Albareto (Parma) – “In Antico – Nel secolo XVII” – Storia di un Paese (2° parte) di D. Duilio Schiavetta

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Albareto (101) StoriaRiportiamo qui di seguito, senza garanzia in merito ed eventuali errori, il testo «Albareto (Parma) – Storia di un Paese (2° parte)», a cura di Don Duilio Schiavetta, articolo tratto dall’“L’Araldo della Madonna di San Marco” (Bollettino mensile ORGANO della BASILICA SANTUARIO di BEDONIA (Parma) – 11/2011), visibile nel sito www.unitapastoralealtavaltaroceno.it.

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Albareto (Parma) – “In Antico – Medio Evo – Albareto Comune” – Storia di un Paese (1° parte) di D. Duilio Schiavetta

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Albareto (100) Storia«Albareto (Parma) – Storia di un Paese (2° parte)», di Don Duilio Schiavetta – “L’Araldo della Madonna di San Marco” – Bollettino mensile ORGANO della BASILICA SANTUARIO di BEDONIA (Parma) – 11/2011), visibile nel sito www.unitapastoralealtavaltaroceno.it 

«Albareto (Parma) – Storia di un Paese (2° parte)», a cura di Don Duilio Schiavetta

In Antico 

Albareto (101) StoriaLa chiesa di Albareto, posta alla destra del Gotra a qualche chilometro innanzi ad immettersi nel Taro, può contare su una storia ultra millenaria, anche se la documentazione è piuttosto scarsa, ma sufficiente a confermarne l’esistenza.

Infatti Giulivo Ricci, noto ricercatore storico pontremolese, ricorda come “La chiesa di Santa Maria è elencata a carta 134 del nostro inventario tra le chiese dipendenti dall’abbazia di San Caprasio con queste parole: “La gessa di S. Maria d’Albereto ne apare locacion antique de trecento anni mandata a Genova . La colacion de le sopra ditte giessie ne apare una parte neli protocoli de ser Simonino et ser Domenico, et ser Gio. Matheo de Lavulla”.

La Chiesa di Albareto con l’omonima corte, è l’unica, ovviamente insieme a quella di Santa Maria (poi di San Caprasio) dell’Aulla, attribuita fin dall’884 da Adalberto (I marchese di Toscana) al nascente monastero di Aulla, le cui tavole di fondazione, però, nulla chiariscono intorno alla località” (cfr. Muratori, “Antichità estensi”, I, 210-212).

L’individuazione di detta “giessa de S. Maria d’Albereto” fu argomento di convegni e discussioni per vario tempo. La soluzione pare che possa essere arrivata con la pubblicazione del <Registrum Magnum> di Piacenza, il cui comune nel 1219 acquistò dei beni nel territorio di Albareto, e lo studio del Prof. G. Ricci: <Groppo Fosco e Albareto: un problema risolto?> (Ed. Art., Pontremoli, pag. 9-26).

Albareto (102) StoriaÈ comunque pacifico che la chiesa di Albareto ha sempre fatto parte della diocesi di Luni e non c’è da dubitare che sia antichissima la giurisdizione del Vescovo lunense in questi luoghi (così ha lasciato scritto il Landinelli, nobile sarzanense, citato e lodato anche dall’Ughelli F. nella sua <Italia Sacra>). Conferme di giurisdizione sulla chiesa (e “pertinenze”) di Albareto con vari diplomi sono emanati da Ottone il Grande il 14 giugno 963; da Corrado imperatore nel 1028; ancora da Federico I, nel 1185, a Pietro vescovo di Luni.

L’antica chiesa sorgeva poco avanti

Albareto (103) StoriaLe Moje, come annotava il Capitano Boccia (“Viaggio ai Monti di Parma”, pag. 127): <Veggonsi tuttora gli avanzi dell’antica Chiesa nel promontorio detto i Poggi, ed assicurasi che vi fosse un Castello de’ Saraceni: ciò che non mi par presumibile per più ragioni>. Il detto Capitano aggiungeva: <A piedi del suddetto promontorio veggonsi i resti di un ponte di pietra, che era sopra il Gotra>. Utile notizia che fa ricordare agli anziani come in direzione di detto luogo passava una strada, e, per i viandanti che se ne servivano, per superare il Gotra, era predisposta una “pedagna”, condizionata alle bizze del Gotra, che, specie nella brutta stagione (quando più era utile) non sopportava quell’”imbroglio”.

