“Principe, cardinali e dame (1° parte Palazzo Boveri)” di Giacomo Bernardi – Borgo Val di Taro (Parma)

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Principe, cardinali e dameDi seguito il testo di Giacomo Bernardi (appassionato della storia e delle tradizioni di Borgo Valdi Taro, Parma), riguardante Palazzo Boveri, testo intitolato “Principe, cardinali e dame”.

Guarda i post “Ottavio: la tragedia (2° parte Palazzo Boveri)” di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR)

di Giacomo Bernardi

 

 

“Principe, cardinali e dame (1° parte Palazzo Boveri)”

Principe, cardinali e dameQuando, in qualche occasione, mi capita di dover parlare a qualche gruppo di persone del Palazzo Boveri, mi sovviene una storia che a loro non racconto perchè troppo lunga.

Ma il mio pensiero corre, spesso, a quel lontano 1614, quando al Borgo passò e si fermò l’allora giovanissimo Ottavio Farnese, appena sedicenne.

In realtà questo giovane, destinato a succedere al padre Ranuccio I, duca di Parma, non era, almeno inizialmente, un figlio legittimo del Duca.

Lo aveva avuto da una nobildonna: certa Briseide Ceretoli e viveva a Borgonovo Valtidone.

Il Duca Ranuccio I aveva sposato la tredicenne Margherita Aldobrandini, nipote del papa Clemente VIII, che pareva non essere in grado di dare un figlio al Duca.

Nel 1605, il Duca aveva 36 anni (un’età considerata matura a quei tempi) e la moglie venti, ma colto dall’incubo di morire senza lasciare un successore, confortato dai numerosi moralisti interpellati e con il beneplacito del fratello Cardinale Odoardo, cui spettava il diritto di successione, pensò di trovare l’erede in qualche figlio avuto fuori del matrimonio.

E la sua scelta cadde su Ottavio, il sedicenne che nel 1614 pernottò al Borgo.

Cosa ci faceva?

Era di passaggio per andare a Sestri Levante incontro a due famosi personaggi: i cardinali Odoardo Farnese e Conti.

Quest’ultimo “mirava a diventar Papa”.

Con loro sarebbe poi tornato a Parma.

Era il novembre del 1614, e noi possiamo raccontare in modo preciso quanto accadde, perchè il conte Anguissola, Governatore di Borgotaro, tenne costantemente informato il Duca intorno a questo viaggio.

Il primo a giungere, proveniente da Parma, fu il principe Ottavio, ed era diretto, come abbiamo detto a Sestri.

Il conte Anguissola, Governatore del Borgo, in una lettera al duca Ranuccio I così commenta l’arrivo e la sosta del principe: “Serenissimo Signore, il signor Don Ottavio non potè arrivare alla sera al Borgo per maltempo e pessime strade onde vostra altezza avrà veduto che era vero ciò che dissi.

Alla mattina lo incontrai ad Hostia con 15 cavalli e vi erano 60 archibugieri da puntello, quali fecero un poco di salva sopra la collina…Quando fummo appresso al Borgo, vi erano 60 di quelli della Terra che fecero delle salva e il castello fece un poco di salva anco lui, ma non tirò il pezo groso ed altri quattro, per farla maggiore per il Signor Cardinale Illustrissimo.

Quando il principe entrò credami Vostra Altezza Serenissima che tutto il popolo gridava: Viva Casa Farnese…”

Poichè era impossibile, data l’ora, andare a Varese si fermarono e “si fece bellissima festa nella quale il signor Don Ottavio diede tanto gusto che niente più….”

Il signor Don Ottavio fece da bravo e diede soddisfacione grandissima a tutte le dame, così alle belle come alle meno belle, ma più alle belle e alla dama di Gilberto in particolare (secondo il Rameri si trattava di donna Olimpia Cassio, gentilissima e bellissima sposa di Gerberto Sanvitale).

Quella è roba buona.

Si fecero due corsette con fare saltare le donne e il signor Don Ottavio anco faceva capriolle galanti e faceva bene saltare le sue. Durò la festa sette ore….”

In una seconda lettera il Governatore Anguissola così scriveva al duca Ranuccio I, in merito al passaggio dei tre di ritorno da Sestri:

“…le dirò dunque principalmente che la terra ha dato tutti i segni e dimostrazione di pronta volontà e devocione… facendosi archi di trionfo… le tavole furono assai lautamente fornite.

Le strade furono così bene accomodate che non fu bisogno di smontare in alcun luogo passando da per tutto le lettighe…

Vicino poi alla Porta Farnese vi si trovò il Consiglio in quale fece il debito complimento di congratulazione

Poi, subito, il castello tornò di nuovo a fare altra salva….

Poi tutti dui gli Illustrissimi Signori Cardinali vollero venire a casa a piedi il che fu con molto applauso del popolo che ne dava segno col solito suo gridare d’allegrezza, trovandosi tutte le finestre ben guardate da bellissime dame camminando sempre avanti li pifferi che suonavano allegramente.

…A due ore fu apparecchiato un gran festone del quale le signorie illustrissime si meravigliarono.

Io diedi una dama bella all’Ill.mo Signor Cardinale Padrone et una bella anco lei al Signor Cardinale Conti ma le recusò per essere uno di quelli che sperano al Vicariato di San Pietro; ma la concesse al signor Don Ottavio Farnese…

Fatta la pavana sua Ecc. Illustrissima diede la sua dama al signor Don Ottavio acciò la facesse ballare come fece; ne mai, Serenissimo Signore, li levò gli occhi di sopra.

S.S. Illustrissima andò poi a riposarsi e dopo fatti doi balli si licenziò la festa….

Dico a Vostra Altezza Serenissima (e non sono adulatore ma vero e fedele servitore) che Sua Sig.

Illustrissima ha dato una miracolosa soddisfacione a questa gente; salvo che hanno sentito disgusto non si sia fermato almeno un giorno intero come lo pregò il Consiglio…

La Terra ha presentato 24 castrati e 12 formaggi all’Ill.mo Sig. Cardinale et al Don Ottavio 12 castrati e sei pezzi di formaggio…”

Quel giorno, il giovane Ottavio, non poteva immaginare che per lui sarebbero arrivati tempi tristi. E che da lì a qualche giorno il suo ruolo di Principe ereditario sarebbe terminato.

La Duchessa, inaspettatamente, aveva partorito, e lui, in mancanza di fatti imprevedibili, tornava ad essere considerato alla stregua di un comune “figlio del peccato”.

1 (continua “Ottavio: la tragedia (2° parte Palazzo Boveri)” di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR)).

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