci riferisce Roberto Pavio:

Aratro di legno (piò d’legnu) 

Aatro di legno (100)Giacciono nelle vecchie stalle, cascine e cantine ricoperti di ragnatele, polvere, stracci e ciarpame, spesso arrugginiti e sgangherati; altre volte sono lasciati marcire all’esterno, appoggiati a qualche muro sbrecciato o seppelliti da caterve di materiali di scarto; più raramente tenuti con decoro da qualcuno che ha provveduto a recuperarli e restaurarli.

Gli aratri di questo tipo, sono costituiti dal timone, una stanga di legno leggermente ricurva a schiena d’asino, provvista di due manici nella parte posteriore che servono per tenere l’aratro mentre lavora.

Aatro di legno (105)Sotto i manici, fissati al timone, si trovano vomere e versoio, la struttura atta a rompere e voltare la terra.

All’estremità opposta del timone è fissata una rotella che scorre sul terreno durante l’aratura.

La rotella tiene il timone parallelo al terreno e mediante un’ asta metallica si può alzare o abbassare per regolare la profondità del solco.

Oltre alla rotella, all’estremità anteriore del timone è fissato il gancio di ferro che serve per agganciare l’aratro al sistema di traino con i buoi.

Aatro di legno (104)Anch’esso regolabile in altezza per consentire il traino parallelo al terreno.

Gli aratri di questo tipo in genere non venivano impiegati per arare terreni duri quali prati da tempo non dissodati, si usavano su terreni molli che offrivano poca resistenza, quali per esempio, i campi di granoturco dopo che il granoturco era stato raccolto e il campo ripulito.

Un altro impiego era quello di tracciare solchi nel terreno seminato.

Aatro di legno (102)Erano, a questo scopo, più adatti rispetto all’aratro di ferro perché più leggeri e agevoli da manovrare, rovinavano meno il terreno seminato e il solco tracciato non era eccessivamente profondo.

Aatro di legno (103)Gli aratri come quello rappresentato nelle foto erano detti a voltaorecchio, il vomere si poteva posizionare sia sul lato destro che quello sinistro del timone facendolo girare sotto di esso, poi si fissava mediante un tondino metallico fornito di un gancio.

Nei terreni pianeggianti – circostanza assai rara in montagna – o semi-pianeggianti, si poteva andare e tornare nel medesimo solco, semplicemente girando il vomere da un lato all’altro del timone.     Aatro di legno (101)                                                

Galleria immagini: Aratro di legno (piò d’legnu) – Oggetti e attrezzi del passato – “Museo rurale virtuale”

Aatro di legno (103)Abbiamo inserito nel blog “valgotrabaganza” una nuova categoria Attrezzi – oggetti di una volta e la relativa pagina “Museo rurale virtuale“, dedicati ad un “progetto” (proposto da Roberto Pavio), che ci piace definire “Museo rurale virtuale”, riguardante immagini e video di attrezzi e oggetti del mondo rurale di una volta. Naturalmente siete tutti invitati, e ve siamo grati fin ora, a contribuire con commenti a descrizione, integrazione o correzione per eventuali errori, delle informazioni dei post, o con l’inoltro di altre immagini che ci possano aiutare in questa proposta di esposizione e recupero della memoria contadina, argomento che crediamo stia a cuore a molti dei nostri lettori.

L’indirizzo email per l’inoltro di eventuale materiale è il seguente: museovalgotrabaganaza@gmail.com 

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