“Luigi Lucheni – L’UCCISORE DI SISSI (4° parte)” di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR)

Print Friendly, PDF & Email

La bozza del libroDi seguito il testo di Giacomo Bernardi (appassionato della storia e delle tradizioni di Borgo Val di Taro, Parma), riguardante un triste episodio accaduto il 10 settembre 1898, l’assassinio della Principessa Sissi (Elisabetta Imperatrice d’Austria e regina d’Ungheria).

Guarda il post Luigi Luccheni, originario della Valtaro, uccise l’Imperatrice d’Austria Elisabetta di Wittelsbach (“Principessa Sissi”) – Ginevra 10 settembre 1898

Data la lunghezza del testo è stato diviso in puntate.

Guarda i post

 “Luigi Lucheni – L’UCCISORE DI SISSI (1° parte)” di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR) 

“Luigi Lucheni – L’UCCISORE DI SISSI (2° parte)” di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR)

“Luigi Lucheni – L’UCCISORE DI SISSI (3° parte)” di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR)

“Luigi Lucheni – L’UCCISORE DI SISSI (4° parte)” di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR)

“Luigi Lucheni – L’UCCISORE DI SISSI (5° parte)” di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR)

“Luigi Lucheni – L’UCCISORE DI SISSI (6° parte)” di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR) 

“Luigi Lucheni – L’UCCISORE DI SISSI (7° parte)” di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR) 

“Luigi Lucheni – L’UCCISORE DI SISSI (8° parte)” di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR) 

“Luigi Lucheni – L’UCCISORE DI SISSI (9° parte)” di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR) 

“Luigi Lucheni – L’UCCISORE DI SISSI (CONCLUSIONI)” di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR)

di Giacomo Bernardi

L’UCCISORE DI SISSI – 4

Si ferma nella nostra zona e trova lavoro alla costruzione della ferrovia Parma-Spezia.

Lucheni deve aver scoperto qualcosa in merito alla sua nascita.

Infatti nelle sue memorie scriverà di essere passato a Borgotaro e da qui ad Albareto (Parma).

Scrive che Albareto (Parma) è un piccolo paese di circa 300 abitanti, abitato da semplici contadini, quasi tutti illetterati, che vivono per la maggior parte dell’anno di castagne e ignorano quel che esiste al di là dei monti che li circondano.

Racconta pure di essersi portato alla casa della madre e, rivolgendosi al padre sconosciuto, usa verso di lui parole pesanti.

Lo chiama vigliacco, lo maledice per aver abbandonato una ragazza al suo destino senza aiutarla.

Abbandona, poi, il lavoro e parte per Genova.

Da lì, non sappiamo con quali mezzi, va in Svizzera.

Prima a Bellinzona, poi a Lucerna e a Zurigo, dove trova sempre qualche lavoretto.

Nel suo diario scriverà “a me piace vedere cose nuove”.

Se aveva soldi si muoveva in treno, altrimenti a piedi.

Trovandosi a Zurigo scrive: Avevo in tasca 25 fr., mi chiesi dove potrei andare? Comperai un biglietto e andai a Vienna in treno. Rimasi con 5 centesimi in tasca”.

Da Vienna andò a Budaest a piedi impiegandovi 45 gg.

***

Non sappiamo quale possa essere stata la molla che lo spinge, all’improvviso, al desiderio di arruolarsi nell’esercito.

Forse aveva saputo della guerra in Africa, in cui l’Italia era fortemente impegnata?

Qualcuno, forse, gli aveva rinfacciato che mentre i suoi compatrioti morivano per la Patria, lui bighellonava per l’Europa?

Comunque sia nel gennaio del 1894, scrive al Sindaco di Varano e gli chiede di avvisarlo quando la sua classe, quella del 1873, verrà chiamata alla visita di leva.

Gli viene risposto che lui è già stato dichiarato renitente e se non rientrerà entro marzo verrà processato.

Parte per l’Italia.

Tralascio di narrare le varie difficoltà che incontra, verrà anche imprigionato a Fiume (per mancanza di documenti), poi a Venezia e arriverà a Parma in manette, dove comunque viene assegnato al 13° Rgt Cavalleria Monferrato di stanza a Napoli.

Qui trova, come caporale, un certo Costantino Ravella di Pieve di Campi che, qualche decina d’anni dopo, verrà intervistato da Camillo Delmaestro.

E racconterà alcuni episodi che riguardano Lucheni militare che devo però tralasciare, per motivi di tempo.

***

Luigi Lucheni in divisa militareEcco Lucheni in divisa militare.

Trascorse tre anni e mezzo nell’esercito: un anno a Caserta, due a Napoli e sei mesi in Africa, a Massaua.

Il suo comportamento fu tale da meritarsi una medaglia e alla fine del servizio venne assunto come domestico dal suo Comandante il Principe d’Aragona.

Dopo un anno, a causa di un mancato permesso non concessogli dal Principe, sentitosi punto nell’orgoglio e nella dignità, abbandona il lavoro.

Fa domanda per ben tre volte di essere assunto come custode delle carceri, posto che era riservato a chi era come lui tornato dalla guerra, ma nemmeno riceve risposta.

Subito dopo chiede al Principe di essere riassunto.

Subì allora la frustrazione di un rifiuto e da quel momento, secondo il suo amico Ravella, nella sua mente si insinua il tarlo che lo portò a frequentare gli ambienti anarchici.

Ravella racconterà che Lucheni si lamentava spesso verso l’talia “che trattava così chi aveva combattuto per lei”.

Il 1 aprile 1898, siamo ormai nell’anno fatidico dell’assassinio, si imbarca su di un vapore e raggiunge Genova.

Da qui comincia, come al solito, i suoi giri: Mentone, poi Ventimiglia. Non avendo più soldi, si reca a Torino a piedi.

Da Torino, Luigi raggiunse la Svizzera sempre a piedi.

Si ferma al Gran San Bernardo. È là che, per la prima volta, sotto a un cartello scrive : «Viva l’Anarchia»; e come lui scriverà, se ne va “Disgustato da ciò che mi è stato fatto in Italia” .

Dal San Bernardo andò a Martigny, poi a Salvan, dove lavorò per una ventina di giorni come muratore.

Quindi si trasferì a Ginevra.

(4-continua)

Immagini:

1-Operai impegnati nei lavori di costruzione della linea ferroviaria Parma-La Spezia.Operai  linea ferroviaria Parma-La Spezia

2-Luigi Lucheni in divisa militare.Luigi Lucheni in divisa militare

3- La bozza del libro, rimasta tale.La bozza del libro

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.