“Luigi Lucheni – L’UCCISORE DI SISSI (7° parte)” di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR)

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La cella di LucheniDi seguito il testo di Giacomo Bernardi (appassionato della storia e delle tradizioni di Borgo Val di Taro, Parma), riguardante un triste episodio accaduto il 10 settembre 1898, l’assassinio della Principessa Sissi (Elisabetta Imperatrice d’Austria e regina d’Ungheria).

Guarda il post Luigi Luccheni, originario della Valtaro, uccise l’Imperatrice d’Austria Elisabetta di Wittelsbach (“Principessa Sissi”) – Ginevra 10 settembre 1898

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 “Luigi Lucheni – L’UCCISORE DI SISSI (1° parte)” di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR) 

“Luigi Lucheni – L’UCCISORE DI SISSI (2° parte)” di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR)

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“Luigi Lucheni – L’UCCISORE DI SISSI (4° parte)” di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR)

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“Luigi Lucheni – L’UCCISORE DI SISSI (6° parte)” di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR) 

“Luigi Lucheni – L’UCCISORE DI SISSI (7° parte)” di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR) 

“Luigi Lucheni – L’UCCISORE DI SISSI (8° parte)” di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR) 

“Luigi Lucheni – L’UCCISORE DI SISSI (9° parte)” di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR) 

“Luigi Lucheni – L’UCCISORE DI SISSI (CONCLUSIONI)” di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR)

 

di Giacomo Bernardi

L’UCCISORE DI SISSI – 7

La Corte si riunisce per decidere.

Dopo soli venti minuti il verdetto:

Luigi Lucheni è condannato all’ergastolo a vita per l’assassinio di Sua Maestà, Imperatrice d’Austria e Regina d’Ungheria”.

Lucheni si inchina e dice: “Benissimo”, poi mentre è condotto via, ergendosi improvviso esclama: Viva l’anarchia, morte alla società borghese”.(36)

Lucheni entra nella prigione dell’Evechè, cioè del vescovado, il 21 novenbre 1898.

Ha soltanto 25 anni.

In genere gli assassini, una volta entrati, restavano isolati per 6 mesi.

Lui vi rimase un anno intero.

La sua cella è lunga 3 metri, larga due.

Non fu messo alavorare con gli altri, ma in una cella vicina, isolato, a fare pantofole, per fargli guadagnare qualche soldo.

Le passeggiate per prendere aria, sempre da solo, 2 volte al giorno in un cortiletto di 2 metri di diametro.

Non viene ammesso alla biblioteca, dove vorrebbe andare.

Gli portano soltanto un libro per volta, che lui deve chiedere.

A colazione: ½ litro di caffelatte

A mezzogiorno: un piatto di legumi

A sera: 1 litro di zuppa e 2 dl di vino.

250 g di pane ogni due giorni.

Alla domenica un pezzo di lesso e insalata.

***

Legge molto, studia il francese, invia e riceve posta.

Il suo umore ha degli alti e bassi.

Alcune volte viene punito.

Al di fuori di qualche momento di agitazione, Lucheni è, però, calmo, sorridente, amabile.

Aveva deciso di scrivere la storia della sua vita.

Padroneggiava ormai a sufficienza la lingua

francese per poter portare a compimento il suo progetto.

Aveva così chiesto 5 quaderni che gli vennero dati.

Il 1° gennaio 1908 Lucheni era senza dubbio ancora impegnato nella redazione delle sue Memorie.

Da cinque anni, conduceva in prigione un’esistenza senza storia

Ma in quell’anno 1908, cambia il direttore del carcere.

Il nuovo, avendo letto alcuni articoli di giornale in cui si diceva che l’assassino di Sissi viveva tranquillo e ben servito in prigione. Scrive, lavora, gli passano tabacco, quaderni, decide di restringere questi diritti

Qualche giorno dopo il suo arrivo all’Évêché, andò nella cella di Lucheni: «Sono il successore del signor Alexander Perrin – gli disse –. Non ho né la sua pazienza, né la sua sensibilità. Finora siete stato viziato. Si sono avute delle indulgenze con voi. Questo periodo è finito. Io sono stato incaricato di domarvi, io. Buona sera!».

Durante i trentaquattro mesi nei quali Lucheni visse sotto la direzione del signor Fernex, nuovo direttore, le punizioni si succedettero alle punizioni. La cella di rigore o il cachot, ecco l’alternativa dalla quale era ormai impossibile, per lui, di uscire.

Un bel giorno, il nuovo direttore decide che il prigioniero dovrà restare in cella.

Gli verranno tolti il coltello e la forchetta. Non farà la passeggiata con gli altri.

Per sei settimane non riceverà i nè vino nè nuovi libri.

Quello stesso giorno Lucheni distrugge tutto quanto si trova nella sua cella.

Così gli vengono imposti sei giorni di cachot a pane e acqua, seguiti da un mese di chiusura in cella di rigore.

Cos’era il Cachot

Era un minuscolo vano, stretto e vuoto (1,85 m di larghezza, 3 metri di lunghezza e soltanto 2 m di altezza).

Era situato nel sotterraneo.

Nessun filo di luce e nessun rumore dall’esterno giungeva a chi vi era rinchiuso.

Come giaciglio il prigioniero non aveva che una stuoia, ed una leggera coperta. L’alimentazione era ridotta a pane ed acqua.

«È una vera tomba», annotò Paul Adam in una serie di articoli dedicati alla prigione dell’Évêché sul Journal de Genève. “Questa pena, che non può in alcun caso oltrepassare i dieci giorni, è terribile, e piega anche i più irriducibili”.

Scrive un altro giornalista: “Quando, accompagnato dal signor Fernex, ho visitato la prigione, domandai di vedere il cachot. La permanenza in questo carcere avrebbe spaventato perfino Silvio Pellico! Non riceveva la luce che mezz’ora per giorno, verso il mezzodì. I ratti passavano tra le gambe emettendo grida stridule. Né seggiola, né giaciglio. Si gettavano al prigioniero una micca di pane ed una scodella d’acqua. Si correva il rischio che il pane dovesse essere conteso di continuo alla voracità dei ratti. Il cachot è l’anticamera della morte.”

Così sarà per Lucheni che, con il nuovo direttore, vi andrà ripetutamente.

(7-continua)

Immagini:

1-La prigione dell”Eveché;La prigione dell''Eveché

2-La cella di Lucheni.La cella di Lucheni

 3-Documento informativo (si annota addirittura la misura dell’orecchio, la lunghezza del dito ecc)Documento informativo Lucheni

 

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