26-08-2012 “Laboratorio dei sapori” Berceto (Parma) – Sergio Mussi “BERCETO: le origini e il vescovo Moderanno” – immagini

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Della storia (nelle varie epoche passate) di Berceto, un antico paese di montagna da secoli posto al centro di percorsi e vie di comunicazione importanti, non si conoscono ancora molti aspetti;
proprio per questo recentemente si sono accentuati gli studi da parte di studiosi ed appassionati esperti, che cercano di ricostruire faticosamente il passato del paese e dei suoi abitanti ed ospiti illustri, avvalendosi di tutte le informazioni finora raccolte e che le moderne tecnologie consentono adesso di avere più facilmente a disposizione;

 

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uno di questi è Sergio Mussi, il noto studioso di Ghiare di Berceto “trapiantato” a Borgotaro, che il recente  il 26 agosto 2012 ha tenuto nella sala superiore del “Laboratorio dei sapori” a Berceto (Parma), una conferenza dal titolo “BERCETO: le origini e il vescovo Moderanno”.

Il significato del nome Berceto e la storia del patrono San Moderanno, temi ascoltati con interesse dai numerosi presenti e già affrontati da alcuni storici, sono stati analizzati secondo le nuove scoperte di Mussi, che si è avvalso per il suo lavoro di ricerca anche della collaborazione dell’Università di Genova e di alcuni suoi docenti.

L’incontro pubblico con il relatore Sergio Mussi si è tenuto nel “Laboratorio dei Sapori”, situato nell’ex-macello comunale all’interno della Piazza del Mercato di Berceto.

Un po’ di storia sul “Laboratorio dei Sapori”

… realizzato grazie alla sinergia tra i Fondi Europei e un mutuo del Comune e in collaborazione con la Strada del fungo Porcino e la Soprip s.p.a, società per azioni a capitale misto e senza fini di lucro che raccoglie al suo interno le principali forze economiche ed istituzionali dei territori di Parma e Piacenza. Obiettivo del progetto è il rilancio dei prodotti locali valorizzandone la tipicità e l’alta qualità delle piccole e medie imprese del territorio aiutandole a distinguersi dando un’opportunità di sviluppo alternativo ad alto livello(una vetrina per i prodotti eno-gastronomici locali),inoltre un punto di riferimento per convention, convegni, presentazione di prodotti, luogo espositivo per la vendita on-line dell’eccellenza del territorio

 

note generali

Con il termine “toponomastica” si definisce la scienza linguistica che studia l’origine, l’evoluzione ed il significato dei nomi di luogo e indica il complesso dei toponimi di una determinata area geografica, facendo riferimento alla denominazione di città, paesi, località, alture, corsi d’acqua e quant’altro, relativi al territorio.

La raccolta e lo studio dei toponimi presenti nella memoria popolare, la conoscenza della loro pronuncia, uso, significato e origine favorisce la ricostruzione delle tracce delle vicende antiche, oltre a permettere  di conservare un patrimonio di informazioni, trasmesse principalmente per via orale che potrebbe andare perduto con la scomparsa degli informatori più anziani.

Comunque l’indagine sul campo non basta è fondamentale l’esame delle fonti scritte (cercando di fare attenzione a cattive trascrizioni o errori interpretativi),  per dare il giusto peso alle fonti orali, che pur svolgendo un ruolo determinante nel mettere in luce la toponomastica non codificata (tramandata oralmente attraverso il dialetto), si deve avvalere di fonti storiche (pergamene medievali,  estimi, urbari e catastali, documenti antichi).

Da quando l’uomo ha iniziato a risiedere più stabilmente in una determinata area (all’inizio l’uomo è stato nomade e cacciatore e quindi,  ha lasciato poche tracce del suo passaggio nei nomi di luogo), è sorto il bisogno di dare un nome al luogo dove viveva, a ciò che vedeva, creando nella sua lingua i primi toponimi (che saranno successivamente tramandati dalla tradizione orale).

Con il diffondersi ed il progredire dell’agricoltura e della lavorazione del terreno e dell’evoluzione sociale e civile della popolazione si è reso necessario e importante un’identificazione più precisa dei luoghi , quindi non basterà più avvalersi di nomi locali già presenti, se ne devono creare nuovi, che in un primo momento avranno avuto per lo più un significato che potesse mettere in evidenza le caratteristiche topografiche del territorio (monte, valle, colle), le qualità del terreno e la tipologia della vegetazione (campo, prato, pascolo) indicazione di proprietà, appartenenza (nomi di persona), relativi alla pertinenza di terreni e fondi rustici.

