Montegroppo di Albareto (PR) – “Da Sacello e Oratorio di S. Anna a Chiesa parrocchiale” – Storia di un Paese (1° parte) di D. Duilio Schiavetta

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Montegroppo (101) StoriaRiportiamo qui di seguito, senza garanzia in merito ed eventuali errori, il testo «Montegroppo – Storia di un Paese», a cura di Don Duilio Schiavetta, articolo tratto dall’“L’Araldo della Madonna di San Marco” (Bollettino mensile ORGANO della BASILICA SANTUARIO di BEDONIA (Parma) – 03/2011), visibile nel sito www.unitapastoralealtavaltaroceno.it.

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Montegroppo (100) Storia«Montegroppo – Storia di un Paese», di Don Duilio Schiavetta – “L’Araldo della Madonna di San Marco” – Bollettino mensile ORGANO della BASILICA SANTUARIO di BEDONIA (Parma) – 03/2011), visibile nel sito www.unitapastoralealtavaltaroceno.it 

«Montegroppo – Storia di un Paese», a cura di Don Duilio Schiavetta

Montegroppo (101) StoriaLa comunità parrocchiale di Montegroppo, posta alle falde dell’”eccelso Monte Gottero” nel versante nord, è, in linea d’aria la più vicina a Roma e la più lontana da Piacenza fra le parrocchie della vasta diocesi Piacenza- Bobbio.

Un tempo era tutt’una con la parrocchia di Groppo: la zona a sud di questa, cioè verso i “Monti”, che, pur essendo ad una altitudine superiore, era tuttavia favorita da ampi pascoli con gli immancabili luoghi boscosi e scoscesi salendo verso il crinale tosco-ligureemiliano.

I piccoli spazi coltivati ad orto, un tempo anche a grano, orzo, patata, fagiolo,… sono alquanto fertili e producono ogni genere di verdura.

Anche il castagno un tempo molto diffuso, ha sfamato la popolazione per secoli, ma purtroppo il “male dell’inchiostro” ha minato il castagneto con il conseguente depauperamento del prezioso frutto.

Così ad un elevato incremento demografico nel passato, ne è seguita una emigrazione, sempre presente, ma accentuatasi in modo sempre più inarrestabile dopo la seconda guerra del secolo scorso.

Da Sacello e Oratorio di S. Anna …

Montegroppo (102) StoriaI secoli XVIII e XIX videro una considerevole densità di popolazione dislocata sui “monti”, che avvertiva sempre più il disagio di dover scendere al Groppo per soddisfare le esigenze spirituali per la eccessiva lontananza da esso.

I “montani” presero l’iniziativa di costruirsi un sacello con (o senza?) il benestare dell’autorità vescovile o almeno vicariale.

Essi lo eressero dedicandolo a S. Anna.

In occasione della devastante peste di manzoniana memoria (1630), che infieriva mietendo vittime, associarono alla devozione di S. Anna quella della B. Vergine in visita alla cugina Elisabetta, imitando in questo i confinanti liguri con i quali erano uniti anche da vincoli di parentela e di rapporti socioeconomici.

Montegroppo (103) StoriaDopo qualche decennio gli abitanti dei “Monti” non potevano più accontentarsi di un sacello, ma intrapresero l’erezione di un Oratorio o Cappella, in cui pregare ed avere anche la S. Messa, così nel 1682, come era “impresso nell’architrave della porta maggiore” costruirono l’Oratorio – “La primitiva forma era triangolare con piccolo santuario quadrato. In seguito, moltiplicatasi la popolazione, fu allungato dalla parte del santuario e vi fu fatta l’aggiunta del coro rotondo e trasportato l’altare maggiore”. L’Oratorio però, costruito in seguito all’entusiasmo popolare, era privo di riconoscimento giuridico e pertanto fu “validato” il 6 giugno 1684, con atto pubblico del notaio Angelo Billò di Borgotaro.

“Il parroco di Groppo don Francesco Billò e rappresentanti di Montegroppo, contraggono l’obbligo di erigere un oratorio pubblico e si impegnano a provvedere un altare immobile per la celebrazione di SS. Messe, fornendolo delle suppellettili necessarie per una decorosa funzionalità, per la manutenzione e conservazione del tempietto e per l’assistenza religiosa, che potrà svolgere direttamente il parroco di Groppo o con l’aiuto di un altro Sacerdote”.

Ad accrescere le ragioni di un oratorio in loco, oltre l’eccessiva distanza con i relativi disagi e pericoli si verificò un luttuoso fatto: “Antonio Mazzone morse in età di 66 anni, il quale si annegò nel passare il Gotula il dì 21 dicembre 1714”, mentre andava a Messa.

Montegroppo (104) StoriaLo spirito intraprendente ed entusiasta continuò ad animare quei fedeli fino a suscitare l’interesse di coloro che pur non essendo dei “Monti”, si sentirono coinvolti, “infatti l’11 ottobre 1756 don Agostino Bertolotti, parroco di Gotra, con rogito del notaio Dott. Giovanni Ruffini donò due capitali: uno di 114 zecchini fiorentini (= lire 37,15 ciascuno) e cento imperiali di Piacenza; l’altro di 500 monete, sempre piacentine, il cui reddito (lire 25 annue) doveva mantenere in perpetuo la lampada del SS. Sacramento dell’altare”.

Nel 1763 il vescovo, Mons. Pietro Cristiani, in data 29 (sic!) febbraio di detto anno, concedeva la residenza al Cappellano, la celebrazione della S. Messa nei giorni feriali e festivi.

Nel 1774, Mons. Alessandro Pisani permise la S. Messa anche nelle solennità del S. Natale, S. Pasqua e di S. Pietro, titolare di Groppo.