Divagazione a parte, dopo qualche secolo, essendo facilmente andata in rovina o ritenuta non più adatta per la popolazione, ne fu costruita un’altra più a monte, dove è l’attuale, e sempre il Boccia scrive: <La facciata della Chiesa è tutta di pietre piccate, e sopra una di queste angolare dalla parte dritta evvi inciso in carattere latino: MCCCCLXXV, die XXVIII Augusti. Il restante della iscrizione non è leggibile, perché consunta dal tempo>, ma anche perché l’incisore era piuttosto…rustico.

Albareto (104) StoriaQui mi è propizio ratificare quanto scritto nei CENNI STORICI DI ALBARETO, pag. 177: non è una <pietra funeraria>, bensì la pietra di inaugurazione della chiesa o della sua dedicazione.

Il coro della vecchia chiesa era di impianto rettangolare e la navata propriamente non aveva cappelle, e gli altari laterali erano aderenti alle pareti. Nel coro e in facciata vi erano due finestre a forma di mezza luna ricavate da due grandi pietre, che un tempo erano nell’antico castello distrutto.

La navata non aveva volta, ma le tavole del tetto bene unite servivano anche di soffitta; a questo periodo risale una croce astile del 1443 e tre sedie del 1500.

Vi era l’altare del Rosario con i 15 misteri dipinti in assicelle intorno all’ancona, e dietro facoltà ottenuta dal Generale dell’Ordine dei Predicatori, frate Gian Battista Morini, in data Roma 19 Agosto 1551 si era istituita canonicamente la confraternita per partecipare ai frutti delle indulgenze e privilegi concessi dai Sommi Pontefici.

Albareto (105) StoriaUna “Narrazione verissima” (stampata a Parma nel 1578) ricorda come anche nelle nostre valli il rapporto tra autorità civile ed ecclesiastica non era sempre all’insegna della collaborazione e della indipendenza nei loro ambiti; infatti avvenne che avendo il Vescovo lunense provveduto un suo prete di una parrocchia nel feudo del Landi, allora il conte Claudio, non potendo questi opporre direttamente il suo veto, fece imprigionare un fratello, un cognato ed uno zio con altri parenti ed amici, finché il prete, comprendendo il motivo, dovette desistere dal conseguire quello che gli spettava”.

 Nel secolo XVII

È il periodo in cui sorgono Compagnie, Confraternite legate al SS. Sacramento, S. Rosario, S. Rocco,… a cui sono donati appezzamenti di terreni, offerte annuali in moneta o animali di piccola taglia, decime, con vantaggi spirituali o celebrazioni di S. Messe. Le rispettive casse con un massaro e consiglieri, che redigevano entrate e uscite, erano in grado anche di fare prestiti a basso interesse.

Veramente i primi sodalizi, poi compagnie, erano animati da straordinario spirito di penitenza, detti “dei disciplinanti”, che si sottoponevano anche a dura flagellazione “su nuda carne in memoria della passione del Signore” a cui erano concesse indulgenze “pro remissione peccatorum”.

Orbene anche ad Albareto nei pressi della chiesa, a lato nord, “esisteva un vetusto oratorio con un solo altare, dedicato a S. Lorenzo martire. Tali oratori dei ”battuti” erano detti anche Casaccie, come s’usava chiamarli nel genovesato. Con la dominazione napoleonica, che sanzionerà la istituzione di Cimiteri per seppellirvi i Defunti, detto oratorio fu abbattuto e il terreno usato per le sepolture.

Albareto (106) StoriaDi fronte all’altare del Rosario venne eretto quello di S. Rocco per voto del popolo, in occasione della peste avvenuta nel 1621, come consta da atti di visite pastorali e da una nota fatta nei registri parrocchiali, in cui il Rettore Belli nel luglio 1632 dichiara d’aver dato a un certo Grilli Maestro Antonio detto Gropolino, lire di Piacenza 298 per la fabbrica di S. Rocco. Il rettore annotò nel registro il nome di una certa Spingarda Santa, che in quel doloroso frangente ella si prodigò con tutte le forze per alleviare e soccorrere i colpiti “da febri pestilenziali con doglia” abbandonati perfino da parenti.

Albareto (107) StoriaIl Grilli ricorda come <Nel 1666 fu costrutto da abile artefice sull’altare maggiore un tabernacolo in legno (ciborio) in forma piramidale con colonnette a tre ordini, con varie statuette; ornati diversi, ed intagli d’ottimo gusto dell’altezza di m. 3,80 e di larghezza m. 2,20, che nel 1680 fu tutto indorato (vedi IV di copertina). È stato chiesto da antiquari (già nel 1890!); ma qual testimonio della religiosa pietà dei nostri avi si conserva sopra l’altare di una cappella, e fu errore il non aver avuto cura delle quattro cariatidi in legno, che sostenevano gli architravi delle porticine laterali per cui si entrava in coro>.