Immagini dell’incontro del 26-08-2012 – Sergio Mussi :“BERCETO: le origini e il vescovo Moderanno”

video storia “Laboratorio dei Sapori”

BERCETO L’EX MACELLO DIVENTERA’ UN LABORATORIO DEI SAPORI INOLTRATA LA RICHIESTA DI

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=mH1KQP3uoaE[/youtube]

Caricato da in data 09/lug/2010

BERCETO L’EX MACELLO SI TRASFORMA IN UN LABORATORIO DEI SAPORI

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=nrAkrTq0s6s[/youtube]

Caricato da in data 25/ott/2010

BERCETO L’EX MACELLO SI STA TRASFORMANDO IN UN LABORATORIO DEI SAPORI

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=klBsyQLKj-8[/youtube]

Caricato da in data 17/ott/2011

BERCETO – UN LABORATORIO DEI SAPORI SUPER TECNOLOGICO .mpeg

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=TRiMVdKGZLI[/youtube]

Caricato da in data 17/feb/2012

BERCETO – LABORATORIO DEI SAPORI – INAUGURAZIONE LUNEDI’ 21 MAGGIO 2012.mpeg

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=2hgyb2ERdgk[/youtube]

Pubblicato in data 11/mag/2012 da

BERCETO – INAUGURATO IL LABORATORIO DEI SAPORI .mpeg

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=sglEwYfxTo0[/youtube]

Pubblicato in data 23/mag/2012 da

la storia di Berceto nel web

dal sito www.duepassinelmistero.com  alla pagina Berceto e il Calice di vetro

 

..Riferimenti agiografici, circonfusi di un alone di leggenda e mistero, accostano questo piccolo borgo (divenuto nel tempo importantissimo) al vescovo di Rennes (antica capitale del Ducato di Bretagna), Moderanno (VIII sec. d.C.) che- diretto a Roma come pellegrino e portatore nella città eterna alcune reliquie di san Remigio, ricevute a Reims- si fermò a sostare nei pressi del Passo della Cisa (esiste ancora una fonte che porta il suo nome), in una piccola chiesa del Monastero dedicata a sant’Abbondio Martire. Dovendovi passare la notte, decise di appendere il contenitore con le reliquie ad un albero, ma quando si svegliò se ne dimenticò e cominciò a camminare. Ad un certo punto si ricordò delle reliquie e tornò indietro per riprendersele, ma constatò che l’albero era cresciuto, non consentendogli più di recuperare il prezioso ‘tesoretto’.

Pare che Moderanno fece voto di lasciare in dono le reliquie stesse in quella località, dove c’era un’abbazia, se l’albero si fosse abbassato, e così avvenne! Non proseguì più il viaggio verso Roma e si fermò a Berceto, venendo nominato da Liutprando priore dell’abbazia stessa e morendo in tal luogo (le sue spoglie vennero, nel secolo scorso, trasferite a Rennes). Chiaramente, in tutta questa storia, c’è da estrapolarne il significato simbolico…La presenza del santo francese fu talmente incisiva che, su alcune antiche mappe, il nome della località è scritto san Moderanno…(leggi tutto)

dal sito digilander.libero.it/gogmagog/Romea/romea.htm alla pagina La strada Romea

..La costituzione del latifondo, assente una proprietà frazionata se non a livelli m

arginali, è quello che caratterizza, in età tardoimperiale, tutta questa sezione della nostra montagna, e ammesso che la dizione della tavola veleiate, di età traianea come sappiamo, ” saltus praediaque Berusetis ” possa alludere, come non appare improbabile, a Berceto, abbiamo implicitamente un’immagine di quello che era il dominante paesaggio boschivo di questa zona. Boschi di querce, di castagni, boschi con un rado sottobosco, boschi perigliosi, vuoi per gli animali selvatici (lupi per esempio, attestati a lungo fino all’età basso medievale) e, come già si accennava, per le presenze di predatori, cresciuti soprattutto alla caduta dell’impero e nel periodo attorno al X e XI secolo. Furono forse anche queste le ragioni che determinarono i re longobardi ad attrezzare quello che, per loro, era un asse di comunicazione tra nord e sud Italia non secondario come in età romana, ma un asse veramente principale. I romani infatti potevano comunicare attraverso l’Appennino per numerosi valichi e ammesso che la identificazione della via Clodia sia quella suggerita dall’Andreotti (18), e cioè la strada da Parma a Lucca, essa dovette rimanere in quell’epoca una strada marginale rispetto alle altre di attraversamento appenninico site molto più a sud e soprattutto irraggiantesi da Bononia, oltreché naturalmente rispetto alle litoranee, molto più agevoli e sicure, come quella da Ariminum e l’altra dalla Provincia (la Provenza) per Genova, Luni, Roma, appunto l’Aurelia.

Boschi dunque, e fitti, ma boschi sicuri in un primo tempo, eliminati i pericoli dei Liguri con la decisione consueta dei romani che non esitarono, come sappiamo dalle ricerche del Susini (19) a deportare intere stirpi di quelle popolazioni per liberare il nodo delle montagne tra nord e centro Italia.(leggi tutto)

dal sito www.radio.rai.it alla pagina Berceto

L’origine di Berceto è legata all’abbazia benedettina “Monasterium quod Bercetum dicitur”, fondata nell’VIII sec. da Liutprando re dei Longobardi per intercessione di Moderanno, vescovo di Rennes. La leggenda infatti racconta che Moderanno, in viaggio verso Roma con le reliquie di S.Remigio, si fermò presso Berceto per riposare: al momento della partenza il sacchetto contenente le reliquie, appoggiato ad un ramo, non si staccò indicando al vescovo la volontà divina che in quel luogo fosse eretta una chiesa. Le reliquie dei tre santi (Liutprando, Moderanno e Remigio) sono conservate nel Duomo (XII-XIII sec.).
Di impianto romanico conserva importanti reperti artistici come la formella longobarda che raffigura pavoni che si abbeverano in calici posti ai lati della croce (VIII sec.) e, sul portale nord, le statue di S.Pietro (con le chiavi) e S.Paolo (con la spada).

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