Giacomo Bernardi – “Ricorrenza della Madonna del Carmine – 16 luglio 1944, domenica” (Dal diario di Mons. Boiardi)” – Borgotaro (PR)

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Di seguito il testo tratto dal diario di Mons. Boiardi da Giacomo Bernardi (appassionato della storia e delle tradizioni di Borgo Val di Taro, Parma), intitolato “Ricorrenza della Madonna del Carmine – 16 luglio 1944, domenica” (Dal diario di Mons. Boiardi).

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“Ricorrenza della Madonna del Carmine – 16 luglio 1944, domenica” (Dal diario di Mons. Boiardi)

“16 luglio, domenica – Ricorrenza della Madonna del Carmine (16 luglio)e domenica coincidono come poche volte capita. Ma sarà una Sagra terribile.
Mons. Boiardi si è coricato, la sera prima, con qualche sospetto. Bisogna dire che possedeva un buon fiuto perché la giornata, per lui e per tanti borghiani sarà di quelle che non si potranno più dimenticare.
Scrive nel suo diario:
“Stamattina, festa della Madonna del Carmine, mi reco subito alla chiesa per dare i segnali della prima Messa. Vedo qualche soldato qua e là all’incrocio delle vie. Suono l’avremmo Maria, alle cinque e trenta apro la chiesa e subito dopo incomincio a sentire colpi alle porte, come di chi voglia sfondarle. I primi sospetti cominciano a delinearmisi realtà. Mi affaccio sulla via Cesare Battisti e un soldato mi vede e mi grida: Al comando, al comando! Poi ne trovo altri che ugualmente mi ripetono la stessa cosa e mi segnano la direzione in capo al ponte di San Rocco. mi avvio. Giunto, vi ritrovo già il sig. Gasparini e altre tre persone. E vedo quattro soldati di guardia, verso il ponte, verso la strada di destra e di sinistra e verso la Porta Portello. Sono in trappola. Sono le sei.

Adagio adagio altri giungono isolati o a gruppi: ci guardiamo in faccia e ci interroghiamo a vicenda. Che succede? Il gruppo di persone va crescendo: uomini, donne, vecchi, bambini tutti quelli che vengono trovati per le strade. Non c’è un ufficiale. Non si riesce a capire il motivo di tutto ció. Non si era fatto un accordo ieri? Dai paesi vicini a cui giá era arrivata la notizia di rientrare, la gente sta venendo…[…] il comandante non arriva mai, quindi l’incertezza grava penosa sugli animi. Le donne piangono, i bambini strillano”.
Finalmente arriva il Comandante e dà subito le disposizioni: le donne vengono messe in libertà, così pure gli uomini oltre i 65 anni. Poi, aggiunge il parroco. ‘Il comandante a mezzo dell’interprete, dice rivolgendosi al sig. Gasparini a cui mi trovo al fianco: – Voi ieri avete dato garanzia sulla vita che in paese non vi erano armi, ora invece sono state trovate molte armi e gran quantità di munizioni: perciò voi pagherete con la vita! Poi rivolgendosi agli altri uomini prosegue: dei nostri soldati mancano ancora 150, finché non saranno tutti restituiti, risponderete con la vita. Dal gruppo di donne si leva un urlo di dolore e in tutte uno scroscio di pianto. Poi si alza un coro di proteste da parte degli uomini e delle donne…Il comandante allora dice: 10 donne con un nostro lasciapassare potranno andare per i monti a ricercare i prigionieri tedeschi, entro due giorni. Molte donne si offrono per questo: una bella gara di fraternità”.
Gli uomini, una cinquantina, vengono quindi incolonnati e rinchiusi nel recinto di casa Mangora, presso il ponte. Nel pomeriggio, nuovamente incolonnati, vengono portati all’albergo Roma, distribuiti in 4 stanze, vigilati da sentinelle armate…viene loro comunicato che quandoo saranno liberati i prigionieri tedeschi, anche loro saranno messi in libertà.

(G. Bernardi).

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