Giacomo Bernardi – IL GIOVEDÌ SANTO (Santa Pasqua) – Borgo Val di Taro (Parma)

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Suonatore di Bataròla Mario PreviDi seguito il testo di Giacomo Bernardi (appassionato della storia e delle tradizioni di Borgo Val di Taro, Parma), intitolato “IL GIOVEDÌ SANTO”.

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 Aspettando la Santa Pasqua 2014 …. con il racconto “La Madona dal buslan” – video di Giacomo Bernardi – illustrazioni di Mario Previ

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Vi racconto, in cinque “mosse”, la Settimana Santa dei miei anni giovanili.

Con l’aiuto di Mario Previ e delle sue immagini, cercherò di farvi rivivere la settimana Santa, così come ricordo di averla vissuta da bambino.

Ben poco rimane, oggi, dei riti, delle abitudini, delle tradizioni d’allora.

Ma è bene che del nostro passato, della nostra cultura, rimanga qualche pur flebile traccia.

Ecco la scaletta che seguiremo.
1- La Settimana Santa – Giacomo Bernardi – LA SETTIMANA SANTA D’UN TEMPO (Santa Pasqua) – Borgo Val di Taro (Parma)
2- Giovedì Santo (Si legano le campane, suonano l’ bataröl’, si batte Pilato, si visitano i Sepolcri) – Giacomo Bernardi – IL GIOVEDÌ SANTO (Santa Pasqua) – Borgo Val di Taro (Parma)
3- La processione del Venerdì Santo – Giacomo Bernardi – IL VENERDI SANTO (Santa Pasqua) – Borgo Val di Taro (Parma)
4- Slegano le campane (la corsa alle fontane) – Giacomo Bernardi – IL SABATO SANTO (Santa Pasqua) – Borgo Val di Taro (Parma)
5- La Pasqua (“l’è Pasqua s’ spiana”, j’öv’ a pounta e cü”, l’övu d’ Pasqua cun la surprèiza) – Giacomo Bernardi – La Pasqua (Santa Pasqua) – Borgo Val di Taro (Parma)

IL GIOVEDÌ SANTO (Santa Pasqua)

Il giovedì Santo, giorno in cui si ricorda la “lavanda dei piedi”, era per noi ragazzi un appuntamento molto atteso.

La Messa si diceva fosse quella “In coena Domini”, l’Ultima Cena, insomma

Non so perché tra noi si dicesse:” Incö anuma a bat’ Pilato”(Oggi andiamo a battere Pilato).

Andavamo nel coro con dei bastoni e più che seguire la bella cerimonia, attendevamo il momento in cui il campanaro ci avrebbe fatto un segno.

Era il momento che aspettavamo e con i bastoni picchiavamo a più non posso sulle panche e su cassette che Jacumèin aveva sistemato.

Più avanti avrei capito che, in realtà, ad essere “battuto”, anzi fustigato, non era stato Pilato ma Nostro Signore. E quel baccano voleva ricordare quel triste episodio.

***

Dopo questa cerimonia, tacevano anche le campane. “J’han ligà l’campan’n” si diceva.

Chi non ha vissuto quell’esperienza non può capire cosa significasse, un tempo, il silenzio delle campane.

Si, perché la vita era cadenzata dal loro suono.

Suonavano la Messa dell’Alba, come inizio della giornata

Il Mezzogiorno, come pausa lavorativa, per mangiare

L’Ave Maria della Sera, come chiusura della giornata

Ed erano tre momenti cardine della giornata.

Poca gente aveva l’orologio al polso e molti si regolavano col suono delle campane, specie chi lavorava i campi.

Della Messa dell’Alba non c’è più traccia.

Il mezzogiorno si suona ancora.

Ma è un’ora come tante altre.

Un tempo mezzogiorno era l’ora in cui quasi tutti smettevano di lavorare, abbandonavano i propri attrezzi e rincasavano per pranzare. Guai alla donna di casa se a mezzogiorno non avesse fatto trovare tutto pronto!

Il silenzio delle campane era davvero il segno della partecipazione dell’intera comunità ai Misteri Pasquali.

Al posto delle campane, quand’erano “legate”, suonavano l’bataröl’, magico e misterioso strumento.

La bataröla era, praticamente, un’ asse in legno, lunga circa un metro, con applicati dei ferri ruotanti.

Quando si agitava, ruotandola, la tavola, colpita dai ferri, provocava un forte rumore.

Jacumèin, ma a volte anche noi ragazzi per un breve tratto, faceva il giro del Borgo avvertendo, al posto della campana, che era mezzogiorno.

Quante lotte per poter suonare la bataröla!!! Anche per pochi metri.

Il giovedì, in campagna, si usava “ligà l’ piant’.

Si prendeva un salice, una funicella, un ramo verde e lo si avvolgeva attorno al tronco dell’albero da frutto in fiore.

Con quel gesto si voleva che i fiori, dai quali sarebbero più avanti nati i frutti, restassero legati all’albero.

La loro scomparsa anticipata per gelo o altro, avrebbe rovinato il raccolto.

Quando il sabato suonavano le campane, le piante venivano slegate.

Alla sera del giovedì si potevano visitare i Sepolcri, che a Borgotaro vantano un’antica tradizione per l’accuratezza con cui, ancora oggi, vengono approntati.

Si preparano in Sant’Antonino e in San Rocco, ma un tempo anche in San Domenico.

Ricordo anche che tutte le immagini religiose presenti nelle chiese, venivano ricoperte con tele violacee.

Giacomo Bernardi

Nelle immagini: 

1-Suonatore di Bataròla visto da Mario Previ (particolare di un suo quadro)Suonatore di Bataròla Mario Previ

2-Sono io, a mezzo busto, quando alcuni anni fa avevamo provato a rilanciare l’utilizzo della bataròla, in un lontano Giovedì Santobataròla Giovedì Santo

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