13 gennaio: “La Pusèina” di Giacomo Bernardi – Borgo Val di Taro (PR)

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la Pusèina in preparazioneDi seguito il testo di Giacomo Bernardi (appassionato della storia e delle tradizioni di Borgo Valdi Taro, Parma), riguardante la “ricorrenza” e i “festeggiamenti” del 13 gennaio, “u trezèindì” (ad Albareto), o “u tredezèin” (a Tornolo), o “Pusèina” (a Borgotaro).

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La Pusèina

Pusèina = Serata nel corso della quale i borghigiani erano soliti recarsi in casa d’altri a mangiare le frittelle di mele.

Quale il significato del nome?

Perché il 13 gennaio?

Chiamatela “u trezèindì” come ad Albareto, o “u tredezèin”, come a Tornolo, o se volete “Pusèina” come al Borgo, ma sempre il 13 gennaio si festeggiava

Comincio col dire che nella mia famiglia, quand’ero bambino, non c’era traccia di questa ricorrenza.

Abitavo, però, di fronte alla Linda, mamma di Don Mario Bozzia e di Antonio, e lei sempre, il 13 gennaio, chiamava i ragazzi “d’la cuntrà” per offrirci squisite frittelle di mele.

Soltanto anni dopo ho scoperto che quella ricorrenza aveva un nome: “Pusèina”.

Perché quel nome?

Poiché la frittelle venivano servite dopocena, in dialetto “dopusèina”, è facile che pusèina possa essere l’abbreviazione di dopusèina (dopocena).

*

Tempo fa ho ascoltato qualche amico “burg’zan dal sasu”, ed è uscita qualche inaspettata sorpresa.

Luigi C., mi dice: – Mio padre credeva nella presenza del “folletto” e allora qualche giorno prima si rivolgeva a mia madre, ricordandole di prepararsi per la serata del 13 gennaio.

Luigi mi conferma che venivano preparate le frittelle di mela, che suo padre chiamava “padl’ttu” ed era solito ripetere: – Al padl’ttu u manda via al ful’ttu”.

Ho incontrato nel viale due coppie “buone”.

Delusione…non sanno cosa sia la pusèina.

Vedo in lontananza un’altra coppia “buona” …idem. Ma allora….?

In piazza incontro Dario D., genitori, nonni e bisnonni hanno sempre avuto un’osteria o una trattoria, e lui stesso è uno che ha ricordi (non è da tutti).

Altroché se ricorda! Sua nonna Mariöla, guai se non preparava le frittelle quella sera.

Si, quella sera era detta “pusèina”, ma anche” tr’zèindì”.

Anche Renato D. ricorda la serata delle frittelle, non il nome “pusèina”.

Aggiunge che non si cenava perchè più tardi ci sarebbero state le frittelle.

Incontro Mauro C.: ricorda nome (pusèina) e frittelle.

Aggiunge che quella sera in casa sua si mangiavano “l’ r’m’naje” o “r’m’nsaje” (ma potrei sbagliare sul nome, non avevo preso appunti), gli avanzi delle feste.

Negli ultimi anni, quando la salute la reggeva, la mamma di Mario R., da poco scomparsa, originaria di Tornolo, ci chiamava ad assaggiare le sue frittelle.

Per lei la ricorrenza aveva un nome: u tredezèin”.

Ad Albareto si rispetta la ricorrenza, sotto il nome “u trèzendì – il tredicesimo dì”.

Con la differenza che là si fanno le frittelle con la farina di castagne: i padl’tti. Ma anche i frisö.

Resta il perché del 13.

Preferisco, per ora, fermarmi qui.

Ma se cercherete notizie presso qualche anziano (in famiglia o fuori) e le pubblicherete, mi farete un grosso favore.

Foto: la “Pusèina”, vista da Mariola Pusèina, vista da Mario Previ

e la “Pusèina” (in preparazione) in casa mia….un tempo.la Pusèina in preparazione 

Traduzione in dialetto borgotarese

La Pusèina
Pusèina = Serata (13 gennaio) nel corso della quale i borghigiani erano soliti recarsi in casa d’altri a mangiare le frittelle di mele.
Pudré es’ una vu$a d’un “Vucabulariu burg’zan”.
P’rchè cul num’, p’rchè al 13 d’ $’nar’?

Int’ la me famija, quand’ s’era fiö, n’ sin parlava. Stavu p’rò d’ front’ ala Linda, la mar’ d’ Don Mario Bozzia e d’ Antonio (mortu da pocu puvrèin) e le seimpr, il 13 gennaio, chiamava i ragazzi “d’la cuntrà” per offrirci squisite frittelle di mele.
Soltantu ani dopu ho scupertu ch’ cula ricorrenza aveva un nome: “pusèina”. P’rché cul num? Poiché la frittelle venivano servite dopocena, in dialettu “dopusèina”, è facile che pusèina posa es’ l’abbreviazione di dopusèina.

Teimpo fa ho s’ntì qualch’amigu “burg’zan dal sasu”, ed è uscita qualche sorpresa.
Il dott. Luigi C., veterinario, u m’ di$a:: – Me par’ credeva nella presenza del “folletto” e alura qualch’ dì prima u di$èiva a me mar’ d’ preparas’ p’r la sèira dal 13 $’nar’. Luigi mi conferma che venivano preparate le frittelle di mela, che suo padre chiamava “padl’ttu” ed era solito ripetere: – Al padl’ttu u manda via al ful’ttu”.
In piasa incontru Dario D. genitori, nonni e bisnonni hanno sempre avuto un’osteria o una trattoria, e lui stesso è uno che ha ricordi (non è da tutti).
Atruché su s’ ricorda! So nona Mariöla, guai se non preparava le frittelle quella sera. Si, cula sèira l’era dita “pusèina”, ma anca ” tr’zèindì”. Anca Renato D. u ricorda la serata delle frittelle, non il nome “pusèina”. Aggiunge che non si cenava perchè più tardi ci sarebbero state le frittelle.
Incontru Mauro Carlota: u ricorda num’ (pusèina) e fritel’. Aggiunge che quella sera in casa sua si mangiavan oanche “l’ r’m’naje” o “r’m’nsaje” (ma potrei sbagliare sul nome, non avevo preso appunti), j’avansi d’l’ fest’.
Negli ultimi anni, quando la salute la reggeva, la mamma di Mario Reboli, da poco scomparsa, originaria di Tornolo, ci chiamava ad assaggiare le sue frittelle. Per lei la ricorrenza aveva un nome: u tredezèin”. Ad Albareto si rispetta la ricorrenza, sotto il nome “u trèzendì – il tredicesimo dì”. Con la differenza che là si fanno le frittelle con la farina di castagne: i padl’tti. Ma anche i frisö.
Resta al p’rchè dal 13. Pr’adesu m’ fermu.
Ma s’ cercherete notizie presso qualche anziano (in famiglia o fuori) e le pubblicherete, m’farì un gran pia$èi. Per la prossima “pusèina”, presso l’AVIS, si festeggerà la ricorrenza e Valentino (Presidente Avis) u vurè ch’ mi parlas’ d’ custa tradision.

Int’l’ immagini: la me pusèina dal 2012 e cula asè bèla d’ Mario Previ.

 

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