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set 02 2016

Arau d’ feru (aratro di ferro) – Oggetti e attrezzi del passato – “Museo rurale virtuale”

aratro di ferro (102)Attraverso la categoria “Museo rurale virtuale”, cerchiamo di farvi riscoprire le nostre origini anche nella descrizione dell’uso degli antichi utensili. 

Ecco le immagini dell’Arau d’ feru (aratro di ferro)  strumento utilizzato per arare i campi (guarda la categoria Attrezzi – oggetti di una volta – vai alla pagina “Museo rurale virtuale“).

Foto di Roberto Pavio (guarda i post Autori, Roberto Pavio, immagini) 

aratro di ferro (101)Su questo tipo di attrezzo, ci riferisce Roberto Pavio:

Arau d’ feru (aratro di ferro) 

L’aratro è da sempre uno dei più importanti strumenti del lavoro contadino.

Il suo uso ha consentito attraverso i secoli di preparare il terreno da seminare dissodandolo e rivoltandolo.

Fino ad oltre la metà del secolo scorso veniva trainato da animali, buoi e cavalli soprattutto, completamente sostituiti in tempi recenti dalla trazione meccanica mediante trattori.

Ma la fatica, il sapere, l’abilità connesse con il suo uso sono ancora ben presenti nella memoria delle generazioni meno giovani che abitano le nostre valli.

aratro di ferro (103)Testimonianza 

Dalle nostre parti era uso che il mezzadro che lasciava un podere per andare in un altro, l’ultimo anno di permanenza seminasse quasi completamente i campi a frumento in tal modo poteva vendere una parte del raccolto dopo averne dato la metà al padrone del fondo.

Il mezzadro aveva diritto a raccogliere il grano seminato anche se aveva già traslocato.

Infatti la semina veniva fatta in ottobre, il trasloco si faceva a novembre, per san Martino.

Il grano veniva raccolto all’agosto successivo.

Metà e tutta la paglia andava al padrone mentre l’altra metà al mezzadro che teneva per sé quello che serviva a soddisfare il bisogno della famiglia e il rimanente lo rivendeva.

Per fare un esempio: la famiglia X l’ultimo anno di permanenza in un podere passò da una media di 40/ 50 sacchi di grano trebbiato all’anno, a 130 sacchi.

La trebbiatrice rimase nell’aia due giorni.

Questa pratica aveva un inconveniente perché nel podere che si andava a occupare il mezzadro che lo aveva lasciato, a sua volta aveva seminato il massimo possibile di frumento.

Questo creava carenze di foraggio per il bestiame del mezzadro subentrante. Inoltre era necessario riseminare con erba medica parte dei terreni nella primavera successiva (in dialetto si dice pradà).

Questo comportava un costo per il mezzadro il quale doveva spesso acquistare la semente perché quella prodotta nel fondo non era sufficiente.                                                                     

Galleria immagini: Arau d’ feru (aratro di ferro) – Oggetti e attrezzi del passato – “Museo rurale virtuale”

aratro di ferro (100)Abbiamo inserito nel blog “valgotrabaganza” una nuova categoria Attrezzi – oggetti di una volta e la relativa pagina “Museo rurale virtuale“, dedicati ad un “progetto” (proposto da Roberto Pavio), che ci piace definire “Museo rurale virtuale”, riguardante immagini e video di attrezzi e oggetti del mondo rurale di una volta. Naturalmente siete tutti invitati, e ve siamo grati fin ora, a contribuire con commenti a descrizione, integrazione o correzione per eventuali errori, delle informazioni dei post, o con l’inoltro di altre immagini che ci possano aiutare in questa proposta di esposizione e recupero della memoria contadina, argomento che crediamo stia a cuore a molti dei nostri lettori.

L’indirizzo email per l’inoltro di eventuale materiale è il seguente: museovalgotrabaganaza@gmail.com 

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