Giacomo Bernardi – “Sidolo (Bardi – Parma), 20 luglio 1944” – Borgotaro (PR)

Print Friendly, PDF & Email

Giacomo Bernardi Sidolo 20 luglio 1944Di seguito il testo di Giacomo Bernardi (appassionato della storia e delle tradizioni di Borgo Val di Taro, Parma), intitolato “68 anni fa: Il Territorio Libero del Taro – Sidolo (Bardi – Parma), 20 luglio 1944”, testo tratto da G. Bernardi, 1944: quel luglio di sangue, Ass. A. Emmanueli, Borgotaro (PR), 2011.

Guarda i post di Giacomo Bernardi

68 anni fa: Il Territorio Libero del Taro

“Sidolo (Bardi – Parma), 20 luglio 1944”

Sidolo, 20 luglio, giovedì

A Sidolo, piccola e sperduta frazione di Bardi, vengono fucilati: il parroco don Giuseppe Beotti, di anni 32; don Francesco Delnevo, borgotarese di anni 57; il chierico Italo Subacchi, di anni 23; i borgotaresi Giuseppe Ruggeri, di anni 44; Bruno Benci, di anni 43; Gerolamo Brugnoli, di anni 50; Giovanni Brugnoli,. di anni 40, e Francesco Bozzia, di anni 44.
Don Riccardo Molinari, allora parroco di Cereseto, “sulla scorta di testimonianze veritiere di persone che assistettero alle scene svoltesi”, così descrive i fatti verificatisi in questo giorno.
“Una colonna nazi-fascista, dopo aver stampate orme sanguigne su Strela e dintorni, piombava sul paesetto alle ore 6 del mattino. Anche qui gli uomini si erano dati alla macchia per paura dei tedeschi. Rimanevano in paese alcuni vecchi, le donne e i bambini, e in Canonica due Sacerdoti e un Chierico: l’Arciprete don Giuseppe Beotti, il Prevosto di Porcigatone don Francesco Delnevo e Italo Subacchi, alunno del Seminario di Parma […].
……..all’una e mezza circa, un soldato armato fino ai denti, si presentava con aria sospetta alla Canonica per prelevare il Parroco e i due compagni.
Don Giuseppe…….come un agnello mansueto, condotto al macello, seguì il soldato, tra i due confratelli sulla strada che conduce al di là del Rio.
I tre sacerdoti erano stati allineati lungo il muricciolo che protegge un piccolo appezzamento di proprietà della Chiesa…..
Su quel Calvario, tra un succedersi continuo di soldati che passavano beffardamente davanti a loro, essi vissero l’ultima ora tragica di vita, in un’angoscia spasmodica attendendo e assaporando la morte goccia a goccia…
Qualcuno poté però notare, di lontano, che a un dato momento essi si scambiarono pietosamente l’assoluzione e si diedero l’abbraccio fraterno…[…].
Perché quell’agonia prolungata per più di un’ora?…… Quando gli ordini, impazientemente attesi, arrivarono, l’arma scattò e spense freddamente le tre persone sacre.
Tutto ciò senza un giudizio che avesse almeno l’ombra di un processo, senza un’accusa manifestata e senza che i tre imputati potessero avanzare il diritto di una parola in difesa della propria innocenza.
Erano le tre pomeridiane di quel triste giovedì 20 luglio.
Don Giuseppe e don Delnevo, colpiti in parti vitali, erano immediatamente deceduti. Il Chierico Italo Subacchi invece prolungò per parecchio tempo, tra laceranti contrazioni, la sua fine prematura.…” e qui riprendiamo noi a raccontare le cose.
Il rastrellamento in atto da qualche giorno, ha spinto molti borgotaresi a trovare salvezza sulle alture che circondano il paese. In molti si ritrovano, il giorno 19, a Porcigatone, ritenuta una zona abbastanza sicura. Ma i tedeschi sono impegnati in un’operazione di rastrellamento che dovrebbe interessare ogni vetta, ogni paese, ogni anfratto della valle. Così quel giorno una lunga colonna parte da Borgotaro e s’avvia verso la frazione di Porcigatone.
I fuggitivi intuiscono il pericolo, abbandonano le case e si portano ancora più in alto, verso il Passo del Santa Donna, per trovare riparo tra i boschi. Ma i tedeschi li inseguono, li braccano, costringendoli a dividersi in piccoli gruppi e a tentare vie di fuga diverse.
