“Sant’Antognu Abat’ (Sant’Antonio Abate – 17 gennaio), o d’l’ bestie o dal porcu” di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR)

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S. Antonio Abate Sant'Antognu Abat'Di seguito il testo di Giacomo Bernardi (appassionato della storia e delle tradizioni di Borgo Valdi Taro, Parma), riguardante la ricorrenza di Sant’Antonio Abate (17 gennaio), testo intitolato “Sant’Antognu Abat’, o d’l’ bestie o dal porcu”.

Guarda il post “Sant’Antonio (19 gennaio) – I maiali per il Borgo” di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR)

di Giacomo Bernardi

 

“Sant’Antognu Abat’ (Sant’Antonio Abate – 17 gennaio), o d’l’ bestie o dal porcu”

Il 17 gennaio, il lunario ricorda Sant’Antonio Abate, da noi d’l’ bestie o dal porcu.

In molti luoghi della valle, si effettua ancora l’antico rito della benedizione degli animali (guarda il post Sant’Antonio Abate a Porcigatone di Borgo Val di Taro (Parma) – 17 gennaio 2016 – Benedizione degli animali).

Un tempo, nemmeno tanto lontano, quando gli animali (buoi, cavalli e muli in particolare) erano insostituibili per trasportare merce di qualunque tipo, su qualunque percorso, la festa aveva ben altra importanza.

Gli animali venivano esentati dal lavoro, veniva loro somministrato un menù più nobile e sostanzioso del solito.

Venivano inghirlandati con fiocchi multicolori e condotti alla tradizionale benedizione che avveniva in tutte le parrocchie.

Nelle stalle, non mancava mai un quadretto del Santo che, per quanto possibile, doveva salvaguardare gli animali dalle malattie.

I mulattieri, in particolare, festeggiavano la ricorrenza.

Si sa che da noi, fino all’inizio del ‘900, la viabilità ordinaria (quella delle strade carrozzabili) era quasi del tutto assente.

Ci si muoveva lungo le strade mulattiere, così il ruolo dei muli e dei mulattieri era fondamentale.

I trasporti di legname, carbone, grano, farina, vino, castagne e di quant’altro potesse servire al vivere quotidiano, avveniva soltanto per mezzo di muli.

Il mestiere di mulattiere dava lavoro a molte persone.

A Borgotaro, intere famiglie: Aragosti, Ferrari, Delnevo, per citarne alcune, dovevano il loro benessere a questa professione.

Qualche anno fa, la Betta Aragosti mi diceva che la gallina migliore in famiglia veniva servita non per Natale, ma per Sant’Antonio.

E fino agli anni cinquanta del ‘900, nella ricorrenza, faceva dire una Messa in San Domenico in ricordo dei suoi muli, continuando una tradizione familiare.

Nella ricorrenza, si era soliti (e molti ancor’oggi lo fanno) seminare l’insalata.

Anche in presenza di neve i semi venivano gettati, sempre che sotto vi fosse il terreno già zappato.

L’insalata di Sant’Antonio durava (e dura) a lungo perchè non fa semi (in dialetto si dice: a n’ fa miga al mas-ciu).

A Borgotaro, un tempo, al termine della benedizione degli equini, si svolgeva una folcloristica e attesa cavalcata attraverso tutta la via Principale.

S. Antonio Abate Sant'Antognu Abat'

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