Ultimo saluto a Paolo Manferdelli (Poli), uomo mite, umile e laborioso – Il funerale celebrato nella parrocchiale a Borgotaro (PR) – 17/10/2016

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Paolo Manferdelli BorgotaroSi sono svolti lunedì 17 ottobre 2016, nella Chiesa Parrocchiale di Sant’Antonino Martire a Borgo Val di Taro in provincia di Parma, i funerali di Paolo Manferdelli (“Poli”), uomo mite, umile e laborioso.

Attraverso le immagini dell’ultimo saluto, nella Chiesa Parrocchiale di Sant’Antonino Martire a Borgo Val di Taro in provincia di Parma e il testo di Giacomo Bernardi (visibile alla pagina La tazzina di Hiroshima a 70 anni dall’esplosione della prima atomica (Paul Manferdelli)), anche noi di “valgotrabaganza” lo vorremmo ricordare.

In tanti lo hanno voluto salutare (Chiesa Parrocchiale di Sant’Antonino Martire a Borgo Val di Taro in provincia di Parma)Paolo Manferdelli Poli (101) Borgotaro Il necrologio (visibile alla pagina 15/10/2016 – Borgotaro (Parma), necrologio Paolo Manferdelli (“Poli”) )Paolo Manferdelli (Poli) necrologio (1)

Testo tratto dal post La tazzina di Hiroshima a 70 anni dall’esplosione della prima atomica (Paul Manferdelli) – a cura di Giacomo Bernardi – 6 agosto 2015 – Borgotaro (PR)

Manferdelli Paul Hiroshima Lünariu burgìzan

 

Di seguito il testo di Giacomo Bernardi, tratto dal Lünariu burgìzan (Lunario Borgotarese) del 1995, intitolato “La tazzina di Hiroshima a 70 anni dall’esplosione della prima atomica (Paul Manferdelli)”.

Chi, a Borgotaro, non conosce Paul Manferdelli?

D’indole pacifica, riservato, di poche parole, sta oggi godendosi un più che meritato riposo dopo decenni trascorsi alla guida di autotreni.

Pochi, tuttavia, sanno che Paul ha alle spalle un passato da Marine, il glorioso corpo da sbarco americano.

Paul nasce negli USA e quando scoppia la seconda guerra mondiale ha vent’anni.

Viene quindi arruolato, come tanti altri, e destinato, dopo l’addestramento, in Australia.

Brutta sorte: sarà impiegato sul fronte del Pacifico in una guerra interminabile per difendere e rioccupare isole e isolotti, fatta di sbarchi e combattimenti contro i giapponesi, soldati tenaci, bene armati e fanatici.

Natale 1943: mentre negli USA si fa festa, Paul e i suoi amici s’imbarcano per la prima azione. Il giorno di Santo Stefano sbarcano a Port Moresby, in Nuova Guinea, per cacciare i giapponesi. E’ solo l’inizio di una serie interminabile di sbarchi, di assalti e controassalti che vedono il reggimento di Paul percorrere i mari del Sud, dall’Australia a Giappone. Via via, infatti, il reggimento conquista Aitape, quindi l’isola di Biak, per passare poi alla conquista delle Filippine: Zamboanga, Mindoro, la mitica Mindanao. Poi è la volta del Borneo e dell’arcipelago di Sulu. Nomi che oggi si pronunciano in un baleno, ma che Paul associa ad assalti furibondi e ai tanti amici lasciati per strada.

L’ultimo sbarco è nell’isola di Giolo, di fronte al Giappone. Per il reggimento di Paul la guerra nel Pacifico è finita. Ci si ferma nell’isola per attendere la resa definitiva del Giappone, che avviene, purtroppo, soltanto in seguito all’esplosione delle atomiche (agosto 1945).

Nel settembre, il reggimento viene inviato a Kure, un centro a poco più di 20 Km. da Hiroshima, in qualità di truppe di occupazione.

Tra i commilitoni la curiosità di vedere la città devastata è tanta. Hanno sentito vagamente parlare di atomica, vorrebbero vederne gli effetti. Naturalmente Hiroshima è tabù per tutti. Finché un bel giorno Paul e alcuni amici, “i più esperti”, trovano il modo di soddisfare la loro curiosità.

Eccoli a Hiroshima. Ricorda Paul: “Quando ci si presentò quell’orribile spettacolo, continuammo a guardarci l’un l’altro e per più di un’ora nessuno aprì bocca. Davanti a noi un’immensa distesa piatta di macerie lunga chilometri e chilometri, con un solo palazzo in acciaio sventrato, rimasto in piedi, alberi scheletriti carbonizzati, stranamente ancora al loro posto. Un silenzio pauroso. Sulla spalliera di un ponticello annerita dall’ondata calorica seguita all’esplosione, la sagoma chiara di un cavallo che traina un carro, presenti al momento dell’esplosione e che hanno impedito il passaggio dell’onda. Più avanti un uomo con la parte destra del viso completamente piagata e l’altra sana. E poi la tazzina: da un lato, quello colpito dall’ondata termica, annerita, bruciata; dall’altro normale.

Di Hiroshima, in tasca, non m’è rimasta che questa, ma nel cuore un ricordo, o meglio un incubo che spesso mi ritorna alla mente”.

Paul scuote la testa e guarda lontano, giù verso il Taro, quasi rivedesse Hiroshima, o meglio quello che era rimasto di una grande e popolosa città. Ma della bandiera giapponese che aveva in mano non volle dirmi nulla. Ancora una volta, tuttavia, gli servì per asciugare qualche lacrima.

Articolo e foto erano apparsi sul Lünariu burgìzan 1995

Hiroshima fu la prima città al mondo ad essere colpita da un attacco nucleare. La bomba esplose il 6 agosto alle ore 8, 16 minuti e 8 secondi.

Nelle foto: Paul a HiroshimaManferdelli Paul Hiroshima Lünariu burgìzan

e la bandiera giapponese con la tazzina “bicolore”Manferdelli Paul tazzina Lünariu burgìzan

Galleria immagini tratte da Lünariu burgìzan 1995 e dalla rubrica “Gente di Provincia della Gazzetta di Parma

 

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