Albareto (100) StoriaDetto ciborio da sopra l’altare maggiore fu rimosso quando fu edificato l’attuale costrutto che incorpora la nicchia della Madonna Assunta, quindi verso il 1875, anno della statua lignea. Fu “sistemato” nella cappella a sinistra entrando, dove vi era il Fonte battesimale.

Eliminato questo durante i restauri del 1976, l’antico ciborio fu “adagiato” in una cappella e se ne temeva la scomparsa.

Provvidenzialmente l’On. Angela Gotelli si prese a cuore la conservazione del precario e prezioso manufatto e d’accordo con l’arciprete don Paolo fu contattata (dietro indicazioni della Soprintendenza dei BB. AA. e Culturali di Parma) la ditta Alcide Lasagni di Cadelbosco (R.E.), V. Cantone Melli, per un importo di 7 milioni di lire nel 1984. Una pergamena riposta all’interno del tabernacolo della pregevole opera, ricorda il nobile gesto, che l’ha salvata da inesorabile ulteriore degrado, premessa sicura di irreparabile perdita.

Qualche giorno prima del S. Natale del 1986 l’antica preziosa opera in legno ontano, fu riportata nella ex-cappella del Battistero, dove tanti anziani ricevettero il S. Battesimo.

Albareto (108) StoriaI presidenti delle varie compagnie impegnarono Clito Andrea a confezionare un credenzone da sagrestia e ne risultò un pregevole manufatto, in noce, “ritenuto di qualche valore” oltre cento anni fa. Fu scolpito con disegno originale: “la parte centrale come quelle laterali sono sormontate da trabeazione e frontone; è arricchito da fusaiole, rosette, dentelli e gigli farnesiani”. In più parti compare l’anno di confezione “1675”, come sopra il pannello centrale, sotto lo stemma vescovile, la data in romanico MDCLXXV Die 7 Junii . Nel pannello superiore di sinistra, sono incise lettere e data: D. A. O. R. 1675, che corrispondono a Don Antonio Orsi Rettore; nell’altro pannello sono ricordati i massari che hanno commissionato l’opera: 1675 ANT.° SPIGARDO – PELLEGRO TOMASELL.° – GIO DEL MEGO – MASSARI.

La pregevole opera risentiva dell’azione corrosiva del tempo, a cui posero rimedio i fratelli sacerdoti Orsi: don Agostino in ricordo del suo 90° compleanno, Padre Albino per il 60° di sacra ordinazione sacerdotale. Un generoso atto degno di ammirazione e gratitudine.

Albareto (109) StoriaNell’Archivio della Chiesa, oltre i Registri canonici: Battesimi, Cresime, Matrimoni, Defunti, si conservava anche un Liber Testamentorum, in cui venivano annotate “le ultime volontà”, che il moribondo esprimeva al parroco “vista la impossibilità di chiamare il notaio” (?). Tale “usanza” rimase in auge dal 1675 al 1695. Tra i tanti testamenti, uno suscita una certa curiosità; si legge infatti: <19 marzo1678 – Margherita vedova del fu Andrea del Pipo (premesso il solito formulario: inferma di corpo, ma sana di mente,…) lascia alla Domenichina moglie di Pellegro dei Schiavetti alle sue figlie 25 lire ugualmente per quello che può avere in beni e dote. Così pure lascia a Caterina, Margherita e Giovanna sue figlie la torre (la nota antica Torre della famiglia Maestri, passata ai Grilli) con i suoi accessi, un albero di pomo papalino, un albero di pero papalino, e un albero di castagno chiamato verdese, piante che distano poco dalla detta torre, situata nel territorio di Albareto, in luogo detto “domogati” (= casa del gatto come mi fu indicata da Realdo, ma che era nota come <a cassinetta du gattu>, ora una macerie), che alla condizione che quando dette tre sue figliole si mariteranno d’una in una siano prive di detta torre e tre arbori suddetti, restando all’ultima et alla morte sua , cioè di quella che non si mariterà debano restare ad Antonio suo figliolo, va suoi eredi…> seguono i nomi dei testimoni.

La burocrazia non si era ancora… sviluppata.

(Fine seconda parte)

Don Duilio Schiavetta

Immagini

Chiesa di Albareto, pietra che ricorda l’antica chiesa del 1475Albareto (103) Storia

Statua di San Rocco posta sull’altare eretto in occasione della peste del 1621Albareto (105) Storia

Croce posta alla Bratta, ai Poggi, dove sorgeva la millenaria chiesaAlbareto (107) Storia

Pregevole coro ligneoAlbareto (109) Storia

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