… a Chiesa parrocchiale

Nel 1788, Mons. Gregorio Cerati riconobbe “tutti i diritti parrocchiali, pur non elevando la frazione a Parrocchia”, quindi potevano essere amministrati i Sacramenti del Battesimo, del Matrimonio, celebrare i Funerali con la conseguente costruzione del Cimitero.

Venne concessa la costituzione di Legati, il cui reddito serviva per suffragare le Anime testatarie di detti legati e fornire sussistenza ai cappellani-parroci, sempre nella prospettiva che un tempo anche Montegroppo sarebbe stata costituita parrocchia pienamente autonoma.

Infatti Mons. Luigi Conte Sanvitale, dopo “un susseguirsi di lettere, esposti, sopralluoghi” per otto anni, sentito il parere favorevole di don Stefano Raffi, arciprete e vicario di Bedonia, “emette il decreto, 20 novembre1837” di erezione a Parrocchia la cappellania di Montegroppo.

Al riconoscimento vescovile seguì il decreto ducale 4079/2858 dell’Arciduchessa Maria Luigia, in data 23 novembre 1841, valido agli effetti civili.

Il Vescovo non si limitò al solo riconoscimento giuridico, ma provvide a fornirla di benefici: “Con decreto 19 marzo 1840, trasferì i beni dei Benefici di S. Maria Maddalena, di S. Sebastiano, Sant’Elena, già appartenenti alle Chiese soppresse di S. Siro, Sant’Agata, Sant’Uldarico: e questo sia per alleviare la popolazione da ulteriori sacrifici, sia per creare un onesto sostentamento al Sacerdote Parroco, che avrebbe dovuto già sostenere disagi e privazioni vivendo in mezzo alla sua gente”.

Montegroppo (105) StoriaNel 1867 è stato costruito l’attuale maestoso campanile alto 55 mt., che impressiona guardarlo dal basso, ma dalla strada che sale e passa sopra, lo si sente vicino, amico,… La popolazione sostenuta ed incoraggiata con l’accoglimento di quanto auspicava ed aiutata concretamente anche dall’autorità diocesana, si impegnò per la costruzione della nuova chiesa come aveva già consigliato nella visita del 1872 il Vicario Foraneo.

Il 24 agosto 1880 si stavano “preparando le fondamenta della nuova chiesa”.

L’anno seguente si legge: “… si trovavano la vecchia chiesa distrutta e rialzata la nuova e quasi interamente costrutta rispetto ai muri, ai volti, al tetto, tranne la facciata e gli abbellimenti per opera dell’Economo, il quale poco più di quattro mesi coll’operoso concorso del popolo ha saputo fabbricare una chiesa novella più elegante più regolare, più ampia, più alta e più bella della vecchia…”.

Nei tre anni seguenti venne portata a termine in tutte le sue parti cominciando dalla facciata in pietra picchiata, intonaco, pavimento, altari e stucchi e fu pronta per la consacrazione, che Mons. G.Battista Scalabrini compì il 21 giugno 1885.

Quasi certamente era presente anche don Antonio Emmanueli, che in merito a Montegroppo, uno dei pochi paesi della Val Gotra visitati, scrisse:

“Poveri ne sono gli abitanti, ma tanto più impegnati pel decoro della Casa di Dio che hanno abbellito fuor di modo con tutti gli altari e il pavimento di marmo, con un superbo campanile che si decanta per uno dei più belli della Valtarese.  Monsignor Scalabrini odierno Vescovo di Piacenza per secondare lo zelo del parroco e dei parrocchiani l’ha voluta consacrare quest’anno stesso la quarta domenica dopo la Pentecoste che cadde il 21 giugno”.

Montegroppo (104) Storia“Il campanile e la chiesa furono progettati dall’architetto Andrea Mazzocchi di Bedonia, tecnico dotato di gusto artistico e senso di proprietà. A quell’epoca lo stesso architetto aveva progettato pure le chiese di Cornolo, Alpe e Scopolo, tutte chiese che si distinguono dalle altre della zona”.

La vasta chiesa è completa di abside, in cui troneggia la statua di S. Anna con la figlia, la Vergine SS.ma, opera di artigianato locale (Varese Ligure, 1848) riposta in nicchia adorna di ancona argentata e dorata, pregevole opera degli Sclavo di Cremona (anno 1934), mentre il coro è in legno, opera del borgotarese Pietro Gasparini, eseguito nel 1885.

Sull’altare maggiore si staglia imponente il grande Crocifisso di fattura ligure del 1700, acquistato verso il 1832 (in memoria del 18° secolo della Redenzione) per essere collocato in una apposita cappella: la prima a destra entrando, ora dedicata alla Madonna della Guardia.

Montegroppo (107) StoriaNella Cappella di fronte a questa si trova il Battistero; procedendo, a destra vi è la cappella di S. Rocco con la sua pregevole icona lignea (fine ‘600-inizi ‘700) al lato opposto si vede la cappella dedicata alla Visitazione della Vergine a S. Elisabetta, raffigurata in artistico gruppo marmoreo (fine ‘600- inizi ‘700); quindi la cappella del S. Cuore, a cui corrisponde quella delle Anime Purganti con il rispettivo altare (1947).

Pregevoli anche le stazioni della Via Crucis in legno scolpito (incisore Parathoner di Ortisei – 1954).

(Fine prima parte – Continua)

Don Duilio Schiavetta

Immagini

Fine sec XVII. Visita della Vergine Maria a Santa Elisabetta, gruppo marmoreoMontegroppo (103) Storia

Sant’Anna e Maria Bambina nel coro della ChiesaMontegroppo (105) Storia

Statua marmorea di San Rocco della fine del XVII secoloMontegroppo (107) Storia

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