“Luigi Lucheni – L’UCCISORE DI SISSI (3° parte)” di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR)

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copertina del libro di memorie di Luigi LucheniDi seguito il testo di Giacomo Bernardi (appassionato della storia e delle tradizioni di Borgo Val di Taro, Parma), riguardante un triste episodio accaduto il 10 settembre 1898, l’assassinio della Principessa Sissi (Elisabetta Imperatrice d’Austria e regina d’Ungheria).

Guarda il post Luigi Luccheni, originario della Valtaro, uccise l’Imperatrice d’Austria Elisabetta di Wittelsbach (“Principessa Sissi”) – Ginevra 10 settembre 1898

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 “Luigi Lucheni – L’UCCISORE DI SISSI (1° parte)” di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR) 

“Luigi Lucheni – L’UCCISORE DI SISSI (2° parte)” di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR)

“Luigi Lucheni – L’UCCISORE DI SISSI (3° parte)” di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR)

“Luigi Lucheni – L’UCCISORE DI SISSI (4° parte)” di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR)

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“Luigi Lucheni – L’UCCISORE DI SISSI (8° parte)” di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR) 

“Luigi Lucheni – L’UCCISORE DI SISSI (9° parte)” di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR) 

“Luigi Lucheni – L’UCCISORE DI SISSI (CONCLUSIONI)” di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR)

di Giacomo Bernardi

L’UCCISORE DI SISSI – 3

Nell’orfanatrofio rimane poco perchè nella primavera dell’anno seguente (1883) viene consegnato ad una nuova famiglia: i Nicasi di Varano Melegari.
Luigi ha 10 anni e non poteva capitargli di peggio.

I Nicasi, che lui continuerà a chiamare mamma e papà, erano la famiglia più povera del villaggio.

La loro abitazione, come scriverà nel suo diario, consiste in una sola stanza che fa da cucina, sala e camera da letto.

Luce e aria vengono da un’unica finestra che al posto dei vetri è chiusa con della carta oleosa.

Di notte vi trovano riparo anche tre galline, assise su di un trave.

Il mangiare è costituito spesso di sole castagne, il più delle volte, per lui, secche, ammollite in acqua.

I Nicasi non esercitano nessun mestiere, hanno prelevato il ragazzo dall’Orfanatrofio per intascare il contributo e sfruttarlo per loro interesse.

Nelle sue memorie il Lucheni ricorderà di non aver mai visto, in quella casa, cuocere il pane, ma soltanto polenta e castagne, salvo una minestra nei giorni di festa.

In questa famiglia, pieno di pidocchi, deriso dai ragazzi, subirà le più degradanti umiliazioni.

Durante le vacanze scolastiche sarà costretto ad andare per le strade a raccogliere lo sterco, la cacca degli animali.

E per ricevere una ciotola di polenta, ogni mattina dovrà esibire ai genitori la sua cesta piena di sterco che durante il giorno, secco o fumante, aveva raccolto con le mani.

Ogni mese, Nicasi vendeva ad un ricco proprietario della zona il cumulo di letame che il ragazzo era riuscito ad ammucchiare.

Viene poi prestato per un anno ad un parroco, per accudire un gregge di pecore.

Lì dorme, sempre vestito, in una stalla insieme agli animali.

Poi l’esperienza più appagante, ma che nello stesso tempo lo farà decidere a fuggire.

Per la prima volta si sentirà trattato come gli altri, infatti nella nuova famiglia, i Savi di Rubiano, mezzadri di un ricco proprietario potrà mangiare con gli altri, indossare ogni domenica una camicia pulita.

Si sentirà considerato, lodato per la serietà con la quale affronta i lavori che gli vengono assegnati.

Il pensiero di dover tornare, al termine della stagione, nella casa dei Nicasi, gli metterà in testa l’idea della fuga.

Nelle sue memorie scrive che, quando gli capitò di andare a Fornovo, aveva visto la grande strada che risale il Taro e dei cartelli lungo la strada che indicavano la direzione Genova.

Sa che lungo quella strada s’incamminano spesso gruppi di persone che, condotti da agenti d’emigrazione, vengono guidati fino al porto ligure da dove s’imbarcheranno per le Americhe.

Così un bel giorno, è il marzo 1887 e Lucheni ha 14 anni, abbandona tutto e tutti e s’incammina per quella strada.

(3-continua)

Immagine: copertina del libro di memorie di Luigi Luchenicopertina del libro di memorie di Luigi Lucheni

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