Sei di loro, insieme al Parroco, oltrepassano il crinale e scendono a Sidolo. Non sono a conoscenza di quanto, in quello stesso giorno, sta succedendo a Compiano e Strela, altrimenti non avrebbero di certo scelto Sidolo come rifugio.
Al loro arrivo nella frazione trovano, infatti, la popolazione in preda al panico e vengono invitati in modo perentorio ad allontanarsi per non creare pericolo…….. .
I sei trovano così riparo, fuori dall’abitato, in una capanna dove solitamente veniva ospitato il bestiame.
E’ il 20 luglio, i sei si risvegliano. Sanno di dover affrontare una dura giornata. Stanchi, braccati, respinti anche dai compaesani perché la paura sconfigge la generosità…cosa fare…dove dirigersi?
Ecco la testimonianza dell’unica persona, tra i sei, che riuscirà a sopravvivere.
Antonio Brugnoli (si tratta del padre di Franco), allora ventiquattrenne, racconta:
“Alle prime luci del nuovo giorno – era il 20 luglio – io convinsi i miei compagni che era meglio avvicinarci al paese giacché eravamo tutti stanchi, sfiduciati e affamati. Giungemmo dunque al centro di Sidolo, quando udimmo all’improvviso le grida della gente che annunciavano la presenza dei tedeschi. Scorgemmo soldati ovunque: non potendo fuggire andammo loro incontro nella convinzione di persuaderli facilmente che noi eravamo dei civili innocenti. Sì, però non capirono le nostre parole e ci ammassarono in un campo recintato presso il paese. Un soldato italiano con il quale parlai mi rassicurò e mi invitò alla calma. All’arrivo di una nuova colonna, un ufficiale tedesco gridò: “Kaput!, Kaput!” e noi comprendemmo che le cose si mettevano male… Infatti ci portarono davanti al cimitero di Sidolo, distante poche decine di metri, per fucilarci. Io ero davanti alla fila a sinistra. All’intimazione dell’alt seguì il caricamento delle armi. Io allora tentai il tutto per tutto: mi gettati a testa bassa giù per un sentiero fiancheggiante il cimitero che scendeva leggermente. Corsi come mai in vita mia mentre le pallottole sibilavano da tutte le parti. Giunsi in un baleno in fondo al sentiero che trovai sbarrato da un cancello: lì terminava la strada. In un attimo presi la decisione di gettarmi al di là di esso in un precipizio profondo una ventina di metri. Dopo un lungo ruzzolone mi trovai in un canale, malconcio ma integro. Ero pieno di vita e mi pareva quasi di essere invulnerabile…: giunsero infatti altre raffiche ma non mi colpirono………”
*
Minor fortuna tocca ai cinque compagni di Antonio Brugnoli. Per loro non c’è pietà alcuna. La raffica li stende a terra, dove rimangono per ore al fiuto dei cani e all’attacco delle mosche. Valerio e sorelle, Mario e Antonio, Giacomo e sorella, un velo di tristezza resterà per anni nei loro sguardi.
Passeranno poche ore e sarà la volta dei tre religiosi dei quali già abbiamo scritto.

*
Poco lontano da Sidolo, volge al termine anche la triste vicenda di Luigi Marchesi (106), anni 33, borgotarese nato a Parigi.
Abitava con la moglie e due figlie nel quartiere di San Rocco…sfollato nel compianese, all’arrivo dei tedeschi abbandona l’abitazione.. Brutta giornata, quella del 20 luglio: i tedeschi hanno già ucciso tre persone a Cereseto, otto a Sidolo, e una a Comune di Bardi.
Luigi s’accorge che ci sono tedeschi ovunque. Si sente braccato. Alla fine, spinto dalla sete, esce dal bosco per sostare ad una fontana nell’intento di spegnere la sete. Viene avvistato da una pattuglia e colpito da una raffica. Questa la sua fine, come è stata raccontata alla famiglia.

(Liberamente tratto da G. Bernardi, 1944: quel luglio di sangue, Ass. A. Emmanueli, Borgotaro, 2011).Giacomo Bernardi Sidolo 20 luglio 1944Giacomo Bernardi Sidolo

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.